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Data: 30/06/2007 - Anno: 13 - Numero: 2 - Pagina: 11 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

DA GORIZIA AL PIAVE Breve storia di due eroi di Badolato

Letture: 955               AUTORE: Mario Saccà (Altri articoli dell'autore)        

Non fu una famiglia fortunata quella di Bruno e Rosa Martello, nello spazio di due anni e dieci giorni persero due figli, entrambi di venti anni, caduti sui campi di battaglia della Grande Guerra. Il primo, Antonio, era nato a Badolato il 30 Maggio 1895 ed era stato arruolato nella Brigata Avellino, costituita il 27 maggio 1916, i cui due reggimenti, il 231° e il 232°, combatterono per la conquista di Gorizia, una delle battaglie che ancora oggi si ricordano con enfasi perché coincide con uno dei momenti più importanti della vittoria riportata dal nostro Esercito nel conflitto iniziato il 24 Maggio del 1915 e concluso il 4 Novembre 1918. L’attacco alla zona trincerata di Gorizia era iniziato il 6 Agosto del ’16, con un intenso cannoneggiamento italiano da Tolmino all’Adriatico, dopo una lunga preparazione seguita allo scontro con gli austroungarici di Conrad del Maggio-Giugno sull’ Altopiano di Asiago, noto come Strafe Expedition. La sera del 6 il gen. Capello, comandante del VI Corpo d’Armata, incitò i comandanti delle divisioni a raggiungere ad ogni costo l’Isonzo, sicuro di far vincere la battaglia in corso e varcare il fiume con le sue truppe. Erano le 22,20 circa, come riferisce la cronaca di quel giorno, e in quel contesto due battaglioni del 231° Reggimento della Brigata Avellino furono assegnati all’11ª Divisione che era dislocata nella zona del Grafenberg, fra il Podgora e Peuma, alture oltre le quali era Gorizia. Di fronte avevano alcuni reparti della 121ª Brigata della 58ª Divisione austriaca. Lo scontro notturno si era concluso con la rioccupazione della riva destra dell’Isonzo da parte avversaria che sperava di recuperare anche la posizione strategica del Sabotino. Le Brigate italiane Casale e Pavia, della 12ª Divisione, erano le protagoniste del contrattacco. Il 7, nelle prime ore del pomeriggio, la Pavia, rinforzata dai due battaglioni della Avellino era riuscita a conquistare la terza linea di trincee austriache catturando numerosi prigionieri e collocandosi sulla riva destra dell’Isonzo dove i nostri nemici tenevano parte del paese di Podgora ed i ponti di Lucinico. Ormai era evidente che la manovra a tenaglia dei reparti italiani avrebbe condotto alla sconfitta avversaria. Durante la notte del 7 l’ordine dato alle nostre unità fu di eseguire un fuoco di estrema violenza contro i ponti dell’Isonzo per impedire il rafforzamento degli austriaci e consentire loro di tenere le posizioni . Nelle prime ore del mattino di giorno 8 i comandi italiani diedero ordine di occupare interamente la riva destra del fiume e l’avanzata delle fanterie iniziò verso le 10. L’11ª Divisione (composta dai residui delle Brigate Treviso e Cuneo, di un Battaglione del 231°, nel quale era inquadrato Antonio Martello, e di due Battaglioni del 143°) incontrò più resistenza contro le alture di Grafenberg e Peuma presidiate dal 2° Reggimento Landsturm. Tuttavia gli italiani riuscirono a vincere l’accanita resistenza, verso le 16,30 catturarono il Reggimento austroungarico e raggiunsero i ponti dell’Isonzo. La sera dell’8 le divisioni della testa di ponte di Gorizia furono raggruppate, per facilità di comando, in due Corpi d’Armata: l’11ª e la 12ª passarono all’VIII Corpo d’Armata (generale Ruggeri Laderchi). Entrambi i nuovi corpi furono posti sotto il comando del gen. Capello che comandava il VI. Nella notte iniziò il passaggio dell’Isonzo e le tre divisioni dell’VIII Corpo raggiunsero la riva sinistra nella giornata del 9. Antonio Martello era morto il giorno prima, disperso perché forse sbriciolato da un colpo di cannone nello stesso giorno in cui gli austriaci, nel 1848, erano stati cacciati da Bologna. Il suo Reggimento prosegui nella battaglia con le altre truppe italiane che, vinto anche lo scontro sul S. Michele, entrarono vittoriosamente in Gorizia. La Brigata Sesia, costituita a Basaldella il 3 Aprile del 1916, era formata dai Reggimenti 201° e 202°. Giuseppe Martello faceva parte del primo. Era nato a Badolato il 10 Ottobre 1897 , 2 anni e quasi cinque mesi dopo il fratello Antonio. Venne inviata subito, per ferrovia, nella