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Data: 30/09/2006 - Anno: 12 - Numero: 3 - Pagina: 47 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

Storia e Società nella Badolato del 1700

Letture: 941               AUTORE: Antonio Fiorenza (Altri articoli dell'autore)        

Storia e Società nella Badolato del 1700 Presentazione del Catasto Onciario Presentato nella monumentale Chiesa di San Domenico, in Badolato Borgo, il Catasto onciario, alla presenza di un numeroso qualificato pubblico, che ha seguito con attenzione la relazione del ragioniere Marziale Mirarchi, singolare appassionato di ricerche di archivio, da anni impegnato a compulsare documenti, esaminare atti, appurare dati, stabilire confronti e connessioni tra presente e passato, un passato sommerso, tutto da scoprire, ai più ignoto o mal noto, comunque inedito. L’incontro, di notevole importanza per il largo interesse della tematica, ha messo in luce significativi aspetti del quotidiano della gente di Calabria nel 1700, con particolare riguardo alla popolazione di Badolato, in uno spaccato di situazioni familiari, economico-sociali, e dell’ambiente ecclesiastico, riflettenti l’asse patrimoniale degli abitanti ed Enti delle singole “università” -i nostri Comuni- stabilito in “once”, in base al censo. La non sempre decifrabile elencazione e descrizione dei beni -la consistenza patrimoniale delle famiglie- riportati nel Catasto Onciario, ha acquistato corpo e sostanza nella presentazione dello studioso Mirarchi, che è riuscito a far “parlare le carte”, quel concentrato di dati, situazioni inerenti il contesto demografico della società meridionale, in genere e delle comunità calabresi in particolare, mettendo in luce la parte più viva e palpitante della storia minore dei nostri paesi nel Settecento, impegnati continuamente a “misurarsi” con la quotidianità, in lotta, spesso aspra, a volte anche ai limiti della sopravvivenza, come è stato bene sottolineato. Dalla puntuale, scrupolosa, circostanziata relazione, supportata da strumenti mediatici, attraverso proiezione di specchietti, prospetti analitici e statistiche, è venuto fuori un quadro piuttosto complesso della società badolatese di quel tempo, essenzialmente dedita al lavoro dei campi, sottoposta a vessazione, tenuta a pagare per testa al Governo Regio delle tasse esose e non sempre adeguatamente ripartite, soprattutto per il ceto meno abbiente -contadini- costretti a “vivere a gabella”, ricavando dalla terra giornalmente i mezzi di sostentamento. Nè sono mancate curiosità e qualche indiscrezione: la descrizione di quella parte del castello, lato nord-ovest, all’epoca ancora esistente, un compatrono, San Francesco di Paola; un prelato che legittima il figlio! un cospicuo patrimonio zootecnico, che annovera, tra l’altro, bovi di aratro, muli, jumente, polledri e “bagagli” ossia asini, “neri” di corpo ovvero maiali, mulini ad acqua, in periferia, “trappeti” rionali. Nel campo ecclesiastico, un Clero abbastanza numeroso per quel tempo, parecchie chiese, alcune con cappelle interne, tre parrocchie, con relativa platea di beni, per lo più dati in “colonìa”, talvolta perpetua, a censo, “ad longum tempus ad migliorandum”, o ad enfiteusi. In merito, in Badolato, fino agli anni Cinquanta, prima dell’alluvione, quando la terra rendeva, perchè i terreni si coltivavano, la Parrocchia di San Nicola era proprietaria di tanti appezzamenti -fondi rustici-, per lo più uliveti o seminativi erborati, dati in colonia previo un corrispettivo annuo canone, su perizia, non sempre proporzionato alla stima “in fronda” dei frutti. Nel sociale, un artigianato affermato, tra cui falegnami, “calzolari” (?), scarpari e ciabattini, scalpellini, “massari” facoltosi; professionisti vari: notai, giudici a contratto, dottori fisici, speziali; un ristretto numero di scolari-studenti?! Un consolidato ceto medio, di cui alcuni, pur risultando proprietari (?!), “intestatari” di beni, -case e terreni- dovevano corrispondere ancora ai legittimi precedenti proprietari il censo enfiteutico; e le proprietà erano inoltre gravate dalla decima da pagare agli ecclesiastici. Grande, quindi, il merito del ragioniere Marziale Mirarchi, che ha saputo presentare un suo studio, un inedito puntuale lavoro di straordinaria importanza per i paesi del comprensorio, condotto con passione, cura e tanta certosina pazienza. Un plauso all’Associazione Culturale “La Radice” per la lodevole iniziativa e tanti auguri al neo Presidente, geometra Mario Ruggero Gallelli, con l’auspicio che si possa procedere al più presto alla pubblicazione dell’interessante ricerca, prezioso contributo alla conoscenza della storia non certo minore del nostro paese. Un ringraziamento al Professore Squillacioti, direttore, anima e motore de “La Radice”, questa bella voce che tiene uniti i Badolatesi, anche oltre oceano, instancabilmente, come Mirarchi, impegnato nell’attività di ricerca di un passato da ricuperare nei suoi Valori e nel cospicuo patrimonio di consuetudini e tradizioni, di cui l’incontro di questa sera ha offerto, ancora una volta, testimonianza dell’interesse ed amore per “quella cultura della memoria”, indispensabile per la crescita dell’identità di una comunità . Ad maiora! Antonio Fiorenza
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