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Data: 30/06/2004 - Anno: 10 - Numero: 2 - Pagina: 32 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

L’AGONIA DI UNA STRADA: SCESA MUNICIPIO.

Letture: 1112               AUTORE: Antonio Gesualdo (Altri articoli dell'autore)        

(Il testo che segue non ha bisogno di presentazione, anzitutto per la firma, ma anche per il contenuto e quindi per la trattazione. Se premettiamo poche righe è soltanto per ringraziare, anche da queste colonne, l’amico storico Antonio Gesualdo che dopo lungo tempo ha accettato di scrivere per noi. Ed anche per dichiarare, da parte nostra, che riteniamo tanto utile e interessante il suo scritto da decidere che è bene occupi il posto dell’avvenimento storico che, quindi, questa volta non apparirà. Difatti, di storia si tratta con taglio e stile che conosciamo e che apprezziamo. Riuscendo efficacemente nell’intento di “offrire una metodologia a chi abbia interesse ad eseguire ricerche di carattere toponomastico e topografico sopra la nomenclatura urbana antica di Badolato”.) L’AGONIA DI UNA STRADA: SCESA MUNICIPIO. Accade assai spesso che ai problemi topografico-urbanistici il toponomasta può apportare qualche chiarimento valido per lo storico. è veramente augurabile una indagine toponomastica sistematica di Badolato, che richiederà una mole di spogli e di controlli ampia, da condensare in una trattazione monografica di livello scientifico. Senza dubbio, potrebbe esserne buona e profittevole guida la metodologia prediletta, non già sparsamente e come per accidente, da P. Rolla, nel suo Saggio di toponomastica abruzzese (Casale Monferrato, 1907), e da D. Olivieri, in Toponomastica veneta, Venezia - Roma 1961, in cui è fornita, pienamente e consapevolmente, una esemplificazione dei paleonimi, delle varianti toponimiche e delle angionimie, suddivisi in categorie nozionali abbastanza elastiche. Mi restringo a notare che in alcune carte dei Notai Don Domenico Peroscia (1674-1718), Don Antonio Pugliese (1708-1723), Don Domenico Antonio Marulli (1738-1751), i cui rogiti contengono termini specifici di nomenclatura urbana badolatese e arcaismi lessicali, ho letto che nel luogo chiamato alla fine dell’Ottocento Scesa Municipio, Parrocchia del Santissimo Salvatore, sorgevano le abitazioni del nobile vivente Don Andrea Cosenza, marito di Teresa Giannino, di Andrea Lucifaro, che impalmò Caterina Piroso, e di Antonio Ermocida, accasatosi con Caterina Loyero, proprietario, nel 1741, dei poderi Cuzzànna, Tropèano, Crìsima, Vallìna. Quelle case, costruite in muratura, usavano elementi architettonici antichi, ma la separazione interna, o tra i coabitanti, era in tavolati: esse si inserivano in un tessuto urbano esistente, definito da secoli, articolato in funzione e in relazione alla struttura sociale borghigiana. La Scesa Municipio, denominata dipòi “Via Guglielmo Marconi”, con delibera del 5 febbraio del 1939, del Commissario Prefettizio, Cavaliere Ippolito Vercillo, immèmore del fatto che col mutamento del nome di vie vengono ad essere totalmente obliterate le tracce antropiche antiche di Badolato, ha una tessitura poco regolare e una tipologia a gradinature in pendìo, ed è una testimonianza seriore che ritengo efficace, per una ricreazione del passato, anche mercé l’esame della dinamica del tessuto topografico del plurisecolare borgo, e delle sue singole emergenze. Non è dato astenersi dall’accennare che, limito il gran Palazzo Caporeale, posseduto, nel 1741, da Donna Giulia Grillo, vedova del Dottore Don Alessio Caporeale, zia del Dottore Don Domenico Caporeale e del Sacerdote Don Francesco