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“A CARVUNÈRA”

Autore:Mimma Piroso     Data:31/12/2016  
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Data: 31/12/2016 - Anno: 22 - Numero: 3 - Pagina: 36 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

CARMELA TIRABOSCO, UN BALUARDO DELLA DEMOCRAZIA.

Letture: 130               AUTORE: Pietro Cossari (Altri articoli dell'autore)        

Mancavano due anni al raggiungimento della fatidica meta e la comunità badolatese avrebbe festeggiato un’altra centenaria, ma la signora Carmela Tirabosco, fiaccata nel fisico e nello spirito in modo particolare dopo l’improvvisa scomparsa del figlio Raffaele avvenuta l’estate scorsa, si era volutamente lasciata andare decidendo di non combattere più. Sera di domenica 25 settembre, ha chiuso gli occhi e amorevolmente assistita da figli e nipoti, ha serenamente abbandonato questo mondo. Dignitosa fino all’ultimo. Con la sua morte lascia un vuoto incolmabile non solo tra i familiari ma anche nella comunità di Badolato, difatti, pur essendo stata una donna apparentemente fragile, semplice e umile, dall’aspetto mite e pacifico, aveva in realtà, un carattere fiero e indomito. (1 agosto 1918 – 25 settembre 2016) Nata l’1 agosto 1918, Carmela crebbe in clima particolare causato dagli effetti catastrofici della Grande Guerra. Alla fine del primo conflitto mondiale, infatti, le conseguenze furono ovunque disastrose. In Europa e nello specifico in Italia, la ripresa economica fu molto lenta e i reduci di ritorno dal fronte dovettero fare i conti con una grave crisi che sfociò in forti tensioni sociali e politiche il più delle volte conclusesi nel sangue e che aprirono le porte al fascismo. Tensioni che al contempo, favorirono però la presa di coscienza delle donne prima chiamate a sostituire nelle fabbriche e nei campi gli uomini chiamati alle armi e poi, estromesse dalle attività produttive per tornare fra le mura domestiche, al loro antico ruolo di mogli, madri e casalinghe. Situazione che si ripeterà puntualmente durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale ma che tuttavia, facilitò lo sviluppo dell’emancipazione femminile sino a giungere nel 1946 al suffragio universale che permetteva per la prima volta alle donne di esercitare il diritto di voto attivo e passivo. Carmela Tirabosco aveva allora ventotto anni e sulle spalle, un bagaglio di esperienze di tutto rispetto. Negli anni Trenta, infatti, in piena era fascista, era stata a Badolato, tra le prime giovanissime dirigenti dell’Unione Donne Italiane e col pretesto di rinnovare il lievito del pane, organizzava con la sorella Maria e Carmelina Amato, le riunioni segrete con la confinata politica triestina Giustina Pratolongo. Grazie a quell’incessante opera di proselitismo, l’UDI e il Partito Comunista Italiano registrarono un gran numero di adesioni femminili che poi si rivelarono decisive nelle successive battaglie condotte in campo politico e sociale. Nelle lotte per la conquista delle terre, le donne badolatesi furono in prima linea e dopo, dal 13 ottobre 1950 fino al 9 gennaio 1951 parteciparono alacremente al primo sciopero a rovescio per affermare il diritto al lavoro e per costruire una strada che da Badolato doveva portare a Brognaturo e collegare quindi, lo Jonio al Tirreno. In quell’occasione, Carmela Tirabosco, in attesa di uno dei suoi sette figli avuti dal marito e compagno di lotta Nicola Schiavone, e per nulla intimorita dagli arresti operati dai questurini inviati dal prefetto per stroncare ogni resistenza, svolse funzione di staffetta tra gli scioperanti di stanza a Giambartolo e la sezione comunista, nascondendo sotto il pancione istruzioni, trasportando armi e quant’altro serviva ai manifestanti. Due anni dopo prese parte, insieme a tante altre donne, al secondo sciopero a rovescio per portare l’acqua potabile in paese devastato dall’alluvione del 1951. In seguito, fu tra le protagoniste della battaglia per la tutela delle lavoratrici madri, contro la legge truffa, per le pensioni sociali, per gli asili nido, i consultori e il diritto allo studio. Espressivo in proposito e degno di nota è un simpatico episodio del quale Carmela Tirabosco insieme con altre donne si era resa protagonista il Primo Maggio 1958. Per quel giorno, infatti, in occasione della campagna elettorale per le Elezioni Politiche, i comunisti avevano organizzato in Piazza Fosso un comizio con Giglia Tedesco (morta il 9 novembre 2007), allora dirigente nazionale dell’UDI e poi, per sette legislature dal 1968, senatrice del partito Comunista Italiano e in seguito, dal 1993 al 1998, presidente nazionale del Partito Democratico della Sinistra e nel 1998, dei Democratici di Sinistra. Carmela, insieme alla sorella Maria anch’essa instancabile dirigente del movimento femminile e del PCI e alla ventunenne Rina Trovato, come avevano concordato la sera precedente, si alzò di mattina presto e con loro andò a raccogliere com’era d’uso, tanti fiori necessari all’abbellimento del palco comiziale. Poi, su idea della stessa Carmela, previa autorizzazione, entrarono nei possedimenti del barone Gallelli per procurarsi delle bellissime rose rosse con le quali, appena rientrate in sezione, crearono una meravigliosa composizione floreale. Successivamente, mentre altre loro compagne allestivano il palco, si recarono a casa di Peppino Parretta ove chiesero alla moglie Teresina Aversa, il permesso di stendere dal balcone fino alla sottostante Piazza Fosso, un lungo spago unto con grasso di maiale. Ottenutone il consenso e dopo aver verificato con un anello (la fede matrimoniale di Maria) l’ottima scorrevolezza della cordicella, attesero pazientemente con l’incuriosita padrona di casa che iniziasse la manifestazione. Poi, al momento convenuto, cioè mentre Giglia Tedesco stava terminando il suo intervento, a sorpresa, tra l’interminabile applauso della folla festante, calarono dall’alto, facendolo scivolare proprio sul palco, il mazzo di rose accolto con felice stupore dall’oratrice. Ricordare l’azione, la concretezza, la determinazione, la passione, l’impegno, la dignità e soprattutto l’umanità (si prodigava continuamente per mettere pace fra le famiglie in discordia) che hanno animato e caratterizzato la vita di Carmela Tirabosco è forse il modo migliore per rendere omaggio ad una donna che ha vissuto con coerenza mettendo in pratica i propri ideali di combattente per la libertà e la giustizia sociale, divenendo così un punto di riferimento per tutte quelle donne che ancora oggi lottano per la loro completa e definitiva emancipazione.
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