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Data: 30/06/2007 - Anno: 13 - Numero: 2 - Pagina: 9 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

ITALO

Letture: 974               AUTORE: Ulderico Nisticò (Altri articoli dell'autore)        

Il nome di Italia ebbe origine sulle nostre montagne in tempi già molto antichi. Vero che i nomi non sono affatto conseguenza delle cose, e più spesso un caso: tutti chiamano Greci i Greci, tranne i Greci, che nel Medioevo si chiamavano da sé Romani, e anticamente e oggi Elleni; l’America si chiama America e non Colombia; però i suoi abitanti originari li diciamo Indiani. Non vogliamo perciò aggiungerci al cattivo coro di quelli che cercano per la Calabria remote glorie nominali, ma solamente studiare un aspetto di cui magari si parla molto, però forse non se ne sa a sufficienza. Una premessa di mitopoiesi, una categoria mentale scarsamente frequentata: i miti non nascono prima, ma dopo, e molto dopo la nascita di un popolo, di una città, di un rito. Comunque sia andata, non fu dunque Italo a dare il nome al popolo, ma il popolo ad Italo. Veniamo alle fonti. Così scrive Tucidide (Storie, VI, 2): “I Siculi dall’Italia (lì infatti abitavano) passarono in Sicilia per sfuggire agli Osci, come è logico e si racconta, su zattere, scegliendo la rotta come il vento spingeva, e forse navigando chi qua chi là. Ci sono però ancora in Italia dei Siculi, e la terra fu chiamata Italia per Italo, re dei Siculi, che portava questo nome”. E Aristotele (Politica, 1329): “Tramandano i racconti degli abitanti di lì che un certo Italo fu re degli Enotri, e da lui, mutando il proprio nome, gli Enotri vennero chiamati Itali e prese il nome di Italia questa penisola dell’Europa, quella parte che si trova tra il Golfo Scilletino e quello Lametino; e questi distano fra loro il camino di mezza giornata. Narrano che questo Italo rese agricoltori gli Enotri che erano nomadi, e diede loro molte leggi, e istituì per primo le mense comuni”. E Dionigi di Alicarnasso (Biblioteca, I, 35): “L’Italia nel tempo fu chiamata così dal nome di un uomo potente, Italo. Dice Antioco di Siracusa che questi, assurto a virtù e saggezza, convinse alcuni degli abitanti con parole, altri li piegò con la forza a sottomettergli tutto il territorio tra i golfi Napetino e Scilletino; e questo fu il primo a chiamarsi, da Italo, Italia. Quando ne fu padrone e aveva molte genti sotto il suo potere, si estese, e soggiogò molte città; ed era di stirpe enotria”. Le notizie non sono molto concordi: se il re eponimo dell’Italia era un siculo per Tucidide, un enotrio per Aristotele e Dionigi; e se gli Enotri divennero Itali, oppure Itali, perduta in greco la v iniziale, sono il popolo della vite, del vino, in greco oinos. Si tratta dunque di un nome con cui i Greci chiamarono, ma nella loro lingua, i popoli indigeni? D’altro canto, Apollodoro (2, 5) scrive che italòs nella lingua dei “Tirreni”, intende genericamente italici, significa toro: sarebbero perciò il popolo dei Vituli. Gli fa eco Varrone (De agri cultura, II), affermando che “l’Italia è detta così dai buoi”. Isidoro (Etimologie, 84), aggiunge che Italo, Sabino e Sicano furono fratelli, ed eponimi dei loro tre popoli. Come che fosse, gli Itali costituirono un loro Stato tra i due golfi, di cui “in nessun altro luogo l’Italia è più stretta”, come osserva Plinio il Vecchio. Italo, loro re, o nome in cui si racchiudono re e governi di secoli, sottomise o con le armi o con la politica il territorio, e lo organizzò nei sissizi, le mense comuni. Dei sissizi greci, soprattutto spartani, scrivono Senofonte (Costituzione degli Spartani) e Plutarco (Licurgo), dandone un’interpretazione religiosa, militare e di coesione sociale, e di espediente per evitare egoismi e arricchimenti, e la tentazione del lusso. Mangiare assieme significa sentirsi pari, uniti anche nelle funzioni elementari. Il nome di Italia fece sì che i Greci stanziati nell’attuale Calabria si chiamassero Italioti. La denominazione si estese a tutti i Greci del Meridione, e il territorio si disse Italia. Quando gli alleati di Roma si ribellarono (91 aC), scelsero per loro capitale Corfinio e la chiamarono Italica, e coniarono una bella moneta con l’effigie del toro che schiaccia la lupa! Con Augusto divenne Italia tutta la Penisola fino alle Alpi. Poi, siccome i nomi non sono conseguenza delle cose, nel Medioevo e fino a Napoleone, il Regno d’Italia, pur esso quasi sempre nominale, ebbe per confini le Marche. Confini verso sud, giacché il Meridione, Stato normanno detto Regnum Siciliae, poi di Napoli, ne restava escluso! Così va il mondo, e i nomi mutano secondo i tempi e le circostanze. Nato sulle Serre calabresi, il nome di Italia finì a Milano, per poi tornare anche da noi dopo il 1860. Resta da chiedersi, e gli Itali, o Enotri, e i Siculi, e gli altri popoli Morgeti, Choni, Iapigi che popolarono la terra poi detta – anche questo nome vagò! – Calabria, che fine fecero? I Greci ne avevano notizia come di identità etniche e linguistiche, ma ne scrissero pochissimo. Sappiamo che i Siculi combatterono contro Locri, ma gli altri pian piano si assimilarono, aggiungendo alla civiltà greca degli apporti originali. Le credenze nella trasmigrazione delle anime, l’orfismo, la stessa filosofia che inizia in Magna Grecia come nelle colonie asiatiche, e solo dopo penetra nella Grecia propria, sono prova che i Greci assunsero elementi indigeni come ne diedero di ellenici. Purtroppo i testi magnogreci sono quasi tutti letterari, ma di tanto in tanto vi compaiono parole particolari di probabile origine pregreca. Restano i nomi di alcune città enotrie, o comunque indigene: Argentanum, Cyterion, Petelia, Siberene, Uffugum... I posteri hanno cercato di identificarle ciascuno con casa sua, ma con dubbio esito. Poi arrivarono Bruzi e Romani, ma questo è un altro discorso.
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