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Data: 30/09/2005 - Anno: 11 - Numero: 3 - Pagina: 15 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

SI PUò TACERE?

Letture: 1091               AUTORE: Vincenzo Squillacioti (Altri articoli dell'autore)        

Fin dalla più giovane età ho imparato a non avere familiarità con i mezzi di comunicazione che sono di parte, confessionali: conoscenza e rispetto sì, ma poca frequentazione. Particolare rispetto per “Famiglia Cristiana”, e non soltanto perché nell’adolescenza, da studente in Collegio a Roma, facevo parte del gruppo che per tre ore al giorno lavorava nella tipografia che stampava “Orizzonti”, il settimanale poi sostituito da Famiglia Cristiana, ma anche perché ne conosco l’importanza e l’apertura, sia pure con i tanti comprensibili paletti, nella trattazione dei problemi italiani e mondiali. Pur trattandosi, quindi, di un periodico confessionale, è quasi doveroso sfogliarlo talvolta e soffermarsi a leggerne alcune pagine. A pagina 3 del n° 37 del 2005 ho letto con la dovuta attenzione l’articolo di Flavio Lotti dal titolo “Ora tocca a tutti noi metterci in cammino”. Di quella pagina ci ha colpito in particolare un trafiletto tratto dall’Appello per la Marcia della pace Perugia-Assisi 2005. Eccolo: “…Un’agenda troppo importante per essere lasciata nelle mani degli stessi Governi che, in buona misura, sono responsabili delle drammatiche condizioni in cui versa l’umanità e della grave crisi delle Nazioni Unite.” Si tratta di argomenti, sempre attuali e quanto mai scottanti, che interessano ogni persona, a qualunque latitudine appartenga. Quindi anche Badolato, anche voi, anche me. Perciò molto pertinenti. Un atto di coraggio o un espediente per nascondere la verità nella sua interezza, in sintonia con il tipo di apertura di tale settimanale? Potrebbe dirsi qualunquismo il parlare di “governi” senza specificare quali. C’è una sola umana ma pur sempre fragile scusante per chi usa un tale metodo: la paura. Ma il mondo è ormai fatto di gente che ha paura. Comprensibile paura. Legittima paura. Condivisibile paura. Tanto più perdonabile, però, quanto più umili, più indifese, meno istituzionali e meno pagate sono le persone che hanno paura. Tutti sappiamo che i governi, termine collettivo -ci insegna in grammatica la morfologia- sono formati da persone che hanno nome e cognome. Chi più non conosce, nel 2005, le generalità di chi regge le sorti degli Stati, magari con la prepotenza o con i soldi, e fors’anche con la copertura del manto della cosiddetta democrazia? Tutti conosciamo, in questo periodo storico specialmente, i nomi di coloro che ordinano le guerre e mandano la gente a uccidere, a morire, a impazzire; i nomi di coloro che sono causa, anche se indiretta e magari solo in parte, del terrorismo che sta creando morte e paura su tutto il pianeta; i nomi di chi sta portando a morte la Terra a causa degli tsunami e dei tifoni vari e continui dovuti all’inquinamento che non si vuol ridurre, dichiarando con prepotenza di non voler rinunciare a certi stili di vita; i nomi dei governanti che stanno impedendo all’ONU di fare il proprio lavoro, vanificandolo, mortificandolo, colpevolizzandolo. Tutti. Tutti sappiamo che esiste, almeno, l’Alta Corte dell’Aia. Inutile fantasma. Perché non vi sono accusati. Né accusatori. Chi, in Italia o altrove, è in cattedra -mi riferisco a ogni tipo di cattedra- tace. E non sempre e non soltanto per paura. Tra i centomila che il 24 settembre 2005 a Washington, sotto la Casa Bianca, hanno inutilmente gridato “Facciamo tornare a casa i nostri soldati dall’Irak”, c’era la 64enne cantante Joan Baez che così conclude l’intervista rilasciata al corrispondente di un quotidiano italiano: “Il nostro silenzio, la nostra paura di non sembrare… è costata la vita di duemila ragazzi e ragazze americani. Li abbiamo uccisi anche noi… Io sono troppo vecchia per permettermi il lusso di tacere.” Tutti gli altri tacciono perché… sono giovani?!
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