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Data: 30/04/2008 - Anno: 14 - Numero: 1 - Pagina: 12 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

IL MARE DA LONTANO

Letture: 1098               AUTORE: Ulderico Nisticò (Altri articoli dell'autore)        

Le popolazioni pregreche - Siculi, Enotri, Itali, Morgeti - vivevano prevalentemente nell’interno; le grandi colonie greche vennero poste sul mare. La storia della Calabria romana, medioevale e quasi di quella contemporanea, e soprattutto lungo lo Ionio, è però quella di una terra di collina e montagna. Sul Tirreno, consentivano la navigazione gli attracchi di Bagnara, Gioia [Tauro], Nicotera, Pizzo, Amantea, Cetraro; ma la costa orientale non contava, sul mare, che Crotone. I Calabresi vissero dunque di pastorizia, agricoltura, artigianato, piccolo commercio, terziario, e molto raramente di navigazione e pesca. Verso il XVII secolo si affacciarono borghi marinari - Siderno, Gioiosa, Roccella -; ma, nel Golfo di Squillace, è molto recente il trasferimento degli abitati dai colli alla costa. La mentalità, diciamo così, fu sempre da territorio continentale, e il mare appariva lontano. A Soverato, si temevano “i pagani ’e maju”, i Saraceni e Turchi che, iniziando la bella stagione, tornavano a minacciare. Una nota di costume: il pesce nella cucina ionica non è amato. Eppure, a chi guarda con più attenzione, anche il mare e le spiagge non paiono del tutto disabitati nel corso dei secoli. Intanto, per ragioni geografiche e orografiche, è ben difficile distinguere, in Calabria, tra una montagna da cui si vede il mare, e una costa su cui incombono montagne molto alte. Agli occhi, o piuttosto ai flaccidi piedi del borghese del 2008, i monti sembrano lontanissimi: ma un valente contadino, pastore, brigante, soldato, e conoscitore dei “violi”, non avrebbe impiegato, anche carico, più di mezza giornata a salire dalla spiaggia a Serra, a raggiungere, attraverso la Lacina, uno qualsiasi dei borghi da Brognaturo a Badolato a Stilo. Così si scendeva e saliva senza troppa difficoltà anche dai paesi interni alle coste. Ogni anziano potrebbe indicare i percorsi tradizionali, che a volte divenivano più comode “’mpetrate”, vie selciate: ne resta traccia a Sant’Andrea, recente memoria a Soverato. A volte, erano i Santi a voler “scendere”, come accadeva e accade a Soverato il Lunedì di Pasqua, in memoria di tempi antichissimi in cui le loro chiese erano nelle città costiere ormai cristianizzate, prima di dover trovare rifugio sui colli. Le marine erano pericolose per malaria e, per lunghi periodi, per incursioni esterne. Dopo i sette secoli di eccessiva pace romana, avevano iniziato i saccheggi i Vandali, li avevano ripresi i Saraceni tra il IX e l’XI secolo; e i Turchi nel XVI, e, sporadicamente, nel XVII. Allora la Calabria si fortificò, e sorsero i castelli sul mare di Roccella, Monasterace dei Cavalieri di Malta, Castelle, Crotone e le molte torri cavallare di avvistamento, per il cui studio rimandiamo al Faglia e alla cara memoria di Gustavo Valente. La così montana Taverna aveva, tra i suoi funzionari municipali, un Capitano della Marina, quel tratto di costa che oggi è di Simeri Crichi e Sellia. Meno noti sono quegli edifici fortificati che pure sorgono in gran numero sui poggi antistanti al mare, e che assolvevano alla funzione di consentire di vivere e lavorare con una certa sicurezza anche nelle terre marittime più esposte agli assalti. Per limitarci al nostro territorio, ricordiamo il castelletto San Fili a Riace, dalla struttura pentagonale; la torre Sant’Antonio a S. Caterina I.; il palazzo Gallelli a Badolato; il Felluso a Davoli; la Ravaschiera a Satriano; il castello di Poliporto e la torre di Galilea, immotivatamente detta di Carlo V a Soverato; l’antica Finibus Terrae [palazzo De Riso] a Montepaone; il palazzo Catuogno e il Cece a Montauro; il casino Pepe a Squillace; il Torrazzo di Catanzaro Lido; il casino Schipani a Sellia Marina. Erano fortificati anche gli edifici sacri. Sembra un castello la Pietà un tempo di Soverato, oggi di Petrizzi. Una vera fortezza era la grangia di Sant’Anna a Montauro; e forse furono prima dei castelli la Matrice di San Sostene e San Pantaleone di Montauro. Protetta da forti torrette è la chiesa di Roccelletta al bivio di Borgia. C’erano dunque abitanti anche vicino al mare, sebbene avessero bisogno di proteggersi con torri e mura. Si ricordi tuttavia che nessuna fortificazione al mondo regge mezzo minuto se i difensori non hanno fegato, energia e disciplina: se il sistema difensivo dello Ionio funzionò, è perchè i contadini e pastori dello Ionio erano anche guerrieri. Altri tempi! Gaspare Toraldo barone di Badolato, eroe di Lepanto, respinse un assalto di Turchi contro Monasterace. I cannoni di Roccella e Castelvetere [Caulonia] respinsero flotte turche. Il Corsale di Castelvetere partecipò a Lepanto con la sua nave. La navigazione commerciale non fu mai molto vivace; e del resto lo Ionio è un mare selvatico. Non mancava tuttavia qualche piccolo scalo come Siderno, Roccella, S. Maria di Poliporto [Soverato], Catanzaro Marina, Cariati, Rossano, che ospitavano il cabotaggio nella bella stagione. La pesca aveva la sua parte, ma raramente il pesce fresco entrava nell’alimentazione normale delle popolazioni. Si usavano alici e sarde salate, e tonno sott’olio e la caratteristica sardella. Occorreva il sale, che si importava dalla Sicilia - legalmente o, ahimè, di contrabbando - o ricavava da vasche scavate tra gli scogli, o, come a Poliporto di Soverato, nei resti di antichissime costruzioni, per far evaporare l’acqua di mare. Arrivarono poi dal remoto Atlantico del Nord, però tramite il nostro Aspromonte, lo stoccafisso e il baccalà. Forse li portarono gli Inglesi e gli Olandesi che venivano a Gioia a comprare l’olio lampante; e quando il pesce secco incontrò l’acqua delle montagne calabresi, divenne l’ingrediente di diverse ricette di abbondanti piatti unici: squisita cucina tutt’altro che “povera”. Lo chiamarono pesce di montagna. Poi si scese al mare un’altra volta in massa, verso il 1950. Fino a vent’anni dopo, parve che l’esodo fosse una fuga di massa, e che i borghi interni si dovessero svuotare. Ma accadde presto che le coste, malamente utilizzate e senza la minima idea di cosa fosse l’urbanistica, divenissero sature; mentre la maggiore comodità di spostamenti (le strade sono sempre le stesse, anzi peggio, però le auto sono migliori!), e l’evidenza che costa di meno farsi una villa nel vecchio paese che comprare un appartamentino soveratese, hanno ristabilito l’equilibrio. Borghi interni come Guardavalle, Chiaravalle, Cardinale, San Vito sono vitali; altri reggono abbastanza bene alla funzione di centro storico, anche con un po’ di recupero di tradizioni e consapevolezza di storia e arte; e paiono interessare il turista intelligente e colto. Come sempre fin dai tempi più remoti, mare e montagna, in Calabria.
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