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Data: 31/12/2002 - Anno: 8 - Numero: 4 - Pagina: 18 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

RIDATECI…NOI!

Letture: 1523               AUTORE: Vincenzo Squillacioti (Altri articoli dell'autore)        

“La Stato sono io”, asseriva prepotentemente un…regnante di qualche secolo addietro. Ma più di recente, a memoria di chi scrive e dei suoi più o meno coetanei, si insegnava, e si imparava, con sicurezza e determinazione, che “lo Stato siamo noi”: un territorio, un corpo di leggi, un POPOLO. Cioè, noi. In casa nostra, da quando ha avuto inizio l’occupazione dello Stato, metodica, sistematica, selvaggia, l’idea che “lo Stato siamo TUTTI noi”, sta subendo colpi mortali. Cosa rimane al popolo se ormai un po’ tutto (banche, ferrovie, poste e servizi vari) stanno passando dallo Stato nelle tasche dei privati? Già in alcune città italiane si paga persino un “pedaggio” per potervi entrare! E così in alcuni Parchi del Nord. Per la Scuola è stato già avviato, in più modi, il processo di privatizzazione. Per il patrimonio monumentale e architettonico pubblico è stato già consumato il primo atto. E cominciano ad esser pochi, ormai, i templi e le cattedrali d’Italia che il popolo può visitare senza aver prima pagato il prezzo dovuto. Per la ricerca sulle malattie genetiche veniamo invitati ogni anno dalla gentile e benemerita Signora Susanna Agnelli a metter mano al portafogli, perché lo Stato non ha soldi. E non ne ha neanche per le Università, come non ne ha per i terremotati. E tutto in nome della legge, fatta dai Comitati, dalle Commissioni, dai Consigli, dai Parlamenti… Che siamo noi. E sempre in nome della legge sta subendo un bel processo di accelerazione il passaggio persino di capitali dalle casse dello Stato, che siamo noi, alle tasche dei privati, di pochi privilegiati privati. Che sono solo minima parte di noi. Il colpo grosso dovrebbe essere quello della Sanità, di quella pubblica, naturalmente. Quella privata già gode ottima salute, con il beneplacito e la connivenza dello Stato. Che siamo sempre noi. Il processo è già avviato da tempo, in modo indiretto e non facilmente visibile dall’uomo della strada. . Prove ce ne sono tante. E di ogni tipo. Una sola notizia -a conclusione- da cui ha avuto origine la riflessione che precede, estremamente sintetica, per rispetto ai lettori. Dodici dicembre 2002: telefono da Badolato a un poliambulatorio di un presidio ospedaliero pubblico del capoluogo di Regione per prenotare una visita specialistica non particolarmente impegnativa, non necessitante, comunque, di attrezzature tecniche. La risposta dell’impiegato incaricato all’altro capo del telefono: “La possiamo prenotare per il 24 settembre. Ovviamente del 2003.” All’anima della sbandierata riduzione dei tempi d’attesa nella sanità pubblica! E ciò in contemporanea con la pretesa di far credere alla gente che si riesce a provvedere anche alla salute di quelle care bestioline, come cani gatti et similia, che spesso accompagnano l’uomo nel suo sofferente cammino. Forse, però, ciò è facile! Ma a pagamento! Chi può, paghi. Se paghi, puoi; persino avere un rapporto privilegiato con il Padre Eterno. E con alcuni suoi importanti rappresentanti in terra. Se non puoi… (Foto archivio famiglia V. Squillacioti) Porta del Duomo di Siena - 29 settembre 2002

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