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Data: 31/12/2008 - Anno: 14 - Numero: 3 - Pagina: 38 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

PIETRO LOIERO, PARTIGIANO.

Letture: 1165               AUTORE: Vincenzo Squillacioti (Altri articoli dell'autore)        

PIETRO LOIERO, PARTIGIANO. (Badolato, 5/5/1924 – 25/1/1985) Non si può dire che i Badolatesi non abbiano pagato il loro tributo di sacrificio e disangue quando la Patria li ha chiamati in armi: 49 caddero combattendo nella prima guerra mondiale e 26 nella seconda. Molto più numerosi i combattenti che hanno avuto salva la vita e sono tornati, tutti provati e parecchi invalidi, alle loro famiglie. Dei partecipanti alla Grande Guerra, i Cavalieri di Vittorio Veneto, non ne è rimasto alcuno; tra quelli rientrati dalla seconda ne contiamo soltanto tre, e ci stiamo attivando per raccogliere le loro memorie e conservarle alla Storia. Abbiamo avuto anche un ardito, Giuseppe Peronace (Badolato, 10/2/1895- 19/9/1955) un “pazzo” che s’è meritato in combattimento due medaglie e più di dieci di bronzo. E sei Repubblichini, ai quali abbiamo accennato altre volte su questo periodico. A noi risulta, inoltre, che due Badolatesi hanno preso parte alla Resistenza. Uno è Giuseppe Gallelli, badolatese di nascita (16/6/1904) ma trapiantatosi per l’Università e poi matrimonio a Bologna dove è morto (30/7/1985): è stato medico dei Partigiani dal 15/4/1944 al 21/1/1945. Di lui non abbiamo ancora scritto perchè non abbiamo altre notizie, nè come partigiano nè come uomo. Si tratta -lo scriviamo per i Badolatesi di una certa età- del fratello del notaio Vincenzo Gallelli: la nostra ricerca di notizie è rimasta infruttuosa perchè il Gallelli non ha avuto figli ai quali fare noi riferimento. Ci è stata donata, però dai parenti di qua, una bella fotografia di lui a cavallo. L’altro è Pietro Loiero (fu Raffaele e Vittoria Piroso). Di lui abbiamo notizie sufficienti a tratteggiarne la figura di Partigiano negli elementi caratterizzanti, perchè la moglie, Marianna Fiorenza (Badolato, 1923-2008) e i figli Raffaele e Vincenzo, non solo hanno risposto alle nostre domande, ma ci hanno anche fornito la documentazione relativa alla vita militare del congiunto. Dai documenti risulta che Pietro Loiero, contadino, è stato arruolato il 10 marzo 1943. Risulta poi che “ha partecipato alle operazioni di guerra svoltesi nel territorio metropolitano del 15-9-1943 al 28-2-1944, con la formazione partigiana “Valle di Lanzo” e dal 29-2-1944 al 7-6-1945 con la 17^ Brigata “Garibaldi”. Il Nostro è quindi stato arruolato, nel marzo 1943, in un reparto regolare dell’Esercito Italiano, che successivamente ha abbandonato -probabilmente nella fase di sbandamento dopo l’armistizio- per passare subito nella formazione partigiana. Il luogo in cui ha operato, prima nell’Esercito e poi nella resistenza, è stato il Piemonte, come si rileva da più di un documento, tra cui uno della Corte di appello di Torino, datato 4 maggio 1968, nel quale si legge di “riabilitazione” da una condanna con sentenza del 23-9-1944 della Pretura di Ciriè (Torino) per “furto semplice, cond. gg. 30 di reclus. e `A3 450 di multa”. Dal figlio Raffaele sappiamo ora che aveva “rubato” una bicicletta per raggiungere il più velocemente possibile il proprio reparto in un caso di urgenza. In un altro documento, intestato “Presidenza del Consiglio – Commissione Regionale Piemontese per l’accertamento delle qualifiche partigiane”, si legge che è stato partigiano dal 15-9-1943 al 7-6-1945; si legge inoltre la “qualifica di Partigiano Mutilato”. `E9 stato difatti ferito nel corso di un combattimento il 