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Data: 30/06/2003 - Anno: 9 - Numero: 2 - Pagina: 22 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

LICEO SCIENTIFICO “ANTONIO GUARASCI”

Letture: 948               AUTORE: Vincenzo Squillacioti (Altri articoli dell'autore)        

Liceo scientifico di Badolato, ho detto più volte che si sarebbe dovuto chiamare il nostro Istituto.” Così lo scorso 10 giugno il sempre giovane preside Gerardo Pagano, in uno dei nostri non proprio sporadici contatti, anche al di fuori dell’ambito scolastico. Perché il Liceo scientifico di Soverato, nei suoi trentatré anni di vita (di cui i primi due, 1970-71 e 1971-72 quale sezione staccata di Chiaravalle), ha accolto, e maturato, e formato tanti giovani badolatesi quanti di nessun altro paese del Comprensorio. A noi sarebbe piaciuto dare i numeri anche in quest’occasione, riportare, cioè, il numero di tutti i Badolatesi maturatisi presso quest’Istituto, ed anche il rapporto tra tale numero ed il totale generale. Ma non ci è stato possibile, e non per negligenza nostra. Ci dobbiamo accontentare, pertanto di numeri parziali: negli ultimi otto anni, dal 1995 al 2002, hanno conseguito la maturità scientifica a Soverato ben 69 nostri studenti, che rappresentano il 23,87 % di tutti i diplomati badolatesi in tale periodo. Quasi un quarto, quindi, della nostra popolazione riconosciuta “scientificamente matura” in quegli otto anni.. Noi non pretendiamo di scrivere del Liceo Scientifico di Soverato, ché non è compito nostro, né nostra intenzione. Ma non possiamo far passare in silenzio l’importante manifestazione di cui è stato protagonista questo nostro Liceo il 6 giugno c.a. al Supercinema di Soverato. Non c’era molta gente, in verità, anche perché si è trattato di un’Assemblea generale riservata a studenti, docenti e genitori. Chi scrive era presente perché sportivamente e piacevolmente “precettato” dal preside, professo Gerardo Pagano. In quella data è stata per così dire ufficializzata l’intitolazione del Liceo a calabrese Antonio Guarasci, uomo di scuola, di cultura e di politica che la stragrande maggioranza della gente di Calabria non conosce. Questa non confortante riflessione, che è nostra, è nata spontanea mentre ascoltavamo le parole dell’avvocato Rosario Chiriano chiamato dal preside ad indicare ai presenti, ai giovani soprattutto, “il messaggio di Guarasci”. Un uomo che noi non abbiamo conosciuto di persona,, ma della cui statura morale, professionale e politica avevamo idea fin da quando fu eletto presidente del governo della Regione Calabria. Quando i presidenti non s’appellavano ancora governatori. Quando la Scuola e la Politica per tanta brava gente era un alto servizio da rendere alla collettività. Perciò siamo stati lieti di apprendere che, su decisa proposta di Gerardo Pagano, il nostro Liceo scientifico è stato intitolato all’uomo che con capacità e passione ha guidato per primo questa nostra emarginata regione. Ancor più lieti siamo stati quando sul palco si sono avvicendati tanti giovani studenti per presentare alcuni loro progetti realizzati a scuola nel corso dell’anno scolastico. Noi, in verità siamo molto critici nei confronti di alcune caratterizzazioni della scuola d’oggi, e particolarmente di alcuni aspetti riguardanti l’attuale proliferazione di progetti scolastici. Ciò non toglie che ci abbia fatto veramente piacere sentir parlare e leggere quel giorno del progetto che ha per titolo “Aspetti della seconda guerra mondiale – Lettere e testimonianze di calabresi”. Un progetto realizzato quest’anno scolastico dagli studenti della classe V B, tra cui il nostro giovine Vincenzo Larocca. Avevamo avuto precedentemente in omaggio il predetto libro, che abbiamo letto con interesse e con piacere, anche