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Data: 30/06/2006 - Anno: 12 - Numero: 2 - Pagina: 39 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

IL BACO DA SETA

Letture: 1363               AUTORE: Nicolina Carnuccio (Altri articoli dell'autore)        

A Pasqua le mamme mandavano in chiesa le loro bambine a far benedire la “frunda”. Chiamavano così le foglie di gelso di cui si nutre il baco da seta. Nel nostro paese tutte le donne allevavano in casa i bachi da seta, per vendere i bozzoli o per fare col filo dorato coperte da dote. Ad aprile, appena sui rami dei gelsi spuntavano i primi germogli, compravano le piccole uova e in una pezzuola le lasciavano per sette-otto giorni nel letto sotto il cuscino. Per altri due giorni le donne più anziane, non impegnate nel lavoro dei campi, le tenevano al caldo nel petto. Le uova cominciavano a schiudersi e allora venivano poste in un canestro accanto a tenere foglie di gelso. Poco dopo il canestro brulicava di larve che si attaccavano voraci alle foglie. Le donne, prendendo una foglia alla volta, trasferivano le larve in canestri più grandi e poi, quand’erano ancora cresciute, su graticci di canna. I bachi mangiavano in continuazione e ogni otto giorni cambiavano veste. Era una grande fatica per le donne doverli nutrire. Andavano a piedi a raccogliere “frunda”. Partivano all’alba e tornavano la sera portando sul capo un sacco stracolmo di foglie. I gelsi erano molto diffusi nei terreni del nostro paese, eppure le foglie non bastavano a sfamare i tantissimi bachi che le donne allevavano. Nel mese di maggio, all’ultima muta, bisognava spingersi nei territori dei paesi vicini per trovare gelsi non ancora spogliati, e le donne invece che all’alba partivano nel cuore della notte. Dopo la quarta ed ultima muta i bachi mangiavano per altri otto giorni e poi salivano sui ramoscelli messi apposta sui graticci di canna. Cominciavano il lavoro di chiusura che finivano in 3-4 giorni. Alcuni però non riuscivano a fabbricarsi il guscio di seta e restavano sui ramoscelli avvolti soltanto in una bianca bambagia e poco dopo morivano.
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