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Data: 31/12/2017 - Anno: 23 - Numero: 3 - Pagina: 44 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

UNO STORICO PROGETTO (PER LO SCIOPERO A ROVESCIO)

Letture: 144               AUTORE: Vincenzo Squillacioti (Altri articoli dell'autore)        

Per mancanza di tempo, soprattutto, e non certo per trascuratezza, sono trascorsi numerosi anni prima di soddisfare un’esigenza, un desiderio, in qualche modo un dovere: acquisire notizie sul progetto della strada di Giambàrtolo che, nelle intenzioni degli organizzatori e dei volontari lavoratori dello Sciopero a rovescio, sarebbe dovuto essere il primo segmento dell’arteria rotabile che avrebbe collegato, anche da Badolato, la Calabria ionica con Serra San Bruno sull’Appennino, con Vibo Pizzo e Tropea sul Tirreno. In uno dei vari articoli pubblicati in questo periodico sull’argomento abbiamo avuto modo di scrivere che il progetto era stato redatto del geometra Angelo Vincenzo Anoja, ma non eravamo mai andati oltre. Finalmente tempo fa siamo riusciti ad acquisire sull’argomento notizie di non trascurabile interesse, da aggiungere a quelle che già conoscevamo. In compagnia dell’amico collaboratore Pietro Cossari, fornito di telecamera, qualche mese fa ci siamo recati a casa del nostro tecnico e abbiamo conversato a lungo sull’argomento, senza divagazioni e senza giudizi di merito sulla storica vicenda, com’è costume, in genere, del geometra Anoja, e fondamentale intento nel nostro lavoro di ricerca. Ci ha confermato di aver fatto lui -e, purtroppo, di non essere più in possesso del cartaceo- il progetto della strada Giambàrtolo-Guardia, su richiesta verbale dell’avvocato Luigi Tropeano, allora Sindaco di Badolato. Per il lettore che non ricordasse quanto più volte scritto su questo periodico, diciamo che lo Sciopero a rovescio è iniziato il 13 ottobre del 1950 ed è finito ed esaurito il 9 gennaio del 1951. “Non sono stato pagato. Quando Tropeano mi ha detto che c’è gente che vuole fare una strada da Giambàrtolo per la montagna, io, da poco diplomato, ho chiesto la collaborazione del geometra Menniti, di Guardavalle, mio compagno di scuola; ma né io né lui avevamo lo strumento necessario per il lavoro. Siamo allora andati dal geometra Riillo di Santa Caterina, anziano, che ci ha prestato il tacheometro.” Questa la risposta alla prima nostra domanda di stretta pertinenza. Poi, visibilmente contento, ha continuato: “Finito il progetto e il picchettamento, vicino Piazza Annunziata mi hanno preso sulle braccia per portarmi a Giambàrtolo e mostrar loro i picchetti del tracciato: io mi sono fatto mettere con i piedi per terra, e siamo andati….. Non ricordo i nomi delle persone, ma uno era sicuramente Giangru.” (si tratta -ne siamo certi- di Vincenzo Andreacchio, detto Giangru, esponente di spicco del P.C.I., e tra i principali protagonisti dello Sciopero a rovescio.) “Mentre lavoravamo per il picchettamento uno veniva ogni tanto a trovarci, Micu Corea.” Il più importante, forse, tra i Capi del suo Partito a Badolato, almeno per un certo periodo. Abbiamo voluto sentire il geometra Anoja anche in merito ad ostacoli durante la “illecita” realizzazione della strada, ed egli ci ha detto quanto è già piuttosto noto: “Si è ribellato e ha denunciato don Antonio Campagna (è il perito agrario Antonio Gallelli) perché aveva nella zona un uliveto del quale sarebbero state sradicate alcune piante per realizzare il tracciato progettato”. Noi qui aggiungiamo -è già storia pure questa- che il figlio del perito Gallelli, ancora giovane studente, pur contrariando la volontà del genitore, è stata favorevole alla prosecuzione dei lavori secondo progetto. Dell’intervento del Prefetto, della Polizia, dei blindati e degli arresti non scriviamo, perché se ne è trattato già a sufficienza. Il geometra Anoja ci ha poi raccontato, a nostra richiesta, di un altro suo progetto commissionatogli da una Cooperativa per la sistemazione di un tratto di quella strada che era stata già aperta con lo sciopero. E del progetto di successiva bitumazione di quella stessa strada, quando era Sindaco l’avvocato Giacomo Crisafi. Ovviamente, si è trattato di attività non più volontarie. Poi, negli anni, numerosi altri progetti: l’acquedotto Badolato Superiore-Badolato Marina; il cunettone di sbarramento delle acque piovane a ridosso della zona detta Ghetto, da sud a nord sino al torrente Barone, in Badolato Marina; la strada Santuario della Sanità-Butulli….. Gli abbiamo poi rivolto un’ultima domanda: “Secondo voi, come cittadino, come tecnico, come progettista la strada di Giambàrtolo aveva una funzione importante per lo sviluppo di Badolato e del suo territorio?” E lui: “Volevano fare il collegamento con la Guardia, e poi dalla Guardia si poteva andare a Serra San Bruno, perché allora si andava a piedi. Però è stata inutile, sino a quando non abbiamo fatto la strada della Sanità, che continuava oltre la Guardia, sino alla montagna… La strada dal paese alla Sanità era stata fatta per interessamento dell’Arciprete don Antonio Peronace.” Lo Sciopero a rovescio, però, noi sappiamo che nasceva soprattutto da un’altra pressante esigenza: creare lavoro per tanta gente che non ce l’aveva. Troppo spesso, e troppa gente “istituzionale” dimentica, ancora oggi, non solo che senza lavoro si perde la possibilità e il diritto di vivere, ma dimentica o non sa che solo gli umani lavorano (fatta eccezione per pochi altri animali), e che impedire od ostacolare, direttamente o indirettamente, la possibilità di lavorare equivale alla negazione di una delle più importanti dimensioni umane. Preghiamo tenere presente che le ultime sei righe sintetizzano una non proprio estemporanea seppur amara nostra riflessione, e non fanno parte, quindi, dell’intervista all’amico geometra Vincenzo Anoja che ringraziamo per la disponibilità e il prezioso contributo fornitoci, così come ringraziamo l’amico Pietro Cossari per la continua e valida sua collaborazione.
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