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Data: 30/04/2014 - Anno: 20 - Numero: 1 - Pagina: 30 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

IL "RITORNO" A BADOLATO DI ROBERTO GIGLIO, ARCHITETTO ED ARTISTA BADOLATESE DOC

Letture: 1743               AUTORE: Guerino Nisticò (Altri articoli dell'autore)        

Dopo la recente collaborazione al nuovo progetto musicale “MalaMatri” di Mimmo Audino, assieme a tanti altri amici badolatesi, Roberto Giglio sta realizzando, in questo periodo, un laboratorio artistico di “Scenografia per ragazzi e bambini” presso la residenza teatrale “MigraMenti. Poetiche del Viaggio” di Badolato. Nel mese di marzo, presso il Teatro Comunale (ex Polifunzionale), si è tenuto il primo appuntamento del laboratorio “La scenografia per ragazzi e bambini” promosso dalla compagnia Teatro del Carro-Pino Michienzi (ente gestore della struttura di via Magna Grecia). Un laboratorio artistico condotto da Roberto Giglio per le arti figurative, Josephine Carioti per il teatro e dal musicista Giuseppe Drosi, coordinato dall’attrice e co-direttrice del “MigraMenti” Annamaria De Luca. Il proposito del laboratorio è stato quello di fare scoprire ai tanti bambini partecipanti immagini, simboli e valori, attraverso il racconto, la creazione artistica e la manualità, strumento di partecipazione attiva per eccellenza. Facendo dialogare teatro e arti figurative, i bambini sono stati guidati alla scoperta di diverse modalità espressive. L’obiettivo era e resta, - vista la continuazione, nelle successive settimane, delle varie attività laboratoriali in programma - quello di sviluppare le capacità creative e relazionali dei bambini attraverso l’universalità del linguaggio artistico. L’occasione è stata buona per fare un’intensa chiacchierata con Roberto Giglio, architetto ed artista badolatese, ormai rientrato quasi definitivamente nel nostro piccolo paese, da tempo impegnato in questo tipo di iniziative. Il suo ultimo impegno artistico viene da un percorso iniziato questa estate nel borgo di Badolato. Una coloratissima installazione-estemporanea che ha visto un numeroso gruppo di bambini dipingere 60 metri di telo, collocati lungo l’antica strada che porta alla Chiesa dell’Immacolata. Il laboratorio è stato strutturato, fondamentalmente, in tre fasi: il primo step di tipo introduttivo, durante il quale i bambini sono stati guidati ad entrare nel tema, una sorta di rappresentazione ispirata alle maschere africane; la seconda parte dedicata interamente all’operatività, dove si è passati all’ideazione e al disegno delle maschere. L’ultima fase proseguirà con la realizzazione e messa in scena di un’installazione- performance, fatta di immagini e suoni. Ad oggi, sono state diverse le giornate dedicate a quanti hanno deciso di affrontare questo piccolo cammino artistico. Ne seguiranno altre, a partire dai prossimi appuntamenti previsti nei mesi di aprile e maggio, che andranno avanti fino alla fine della stagione artistica del “MigraMenti”. Roberto, nella nostra lunga chiacchierata, ha espresso grande compiacimento per le collaborazioni di Josephine Carioti (giovane attrice badolatese) e Giuseppe Drosi (giovane amico musicista), e di Annamaria De Luca e Luca Michienzi (direttori artistici del teatro badolatese) che hanno fortemente sostenuto il suo progetto. Una collaborazione che punta in alto e che si auspica di rilanciare il TEATRO come luogo di grande ricchezza, al pari di scuole, ospedali e chiese. Il Teatro, secondo Roberto, può far bene a tutta la comunità locale, soprattutto ai bambini e può e deve avere una sua importante funzione sociale, culturale, aggregativa; ed anche per questo motivo va premiato e sostenuto, da tutti i cittadini del Basso Ionio Soveratese, il paziente e prezioso lavoro della compagnia Teatro del Carro-Pino Michienzi. Ormai da tempo, Roberto Giglio, ha deciso di abbandonare la professione di architetto per dedicarsi alla sua grande passione: la pittura. Una scelta importante, definita da lui stesso soprattutto una scelta