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Data: 30/09/2007 - Anno: 13 - Numero: 3 - Pagina: 12 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

UN ESPERIMENTO CONFEDERALE SULLO IONIO

Letture: 936               AUTORE: Ulderico Nisticò (Altri articoli dell'autore)        

Gli antichi storici e geografi non hanno trascurato il Golfo di Squillace, anche se le loro notizie non sono abbondantissime. Riveste perciò interesse una nota di Polibio, lo storico greco del II sec. a. C. vissuto a Roma, amico di Scipione Emiliano e in un certo senso divenuto romano anche lui. Nel II libro delle Storie, c. 39, in verità parlando degli Achei del Peloponneso, getta uno sguardo sui loro coloni dell’attuale Calabria, e così scrive: “Nel tempo in cui nei luoghi d’Italia dell’allora detta Magna Grecia furono bruciate le confraternite dei Pitagorici, avvenuto a seguito di questi fatti un totale sommovimento negli assetti politici, come è logico in un momento in cui erano stati eliminati i maggiorenti di ciascuna città, accadde che in quei luoghi le città greche si riempirono di uccisioni e guerre civili e ogni genere di turbamento. In quelle circostanze giacché venivano ambascerie dalla maggior parte della Grecia per le riconciliazioni, si giovarono degli Achei e della fiducia in loro per la liberazione dai mali dilaganti. Non solo in quelle circostanze preferirono gli Achei, ma dopo qualche tempo si volsero a farsi imitatori della costituzione di quelli. Convocatisi e accordatisi, Crotoniati, Sibariti, Cauloniati, prima posero un santuario comune e luogo di raduno di Zeus Omario, in cui tenevano le riunioni e i consigli, poi assumendo costumi e leggi degli Achei decisero di servirsene e di ordinare secondo quelle la loro costituzione. Ma sotto il dominio di Dionisio di Siracusa, e ancora sotto il potere dei barbari vicini ne furono impediti, e pur malvolentieri, ma per necessità, se ne distaccarono”. La prima riflessione dovrebbe servire da monito a tutti quelli che ad ogni pie’ sospinto e ad ogni pioggia o calura ci ricordano che “qui fu la Magna Grecia”, tutti nipoti morti di fame di nonno barone! Ahimé, questa locuzione destinata ad eccessiva fortuna, proprio in Polibio la troviamo la prima volta, e, come leggiamo, lo storico del II secolo la considera una nozione archeologica, riferita ad altri tre secoli addietro. Sic transit gloria mundi. Ma veniamo alla storia. I Pitagorici erano qualcosa in più di una scuola filosofica, una setta, un ambiente politico, e tendenzialmente aristocratico, e in senso intellettuale ed esoterico (“i pochi che sanno”, tenuti al segreto), e in senso sociale. Tra il 530 circa e la metà del V secolo, governarono Crotone e altre città; nel 510, ispirarono la distruzione di Sibari. Contro di loro si formò un’opposizione popolare, che, divenuta insurrezione e guerra civile, portò alla distruzione dei synèdria, le sedi delle confraternite, e all’uccisione dei filosofi. I vincitori del momento non erano tuttavia in grado di gestire stabilmente il potere, e ne seguì un periodo di torbidi. È notizia di grande interesse che la Grecia propria si prendesse cura di queste sue colonie italiote, e da più parti si cercasse di intervenire per porre fine ai disordini. Nel 444-3 Pericle, il dittatore democratico di Atene, inviò una colonia panellenica sulle rovine di Sibari, fondando Turi; era intanto nata, tra le inutili proteste di Crotone, una Sibari sul Traente, con gli ultimi discendenti della città distrutta. Secondo Polibio, si forma una confederazione (koinòn) tra questa Sibari, Crotone e Caulonia (e, immaginiamo, le città minori: tra queste, Scillezio), ispirata a costumi, leggi e costituzione degli Achei del Peloponneso. Questi, unici nella penisola, di cui abitavano il lembo occidentale, avevano istituzioni democratiche e di parità tra le diverse città. Il loro centro sacro era il tempio di Zeus Omarios, che significa federale (homoiòs), nella città di Ege (Aigài), che portava questo nome dalla capra (aix) Amaltea, nutrice dello stesso Zeus. Ed ecco che anche i confederati dello Ionio oggi calabrese edificano un santuario e tempio comune, e lo intitolano, ad imitazione degli Achei, Omario. Crotoniati, Sibariti e Cauloniati si diedero dunque a seguire quegli esempi che Polibio magnifica come ordinati e tranquilli: noi però non vogliamo scordare che egli era un acheo, di Megalopoli, e ci chiediamo se in lui parla più il senso storico o la carità del natio loco e il desiderio di magnificarlo! Quando collocare questi avvenimenti? Probabilmente, tra gli ultimi anni del VI e i primi decenni del V secolo, dopo la distruzione di Sibari e in concomitanza con la sfortunata spedizione inviata da Anassila di Reggio a sostegno di Taranto contro i Messapi: questi, inflitta, dice Erodoto, “la più grande strage di Greci che conosciamo”, inseguirono i Reggini lungo tutto lo (Siamo lieti di partecipare ai nostri lettori una interessante nota mandataci per la pubblicazione dall’amico professore Antonio Gesualdo. Una nota che rivela, tra l’altro, quanto ancora Badolato sia presente nel panorama socio-culturale internazionale. Nonostante tutto. Notiamo ancora, per chi ci legge, che non sono pochi gli studiosi che fermano la loro attenzione su quanto si scrive e si produce a Badolato.) Ionio; e ciò non poté non provocare ulteriori turbamenti. Crotone decade, e subisce le tirannidi di un Clinia e di un Cilone; dilaga allora la rivolta contro il governo filosofico dei Pitagorici, fino ad azioni violente e stermini. Poiché Tucidide non fa alcun cenno a tali situazioni, dovremmo supporre che i sommovimenti si siano placati prima della spedizione ateniese del 424. L’esperimento confederale e democratico durò qualche decennio. Sappiamo che Dionisio di Siracusa, sconfitti i Crotoniati lungo il nostro Elleporo, distrusse Ipponio e Caulonia, e forse Scillezio, tolse a Crotone metà del territorio e infine occupò la stessa città (388-6 a. C.); e che sotto suo figlio Dionisio il Giovane e le guerre di Dione contro di lui, l’attuale Calabria subì radicali sconvolgimenti, che portarono i Lucani e la neonata confederazione dei Bruzi (356 a. C.) a dilagare fino alle porte di Crotone e Locri. È però probabile che la confederazione “achea” fosse in qualche modo vitale e operativa ancora ai tragici tempi dell’Elleporo, e che anzi si estendesse anche a Reggio contro Siracusa e Locri. Dov’era il santuario di Zeus Omario? Logica porterebbe a collocarlo non lontano dalla città dominante di Crotone. Ma questa vantava già il suo tempio di Era Lacinia, celebre in tutto il mondo greco, e che forse non avrebbe gradito di venire affiancato o superato in prestigio da una nuova istituzione religiosa. C’è chi vuole identificarlo con le imponenti rovine di Punta Stilo, e questo dovrebbe portarci a supporre un’inattesa crescita della potenza di Caulonia. Sarà forse per questo che Dionisio, lasciato lo stesso assedio di Reggio, attaccò la città e, vintala, si affrettò a distruggerla? Un ultimo elemento di riflessione: fondatore di Caulonia è l’acheo Tifone di Egio, il che ci riporta in qualche modo ad Ege e al tempio peloponnesiaco di Zeus Omarios.
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