perché in linea con quanto abbiamo sempre detto, scritto e realizzato, prima nella Scuola, quando non si parlava ancora di progetti e di incentivazioni, e poi nell’Associazione che stampa anche questo periodico. Abbiamo letto decine e decine di lettere dal fronte e indirizzate al fronte; lettere vere e bagnate dal pianto di giovani soldati, spose, mamme di Isca e di Montepaone. Abbiamo letto numerose testimonianze di tanta nostra gente, di Guardavalle, di Petrizzi, di Badolato… Ci hanno colpito, in particolare, alcune espressioni sul collaborazionismo riportate nell’intervista rilasciata dal nostro Raffaele Gallelli (classe 1911) allo studente Vincenzo Larocca. Abituati come siamo a restare sulla breccia sino alla fine, anche per rispetto a chi ci invita, abbiamo assistito, quel 6 giugno, anche al saluto che la scuola ha rivolto al suo preside, Gerardo Pagano, che andrà in pensione il 1° settembre di quest’anno. Per raggiunti limiti non d’età, ma di servizio. E anche per libera scelta, abbiamo saputo. Al momento di prendere la parola, per chiudere, con la manifestazione, la sua vita scolastica, o comunque il contatto con i suoi alunni, ha indicato con orgoglio alcuni studenti del suo Istituto, oggi professori universitari. E si è commosso, sino al singhiozzo, il nostro giovine preside che nei giovani ha sempre creduto, accordando loro piena fiducia. Ci è piaciuto quando ha parlato, con profonda convinzione, della Scuola quale esperienza centrale per la formazione dell’uomo. Ma ci è piaciuto ancor di più quando, concludendo il suo dire, ha fatto riferimento alla sua lunga vita di docente prima e di preside (dal 1972) e ha citato una bella frase del Talmud: “Non sta a te terminare l’opera, ma non puoi esimerti dall’impegno.” A quel punto abbiamo avvertito un nodo alla gola anche noi. Prima di andare in stampa riceviamo un fax: abbiamo pertanto il piacere di proporre ai nostri lettori il ricordo di Gerry, così come è nato spontaneo da una ragazza di Badolato che pochi anni fa si è maturata presso il Liceo Scientifico di Soverato. IL PERSONAGGIO Quante persone ci capita di incontrare nella vita! Alcune passano inosservate, magari solo apparentemente, altre lasciano dei segni indelebili nella nostra memoria, anche come emblemi di un periodo passato. Quando penso agli anni della mia adolescenza, uno dei ricordi più vividi è quello del preside del liceo scientifico di Soverato: Gerardo Pagano.. Un personaggio importante, un’autorità della scuola che ho frequentato, tuttavia io lo ricordo soprattutto come uomo, perché questo era il suo modo di porgersi a noi studenti. Molti lo temevano per il suo vocione, soprattutto gli ultimi arrivati, ma chi ormai aveva imparato a conoscerlo sapeva leggere il suo sorriso sornione dietro gli occhialetti abbassati sul naso. Ricordo tutti i rimproveri fatti a noi studenti, ma ricordo soprattutto le sue frasi dallo spiccato accento napoletano. Sempre di corsa, ma forse anche per farci capire che non avrebbe ascoltato i nostri capricci da bambini. Eppure, per quanto mi riguarda, è stata forse la prima persona a trattarmi come se fossi un’adulta. Conosceva le caratteristiche di ognuno dei suoi ragazzi e sapeva valorizzarle al momento giusto, così come al momento giusto sapeva raffreddare i bollenti spiriti di tanti adolescenti in fermento. Ricordo gerry (così lo chiamavamo tutti benevolmente) per la sua diplomazia e per i suoi baffetti che tanto spesso si arricciavano quando, davanti al portone della scuola, ci sollecitava ad entrare per cominciare le lezioni. Ora, incontrandolo a distanza di anni, vedo in lui un padre, un marito e un amico, ma nella mia memoria sarà sempre il preside, il nostro gerry. Antonella Squillacioti
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