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Data: 31/12/2007 - Anno: 13 - Numero: 4 - Pagina: 14 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

PERCHÉ UNA GRAMMATICA DEL DIALETTO?

Letture: 917               AUTORE: Fiore Scalzi (Altri articoli dell'autore)        

(L'amico preside Fiore Scalzi, nativo di Petronà ma residente e domiciliato a Soverato, da sempre vicino a "La Radice", ci ha recentemente regalato una sua Grammatica del dialetto petronese, accompagnandola con uno scritto che è poi una seria motivazione del perché oggi si scriva così tanto dei dialetti e si costruiscano delle relative grammatiche. Il professore Scalzi, educato alla Scuola dei classici greci, romani e della letteratura italiana, appassionato della cultura della nostra gente e quindi delle nostre radici, ci ha regalato con questa sua opera, che non è la prima, un prezioso e valido strumento per la migliore conoscenza della struttura del linguaggio dialettale.) PERCHÉ UNA GRAMMATICA DEL DIALETTO? Ha profetizzato Gerhard Rohlfs, nel lontano 1932, che "I dialetti italo-greci conoscono il futuro tanto poco quanto i dialetti italiani dell'Italia Meridionale". Dunque se tanto caduco è il dialetto, perché una grammatica del dialetto? È la domanda più ovvia che ciascuno di noi può porsi. Forse per insegnare a parlare il proprio dialetto, a scriverlo correttamente? Certo no. Ciascuno di noi lo ha appreso fin dai suoi primi balbettii, l'ha usato nei giochi infantili, l'ha perfezionato da adulto nei rapporti meno solenni e più intimi. Può soltanto insegnarlo ad altri e farne gustare l'espressività e la dolcezza. Non è necessaria dunque la grammatica? Necessaria no. Può essere interessante ed utile a chiunque voglia approfondire i fenomeni linguistici. Può trovare in essa risposte a curiosità e a problemi inerenti il proprio linguaggio, evocare aspetti della nostra civiltà attraverso i secoli. La lingua, come essere vivente, nasce, cresce e muore, si sviluppa in estensione ed espressività, segue le sorti degli uomini nelle alterne vicende della storia, si identifica con le fortune dei popoli. Studiare pertanto il dialetto significa ripescare la propria storia, riscoprire le proprie radici. Il nostro dialetto, come tanti linguaggi esistenti sulla terra, ha il rischio grave dell'estinzione imminente. Un rapido processo di assimilazione dei linguaggi, derivante dalla facilità dei rapporti, dall'enorme diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, porta inesorabilmente alla morte dei dialetti. In un convegno a Seattle, gli scienziati dell'American Societj for advancement of science (notizia pubblicata sul Corriere della sera del 20 febbraio 2004) hanno concluso che almeno metà delle 6800 lingue attualmente parlate nel mondo scomparirà entro il 2050. Scomparirà anche il nostro dialetto? La sua sorte è comune a tutti gli altri linguaggi. Quante espressioni e modi di dire sono caduti in disuso nell'ultimo cinquantennio? Sono le voci di oggetti non più in uso, di attività che non si svolgono più e che scompaiono dal lessico irrimediabilmente. Chi si ricorda più della garoppa? de 'u varillaru, 'u grastature? La mia generazione ha assistito alla completa scomparsa della lingua albanese nei vicini comuni di Andali e Marcedusa. Il nostro dialetto è come il nostro caro congiunto in condizioni di salute precarie. Una grammatica del dialetto può servire a cristallizzarlo, per così dire, a fotografarlo, offrirne un'immagine viva a chiunque, ora e nell'avvenire voglia accostarsi ad esso per conoscerne meglio comportamenti ed aspetti. Ai giovani che si cimentano nell'acquisizione della consapevolezza di strutture linguistiche italiane o estere si offre qualche opportunità di riflessione sulla comune dinamica dei linguaggi. A loro può esser destinato uno studio grammaticale del dialetto perché possano alimentare e arricchire l'amore per la propria terra e trasmetterlo incorrotto ad altri.
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