di vita. Dipingere - confessa - è per me più di un lavoro, è un naturale e quotidiano bisogno che mi aiuta a guardare meglio le cose, a comunicare, e quindi ad aprirmi agli altri. Il suo leit-motiv personale? «Non so se l’arte salverà il mondo, ma ha salvato me, se poi mi darà anche da vivere, ancora meglio». L’artista badolatese è cresciuto a Roma, metropoli dai ritmi frenetici ed asfissianti, città dove si è formato come architetto e come pittore. Roma gli ha dato molto. Alla “città eterna” lo legano, ancora oggi, affetti e lavoro, ma il bisogno di credere e investire in un progetto di vita diverso, in quel di Badolato, lo ha stravolto come un fiume in piena. Ha deciso, quindi, di abbandonare i ritmi stressanti della sua Roma, avulsi dal suo stesso concetto di vita, per tornare a Sud per riscoprire il piacere della lentezza. Badolato è, per Roberto, il “luogo” dove si sente veramente a casa e dove riesce a trovare la giusta dimensione e ispirazione per i suoi progetti artistici. Badolato rappresenta, oggi, per lui, il luogo di una scommessa interessante ed audace, una nuova prospettiva di vita e di lavoro, nonostante i tanti punti interrogativi. «Tornare a vivere al Sud - ammette - è una bella sfida, ma voglio credere nelle potenzialità di questa terra e guardare positivamente al futuro. Questo è il motivo che mi spinge a lavorare con i bambini, verso i quali abbiamo tutti delle responsabilità. Il cambiamento va costruito con i più piccoli. Io come artista e come Calabrese mi sento chiamato in causa, e l’unica cosa che posso fare è gettare un seme, lavorando a progetti continuativi e a lungo termine. In questo obiettivo trovo il senso più profondo di fare arte nella mia terra, l’arte intesa come strumento di conoscenza, civiltà, condivisione e apertura all’altro». Una sfida fatta anche di progetti importanti, in cantiere per il futuro. Tante, inoltre, le idee, maturate dopo il successo di “Ultimo Sud”, progetto realizzato nell’agosto del 2008 nell’antico borgo di Badolato. Roberto Giglio intende, innanzitutto: ultimare la sistemazione della sua casa-studio (vecchia casa di infanzia), con l’obiettivo di trasformarlo in un luogo d’incontro per artisti e amici (una sorta d’officina delle idee); mettere in cantiere il suo prossimo progetto pittorico, a cui sta lavorando da tempo; programmare una serie di mostre nel territorio. In cantiere, oltre al resto, installazioni, laboratori per bambini e corsi d’acquerello. Insomma, un gran fermento di idee-progettuali di notevole spessore culturale. E sul potenziale prosieguo del vecchio progetto del 2008, che era stato ideato ed immaginato come un work-in-progress negli anni, chiosa: «Mi fa piacere che ancora oggi si parli di “Ultimo Sud”, un progetto che ho molto a cuore e che ho condiviso con Isidoro Ermocida, Caterina Mannello, Giuseppe Sommario, Anna Giannuzzi, amici e artisti che hanno creduto nell’idea. Quell’anno siamo riusciti a coinvolgere un’intera comunità, i volti e le gesta di quanti hanno abbracciato l’idea esprimevamo da soli la soddisfazione di dare linfa ad un progetto forte, nato per i paesi della Calabria in via d’abbandono e cucito su misura per Badolato. Peccato che è venuto a mancare il sostegno di chi doveva credere e investire nel progetto, che si poteva storicizzare e far diventare un evento di spessore culturale e sociale. Un vero peccato! Come spesso accade, è mancata quella sinergia d’intenti tra le diverse figure coinvolte in progetti di questo tipo (amministrazioni, enti e associazioni culturali, scuole). Ma non ci siamo affatto meravigliati, lo avevamo pienamente previsto. Non solo, aggiungo che noi ci crediamo ancora, il cuore del progetto vive ancora e stiamo già lavorando, con la speranza di ricevere maggiore attenzione e sostegno. Uno dei punti fondamentali per superare l’isolamento culturale, sociale e fisico che affligge questo territorio, è senza dubbio quello di cooperare e fare rete. Mi auguro che tutto questo accada in fretta».
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