Caporeale, lunga e ripida discende dalla parte più alta della piazza Santissimo Salvatore, una scalinata in quindici larghi gradini la quale, sino al 1957 (vedi “Il Giornale d’Italia”, anno 58, n° 199, venerdì 22 agosto 1958, pagina 7), era a paramento di pietre locali di piccola e media pezzatura, disposte in composizione irregolare. Nella Scesa o via Municipio, le cui case, donde si gode una ampia veduta sui colli e sul mare, appartenevano ai Baroni Paparo, avendole Don Domenico Paparo (1759-17 gennaio 1813), Barone di Sant’Attanasio e Sindaco dei Nobili di Badolato 1789-1790, avute in dote dalla moglie Donna Teresa Caporeale, la vita dei popolani prendeva espressione intensa e caratteristica: un rimescolìo di gente, donne ferme e intente a lavorar la calza, qualche testa femminile dalle nere trecce e dai neri occhi, un miscuglio di voci, un gridìo confuso di fanciulli. E la porta d’un magazzino originaria in castagno tra due finestre delimitate con riquadratura in granito e aventi grate in ferro battuto prospicienti alla scalinata; la bottega del falegname Garibaldi Bressi con porta primitiva (luce, cm 237x105) in castagno curcio e gradino in due conci d’arenaria, e il mattatoio comunale con porta originaria (cm 210x108) in castagno sovrastata da un finestrone, entrambi sottostanti il Palazzo Caporeale; la casetta a due vani sovrapposti, distrutta dall’alluvione del 14-18 ottobre del 1951, di Giovanni Repice (+ 1983), amministratore dei Baroni Gallelli, gestore della Cooperativa “Stella Rossa”, genitore dell’arguto Leopoldo; la modesta abitazione, a due piani che conservano gli originali elementi costruttivi in muratura eseguita a scaglia scoperta, del bravo falegname Andrea Procopio (2 settembre 1923 - 10 maggio 1968) detto “Ndria ’e Scano”, ammogliatosi il 19 dicembre 1953 con Rosina Samà, discepolo del valente mastro Vincenzo Schiavone, con porta primitiva in castagno (cm 202x102), gradino in pietra, e finestrella adorna di sorbe a grappoli. Era attigua una non plebea locanda, con balcone tutto adorno di poponi, di peperoni rossi, di pomodoro, la quale aveva sopra la porta (luce, cm 205x100) in castagno, bugnata e costeggiata da una cornice colorata in cemento, questa scritta variopinta: SI MANGIA SI BEVE CON DECENZA TRATTORIA FRANCESCA FIORENZA; nell’interno, l’occhio si fermava su un ingombro, dappertutto, di tegami col soffritto untuoso e rilucente, di padelle delle fritture, di ceste ricolme di maccheroni e di sottili “vermicelli”. Segue la casa già abitata dal provetto calzolaio socialista Pasquale Corea (1873-1950), padre di Domenico (1898-1982), calzolaio, codirigente della Federazione Provinciale Comunista: qui è luogo d’accennare che la casa fu comprata nel 1987, per sedici milioni di lire (altri ottanta milioni di lire occorsero per ristrutturarla), da Jurich Schneider (+ maggio 2002) di Monaco di Baviera, il quale ne ha leso radicalmente l’integrità tipologica e la modulità costitutiva. Di faccia, si scorgono le entrate di quattro magazzini, di scarso valore stilistico, e non distante si trova una finestrella, con grata in ferro battuto (cm 80x58), del trappeto della casata borghese dei Guarna. La Scesa Municipio, che tolgo in esempio, per la sua modularità strutturale e urbanistica, si congiunge con la stradetta che l’orgoglio monarchico-patriottico dei badolatesi chiamò Via Palestro, a ricordanza dei fatti d’arme del 30-31 maggio del 1859, celebrati in un sonetto dal democratico radicale Carducci, la cui vocazione monarchica era, per dir così, immanente in tutta l’Europa contemporanea.
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