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Data: 30/06/2006 - Anno: 12 - Numero: 2 - Pagina: 4 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

LA GRANDE STRADA DEI PASTORI

Letture: 1250               AUTORE: Ulderico Nisticò (Altri articoli dell'autore)        

Storicamente la Calabria è una terra di alta collina e montagna: non sono sessant’anni che sorsero le località marine, e solo quella di Soverato è più antica. I borghi storici sono collocati sui 350, 400 mt slm, e per le esigenze di difesa di cui abbiamo più volte scritto; e perchè i pastori potessero fruire dei pascoli di montagna d’estate e di marina d’inverno. La brevità dei tratti da percorrere non richiede, soprattutto nel Golfo di Squillace, i lunghi tratturi delle Puglie; ma le grandi gregge di pecore e capre avevano pur bisogno di sentieri per i loro spostamenti stagionali. Si prestava bene a questa esigenza il vasto altipiano della Lacina. Un’occhiata ad una carta topografica con indicazioni altimetriche mostra un’ampia pianura tra gli agri di Comuni che parrebbero tra di loro lontani ed estranei, e spesso lo sono secondo i criteri di oggi. Già, se un cittadino di Brognaturo volesse oggidì recarsi a Stilo, scenderebbe a Soverato (km 30), e da lì, passando da Monasterace (altri 28), si addentrerebbe fino alla Cattolica con un percorso totale di km 70 circa. In auto, traffico e pericoli permettendo, un paio d’ore. In auto: se volesse adoperare mezzi pubblici, non arriverebbe mai! Ma se suo nonno avesse concepito la stessa intenzione di recarsi a Stilo, e fosse stato, come erano i vecchi, un buon camminatore, avrebbe impiegato qualche ora, il che, secondo i tempi, sarebbe stato come se oggi ci si andasse in aereo. Senza dire che da Brognaturo a Stilo oggi non va nessuno per ragioni di attività economiche. Era dunque la Lacina la grande strada dei pastori e dei boscaioli, e metteva in comunicazione facile un’ellisse di paesi: Serra S. B., Spadola, Brognaturo, Simbario, Cardinale, Torre R., Chiaravalle, Satriano, Davoli, S. Sostene, S. Andrea, Isca, Badolato, S. Caterina, Guardavalle, Monasterace, Stilo. In agro di Cardinale sorge un piccolo castello, detto della Contessa. Sorge, ahimè, è ottimismo: rudere ancora in piedi qualche anno fa, è crollato in gran parte per le piogge. La sua malinconica presenza dimostra tuttavia che la Lacina era ben presidiata, e per la difesa delle popolazioni... e magari per riscuotere qualche gabella! C’era dunque una logica, se nel XVI secolo troviamo Brognaturo casale di S. Caterina; e se si formarono complessi feudali come quello dei Ravaschieri, che comprendeva Cardinale, Torre R., Satriano con Davoli e S. Sostene, Badolato con S. Andrea e Isca; e quello della Certosa, feudataria di Serra, Spadola e Bivongi; e la città regia di Stilo con Pazzano, Guardavalle, Monasterace. Lacina è una parola antica, presente nel greco, ma anche nell’italiano antico “lacco”, “lacca”, e significa pianura. Probabilmente ha la stessa origine il promontorio Lacinio, da cui prese il nome il tempio di Era. Infine, un po’ di geologia. La Lacina è di natura vulcanica, e di questa remotissima genesi conserva qua e là delle sabbie mobili. Il popolo le chiamava “occhi ’e mara”, perchè voragini che dagli 800 mt. porterebbero sulla lontana spiaggia. Sovrasta la Lacina un vulcano spento. Spento, si spera. Le vecchiette di Cardinale vanno dicendo con timore “si si rivijjia u Cuscunà...”, quasi memoria di eruzioni evidentemente non tanto remote, e che potrebbero dunque ripetersi, “se dovesse ridestarsi” il monte. Oggi la Lacina non accoglie più le immense mandrie di un tempo, e dorme come il suo vulcano. `E' una ricchezza che non utilizziamo, e bisogna invece ripensare le occasioni che offrirebbe per un ritorno all’allevamento, certo con metodi più moderni; e per l’industria boschiva. Potrebbe diventare un’attrazione turistica, ma occorrerebbero strade veloci, e attrezzature adeguate. Per ora c’è qualche sentiero per avventurosi, che sempre meglio che niente è. Ma faremmo bene a ricordarci dell’antica Lacina che tanta vita diede per millenni ai nostri antenati. Ulderico Nisticò www.uldericonistico.com
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