19 gennaio del 1945 riportando la “perdita anatomica dei due alluci, del 2° e 3° dito del piede sinistro e di parte dei tessuti molli con le relative unghie delle due ultime dita del piede sinistro”. Il figlio ricorda d’averlo sentito raccontare che in quella brutta giornata di guerra in montagna gli è caduto addosso un altro combattente, ferito mortalmente, ed egli è rimasto sulla neve sepolto sotto il cadavere per alcune ore, costretto dalla paura di venire scoperto e quindi ammazzato. La menomazione dovuta al congelamento gli valse il riconoscimento dell’invalidità (6^ e poi 7^ categoria vitalizia) e puntualmente, ogni anno, due paia di scarpe ortopediche, un paio per l’estate e un altro per l’inverno, dall’Opera Nazionale Invalidi. Il Foglio di Congedo illimitato per “dispensa” gli viene rilasciato dal Distretto Militare di Catanzaro in data 8 marzo 1948. Rientrato a Badolato ha conseguito la licenza elementare mediante sessione di accertamento di cultura per Reduci nel maggio del 1946. Ha pure frequentato un corso per agricoltori adulti, uno dei tanti corsi professionali che le Istituzioni organizzavano in quel periodo. Poi, però, avvalendosi della qualifica di invalido di guerra, chiese ed ottenne di fare il cantoniere sulle strade della provincia di Catanzaro e fu assegnato alla zona di Strongoli. Fece il cantoniere soltanto per sei mesi, poi fu licenziato perchè qualcuno aveva riferito agli Amministratori provinciali che Loiero era stato condannato per furto in Piemonte. In realtà, però, non era piaciuto a qualcuno del luogo che egli avesse applaudito con trasporto al comizio del comunista badolatese Luigi Tropeano (poi Senatore). Era il 1956. La bassa lega, le rivalse, le vendette e tante altre brutte cose nella politica già c’erano. Oggi ci sono ancora, ed anche tanto di peggio che allora non si sarebbe neanche immaginato. è la politica non c’è più! Il nostro Partigiano se ne tornò a Badolato, dove ottenne il lavoro di custode del cimitero, al pensionamento di Vincenzo Larocca. Ma anche qui fu costretto a lasciare, sempre a causa di quella sentenza di Ciriè. Poi emigrò in Svizzera dove rimase dal 1963 al 1968. Del partigiano “Vallio” (questo era il suo nome di battaglia) c’è ancora qualcosa da dire. Tra le sue carte c’è il seguente frammento di lettera: Amico caro l’altro giorno ho trovato “Lupo” ed abbiamo parlato di te. Tu sai che un vecchio compagno “di battaglia” non si scorda, ho quindi sollecitato per avere il tuo indirizzo e di inviarti alcune righe..... Non devi scoraggiarti perchè abbiamo ancora in cuore una fede, quella dell’onore ed un giorno credo che sapremo far valere i nostri diritti contro qualsiasi reazione.....”. Il frammento, datato 30-11-1946, manca della firma. Chi era Lupo? Abbiamo fatto un minimo di ricerca e abbiamo trovato che era così chiamato il romagnolo apartitico ed antifascista Mario Musolesi, medaglia d’oro della Resistenza caduto a Marzabotto il 29 settembre del 1944. Era il capo carismatico della Brigata partigiana “Stella Rossa”, conosciuta pure come “ Brigata partigiana autonoma”. Ma Lupo-Musolesi, essendo morto nel 1944 non può essere il Lupo di cui scrive l’amico anonimo a Loiero il 30 novembre 1946. Evidentemente più di un comandante partigiano ha assunto “Lupo” come nome di battaglia. Uno di questi è stato comandante anche del Badolatese partigiano Pietro Loiero, al quale il 15 novembre 1962 l’Esercito Italiano ha concesso la Croce al Merito di Guerra. Vincenzo Squillacioti Si ringrazia per la collaborazione l’amico Raffaele Loiero.
PIETRO LOIERO, PARTIGIANO. - Vincenzo Squillacioti
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