zona fra Malo e Marano Vicentino. A Maggio, sugli Altipiani, era iniziata la Strafe Expedition che nell’intenzione austroungarica avrebbe dovuto sfondare le linee italiane sugli Altipiani per raggiungere la pianura veneta, aggirando il nostro esercito schierato dall’alto Isonzo fino al mare. Entrambi i reggimenti furono impiegati in operazioni nelle quali si distinsero e le loro bandiere furono decorate con la medaglia di bronzo. Il 12 Agosto la brigata lasciò il fronte trentino e venne trasportata a Romans, zona carsica, accampandosi alle Fornaci. Nella terza decade del mese sostituì le Brigate Enna e Lambro e contribuì, alle dipendenze della 43ª Divisione, al rafforzamento delle fortificazioni, compito particolarmente impegnativo per via dei frequenti attacchi delle pattuglie avversarie. Passata alla 47ª Divisione nel Settembre il 201° andò prima a a Villesse, dopo a Palichisce, Fogliano e Villa Vicentina e collocato nelle riserva della divisione, il 202° fu inviato a Mortensis. E poi schierato lungo la rotabile Oppachiasella-Castagnevizza e Oppachiasella-Nova Vas. L’intera brigata partecipò, nell’Ottobre, all’8ª battaglia dell’Isonzo. Dal 10 al 15 i reggimenti erano entrambi in prima linea, subendo ingenti perdite: in tre giorni, dal 10 al 12 Ottobre, caddero 967 soldati e 19 ufficiali. Per qualche giorno il 201°, il 15, venne inviato a riposo ed il 202° restò in linea. Si alternarono ancora il 21 e il 1° Novembre puntarono alla conquista della zona a Sud della strada Oppachiasella-Castagnevizza. Il 2 il 201° conquistò le trincee di quota 202 catturando 200 austriaci e giungendo, successivamente, quasi a Castagnevizza. Dopo il 4 Novembre 1917 la brigata raggiunse Ponte di Piave (59ª Divisione) che difese nel tratto fino a Bocca Callalta. Nei giorni successivi i reggimenti vennero impegnati in parti diverse della zona del Piave per difenderla dal passaggio del fiume che gli austriaci avevano fatto a Zenson. Il 13 si riunirono sotto il comando della 14ª Divisione. Ma la “mobilità” delle due componenti la Sesia non finì quel giorno: fu continua e rende l’idea della frenetica ricerca di soluzioni per difendersi dagli avversari che ci inseguivano dopo la rotta di Caporetto e contrastarli per evitare la sconfitta definitiva dell’Italia. Alla fine di Novembre la nostra Brigata rilevò la 3ª dei Bersaglieri nel tratto di Piave compreso fra Candelù e Molino Vecchio (54ª Divisione) dove rimase fino alla fine del ’17. Dal 20 al 25 Gennaio la troviamo riunita a Treviso. Da metà Marzo fino al 24 Maggio sostituì la “Granatieri” in prima linea fra Candelù e Fagaré. Dopo qualche giorno di riposo riprese a combattere fra Breda e Vacil. Tutti i reparti della brigata si batterono, a costo di gravi perdite, per respingere l’ invasore. L’argine regio fu perso e ripreso più volte ed i punti attorno ai quali infuriò la battaglia furono Molino della Sega, C. Pasqualin, C. Pastori. Il 16 e 17 Giugno il compito della brigata era di sacrificarsi sul posto piuttosto di cedere ed i dati dei caduti ne danno la percezione più drammatica: 119 ufficiali e 3.331 militari di truppa più numerosi dispersi. La Sesia venne citata nel bollettino ufficiale dell’Esercito per il suo contegno . Il 19 fu inviata al riposo ad Asolo per integrarne i ranghi decimati. L’8 Luglio in ferrovia si spostò ad Altino e dall’11 al 16 sostituì la “Bisagno” e il 1° Granatieri sul Piave Nuovo da Porte del Taglio al bivio di Tombolino. Combattè con altri spostamenti fino al 27 Luglio: qualche giorno in seconda linea e poi nella notte fra l’11 e 12 Agosto sostituì la “Cosenza” nel tratto di Piave compreso fra Case Gradenigo e la strada ad Est del Sile che si distaccava dall’argine a Sud di Porte del Taglio. In quella zona il 18 Agosto morì Giuseppe Martello, nel giorno onomastico della Regina Elena il cui nome rinnovava quello della madre dell’imperatrice madre di Costantino il Grande. Fino al 4 Novembre la Brigata Sesia combatté altre battaglie e al momento dell’ Armistizio, il 4 Novembre, concluse la sua guerra sul Tagliamento fra Malafesta e il bivio di S. Sabida. I coniugi Martello avevano dato alla Patria un tributo inumano: due figli, le loro speranze per il futuro. Un ricordo che noi tutti dobbiamo avere assieme a tutti coloro che subirono la stessa sorte. Come è scritto su una famosa cartolina: “Non vi dimenticheremo”.
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