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Data: 31/03/2005 - Anno: 11 - Numero: 1 - Pagina: 17 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

Badolato paese d’artisti!

Letture: 1351               AUTORE: Andrea Naimo (Altri articoli dell'autore)        

Perché “Paese d’artisti?” Probabilmente perché mi tornano in mente i personaggi badolatesi che negli anni hanno fatto parte dello scenario musicale locale, non perché siano o sono artisti che vivono di questo mestiere, ma perché anche dilettandosi hanno dato in ogni modo un piacevole contributo alla comunità, nel senso che più d’una volta sentire una mandolinata, una serenata cantata a notte fonda, la si preferisce ad ogni altra situazione. A mo’ di memoria perché presente nel contesto che cito a partire dagli anni ’60, voglio ricordare forse il più eccentrico ed appassionante personaggio che c’è stato in Badolato, concretizzandolo nella figura di: Rosario Paparo, meglio conosciuto come “U Stortu”. Valente mandolinista e cantante molto espressivo specie nella mimica delle canzoni napoletane di cui era assiduo interprete e delle serenate nostrane, le sue esibizioni erano un divertente e gioioso momento musicale che allietava tutti i presenti. Con grande stima era acclamato per il valore spontaneo che dava di se stesso con la sua innegabile simpatia. Altri personaggi inclini alle serenate erano: Salvatore Carnuccio (Sarvatùri u Cecàtu), Pietro Campagna, (u Mammànu), Giuseppe Gallelli (u Vecchju). Occasionalmente si formava anche il duo formato da Giuseppe Fiorenza (u Notarèhr¶!u) e Pietro Andreanò (mastru Petru ’e Nina), rispettivamente suonavano mandolino e chitarra, sempre pronti ad improvvisare motivi musicali caratteristici, ed a zona semi-fissa esprimevano il loro estro musicale davanti l’attuale sede de La Radice (abitavano nelle vicinanze), come sempre attorniati da passanti ed amici tra cui l’immancabile mastru Petru u Chjacchjarùni. Oltre alle esibizioni musicali ciò che faceva divertire era la caratteristica della compagnia formata da persone che, con battute orali improvvisate, traevano da qualsiasi parola uno spunto d’innesco per un’ironica scherzosità fatta con estrema naturalezza. Johnny, (Raffaele Battaglia) polistrumentista, in passato punto di riferimento per qualsiasi tipo di serata fatta all’insegna del divertimento. Ancora oggi è presente quando si organizzano feste tradizionali, dando il suo apporto per non fare scomparire le poche attitudini popolari rimaste. Domenico Frascà, con la passione della chitarra battente. Ho avuto il piacere di sentirlo nelle sue esibizioni, a volte insieme alla consorte nelle tradizionali serenate con gli amici o semplicemente da solo, sotto il balcone della propria casa, solamente per il gusto e la passione di sentire il suono della chitarra, compagna inseparabile che aveva segnato gli anni belli della gioventù. Giuseppe Papaleo, personaggio unico per il suo dinamismo, malgrado l’handicap alla vista, riusciva a fare cose nella vita di tutti i giorni che per altri erano eccezionali. Si racconta che negli anni trenta, quando chi andava a fare le serenate notturne era inseguito dai Carabinieri (nel senso che se erano pizzicati a fare baldoria sequestravano loro gli strumenti), una sera sentendo dei rumori e sospettando che fossero in “appostamento”, per salvare la chitarra, non sapendo che una scala di un vecchio percorso era stata demolita, nella fuga è caduto da circa sei metri d’altezza e proprio come fanno i gatti che cadono sempre in piedi dimostrando la propria agilità, lui come nulla fosse è tornato a casa. Vincenzo Piperissa, che in un passato non molto remoto suonava e cantava canzoni badolatesi, interprete ed escursionista delle tradizioni musicali, molto apprezzato nel periodo estivo specie dai turisti in loco, durante le serenate. I personaggi coinvolti musicalmente sono moltissimi, mi scuso con chi non è citato. In parte qualcuno è già stato menzionato in precedenti articoli di Pasquale Rudi pubblicati da La Radice, quantunque gran parte del popolo badolatese sa strimpellare gli accordi necessari per improvvisare una serenata, penso quindi di averli inclusi nel titolo del presente articolo. Sicuramente non menziono i “Maestri” che hanno preso il diploma di conservatorio, perché non è nello spirito di questo memoriale. Seguendo il filone rammento chi ha creato un movimento musicale importante, sia pure con l’intento di divertirsi, per la forte passione o per altri motivi. Il primo complesso musicale di Badolatesi, formatosi in Svizzera intorno all’anno 1966, si chiamava The Fire Devils. Era composto da: Pasquale Cunsolo (chit. solista), Giuseppe Loiero (batteria), Totò Pultrone (basso), Beniamino Zaffino (chit. ritm.). Sempre in Svizzera in seguito nascevano anche i “The Yellowes”. Gli elementi: Cecé Cundò (chit. ritm.), Raffaele Ermocida (batteria), Pasquale Lentini (pianola), Cosimo Piroso (cantante-chitarrista), Nicola Scoppa (basso). Con il Manager Giuseppe Frascà, si sono accreditati la simpatia del pubblico, anche per il genere di musica che in quegli anni rivoluzionava tutto il sistema tradizionale mondiale. Fatto curioso è che, essendo allora nata la moda dei capelloni (molto trasgressiva) e di conseguenza anche il gruppo adottava questa particolarità, in seguito, anche dopo aver sciolto il complesso, alcuni elementi erano spesso citati e conosciuti come: “dei Capelloni” e non come dei Yellowes. Altro gruppo formatosi in concomitanza con il precedente è nato in Badolato Marina, nella “Canonica della Chiesa” e si tratta forse del più importante, sia per il genere musicale che trattava, sia per l’obiettivo che si prefiggeva di raggiungere. Inizialmente si chiamarono gli Euro 4, perché tanti erano gli elementi che lo componevano. Mi ricordo la loro prima esibizione nella canonica, paragonabile, adesso dopo circa trentasette anni, al gruppo dei “Neri per caso”. Il perché di quest’accostamento sta nel fatto che, essendo allora gli elementi del gruppo Euro 4 tutti studenti, non potendosi permettere di avere nessuno strumento a disposizione, si sono esibiti così come fanno i Neri per caso, cioè imitando il suono degli strumenti con la voce ed accompagnandosi con il movimento delle mani. Con l’impareggiabile ottimismo e la sempre frizzante vitalità di Mimmo Lanciano e con l’aiuto di Padre Silvano M. Lanaro, che li faceva provare nella canonica, si comprarono gli strumenti musicali. S’inizia così a fare della musica allora diffusissima nelle chiese cattoliche, la Messa Beat, genere che imperversava durante la funzione essenzialmente domenicale o festiva, ed era eseguita durante la messa liturgica, essendo parte integrale della stessa. Gli elementi, allora: Peppe Naimo (chit solista), Franco Serrao (batteria), Enzo Spasari (voce-basso elettr.), Vincenzo Serrao (chit. ritm.). Ebbero un gradevole successo e la massima espressione fu quando si esibirono ad Assisi e nella città di Roma. In seguito, al gruppo si aggiunsero: Pasquale Andreacchio (canto-tastiera e l’unico che leggeva bene la musica) e Nazareno Audino, dal forte timbrico vocale. Dopo che il gruppo fu ribattezzato “Euro universal” e sempre con la guida di Mimmo, s’iniziò una nuova fase musicale. Si partì dalle composizioni proprie (a centinaia) e si cercò anche di oltrepassare la metodologia corrente inventando il genere musicale Pop Islam, (coniato da Mimmo) la cui caratteristica principale era l’uso della chitarra battente che, contrariamente alla sua natura di chitarra ritmica, nel nuovo contesto fungeva da strumento solista, per il suono molto simile a quello islamico quindi, proponendolo con successo alle grandi case discografiche nazionali e non, tanto più che una delle più famose, la RCA di Roma, li convocò per un provino che ebbe esito positivo (allora nel gruppo furono inseriti anche Andrea Naimo e Mario Gallelli). Purtroppo, proprio per il fatto stesso che molti dei componenti del gruppo erano studenti, giustamente non tutti propensi a trasferirsi a Roma (come la RCA richiedeva), si lasciò quindi perdere l’importante opportunità di carriera artistica. Sulla stessa scia ormai consolidata ed avviata del cantautorato, si fece notare per il suo genere anglosassone, nonché per le composizioni che indirizzava in tal senso, il solista Pasquale Piroso (la prima volta che lo accompagnammo con il gruppo musicale “Le Quinte Colonne” in un’esibizione fatta nel 1970, al primo lido badolatese “Il Delfino” di Totò Criniti, è stato presentato come Jimmy, la tigre del deserto. In pratica fu conosciuto come Jimmy, per il suo modo di suonare la chitarra, identificandosi con il mito di “Jimmy Endrix”. Ad Andrea Naimo si deve soprattutto l’intuito della musica dialettale: fin dal 1977 ha intrapreso e poi pubblicato discograficamente le sue composizioni Folk Rock, anticipando quello che poi in linea di massima sarebbe stata la “Musica etnica”, termine ora molto diffuso nell’indicare un genere musicale che fa riferimento alle antiche tradizioni popolari (i Partenopei sono stati i primi divulgatori del termine in Italia). “I Bronzi” (1982-86) fecero parte di questo progetto, ed oltre allo stesso Naimo il gruppo musicale era formato da Mario Gallelli (Manager), Vincenzo Ferraiuolo (basso), Pepé Gallelli (chit.-voce), Francesco Riccio (batteria), Andrea Serrao (tastiere). Altri personaggi con la vena artistica e quindi propensi a scrivere canzoni sono stati Bruno Cossari e Pasquale Procopio, distinti tra loro con generi completamenti diversi. Piero Frascà, impareggiabile nel “Pianobar”. Fin dalla metà degli anni ”80 si esibisce con la sua tastiera e voce nei matrimoni e nelle feste in genere. Per sua scelta di solito rimane nell’ambito comprensoriale. Una nota di merito va riservata a “Franco Criniti”, primo precursore della vena creativa musicale di cui si conoscono le generalità. Nei primi anni sessanta ha inciso una sua canzone: “Ricordati di me”, su disco 45 giri con la Phonorosy di Milano. Certamente Badolato ha avuto ed ha tuttora bravi Artisti che si fanno valere non solo nell’ambito musicale, e sicuramente altri ne seguiranno; l’importante è -come qualcuno ha detto- “Trovarsi al posto giusto nel momento giusto ”. Purtroppo il paese non lo è mai stato. Un augurio, quindi, che prima o poi qualcuno riesca a prendere il treno giusto.
Badolato paese d’artisti! - Andrea Naimo
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