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Data: 31/12/2002 - Anno: 8 - Numero: 4 - Pagina: 33 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

“TAVOLE E BOTTIGLIE ECCELLENTI DELLA CALABRIA”

Letture: 1788               AUTORE: Vincenzo Squillacioti (Altri articoli dell'autore)        

TAVOLE E BOTTIGLIE ECCELLENTI DELLA CALABRIA (di Giuseppe Antelmi) Il 29 ottobre 2002, con inizio alle ore 10,30, allhotel Guglielmo in Catanzaro stato presentato, a cura della Confederazione Italiana degli Agricoltori (CIA) della Calabria, linteressante volume enogastronomico di Giuseppe Antelmi. Lopera la quarta della collana dellAutore pugliese, dopo quelle sulla Campania, sulla Basilicata, sulla Puglia. Tra i cento operatori calabresi di cui lopera tratta figura la nostra Irene Circosta, titolare dellazienda agrituristica biologica Gocce di Sole in contrada Ponzo, nel Comune di Santa Caterina Ionio. Al tavolo dei relatori: il Vicepresidente nazionale con il Presidente e il Vicepresidente regionali della CIA; il Sindaco di Catanzaro; Gianfranco Manfredi, direttore del mensile Calabria; Giuseppe Antelmi, autore del libro; un noto operatore enogastronomico della nostra regione. Previsto, ma assente, il Presidente della Giunta della Regione Calabria. Tra gli interventi programmati: quello del Presidente della Confagricoltura; del Presidente della Coldiretti; del sottoscritto, nella qualit di rettore del periodico culturale La Radice. Poich si tratta di un avvenimento sicuramente culturale, e che ci interessa da vicino per pi di un motivo, riteniamo opportuno oltre che utile riportare qui di seguito lintervento del direttore di questo periodico. Ho letto Tavole e bottiglie eccellenti della Calabria con lattenzione che il libro meritava, per pi motivi, per quel che mi riguarda. Prima di tutto perch mi stato donato da Irene Circosta, mia vicina di casa, ragazza che conosco dalla nascita, di cui ho seguito fin dallinizio lamore per la sua creatura agrituristica Gocce di sole, che s in territorio di Santa Caterina Ionio, ma che i Badolatesi considerano cosa loro perch frutto dellimprenditoria appassionata e intelligente di Irene, appunto, e dei suoi genitori, malati, direi quasi, di agricoltura biologica. Il padre mi ha persino convinto, qualche anno fa, di organizzare a Badolato un convegno, regionale, sullagricoltura biologica. Convegno che abbiamo realizzato, con veramente lusinghiero successo di relatori e di pubblico, chiaramente interessato. Ho letto il libro con interesse perch curato da Giuseppe Antelmi, che io ho avuto il piacere di conoscere, e quindi di stimare, quandegli ha cominciato a frequentare e a seguire la famiglia Circosta. Ulteriore stimolo alla lettura m stato dato dalla qualificate firme delle pagine introduttive, come quella, ad esempio, di Pantaleone Sergi. E poi devo confessare che, reduce da alcuni giorni trascorsi in Toscana dove ho avuto incontri con il vino di Montepulciano, con il pecorino di Pienza, con il Persico di Chiusi,...ho avvertito un po' prepotente il bisogno di conoscere che cosa e dove si mangia e si beve di buono nella nostra regione. S, vero, pur senza essere un grande mangiatore, ho anchio apprezzato squisiti piatti di pesce, a Scilla e a Pizzo, e lo stocco cucinato in venti diversi modi in quel di Mammola, e gustosissimi antipasti in quel di Civita, nel Pollino; ma questo libro mi ha incuriosito per loriginalit dellimpostazione e, se vogliamo, anche per la grafica. Lho letto, quindi, ed stato per me un nuovo giro della Calabria, in quanto anni fa ho dovuto percorrerla (stando a casa, per) per enucleare 64 luoghi eccellenti di cui tratteggiare, in sintesi, caratteristiche culturali e turistiche per una guida da offrire a chi si avventura qui da noi. Adesso, con questa lettura ho scoperto la magnificenza della nostra cucina e della nostra cantina, in ci agevolato dallintelligente scelta dei cento luoghi di ristoro, di cui si scrive nel libro, distribuiti in modo equilibrato su tutto il territorio calabrese, senza lasciare zone dombra. Un libro, quello di Giuseppe Antelmi, i cui i protagonisti indiscussi sono la cucina calabrese, e i vini che la bagnano. Un libro nel quale io ravviso inoltre alcune notevoli peculiarit. Intanto, forse ancor pi che i piatti e i bicchieri, i primi protagonisti sono gli operatori. Ho letto nelle pagine introduttive che si tratta di un libro fatto a pi mani, e difatti lo ; mani talvolta molto diverse le une dalle altre, guidate da motivazioni non sempre coincidenti con quelle di altri operatori-colleghi, ma che hanno una unitariet di timbri e di toni da far venire in mente una suonata a pi mani al pianoforte. Una specie di mosaico in cui lesperienza di ciascuno una tessera musiva , esclusiva per costituzione morfologia e colore, ma che insieme alle altre, a tutte le altre, forma un unico mosaico: un mosaico grande quanto tutta la Calabria enogastronomica. Altra peculiarit, che balzata evidente ai miei occhi leggendo questo libro, lesaltazione, non eccessivamente appariscente, ma certamente decisa, del territorio. Ovunque, difatti, si legge di antichi poderi, di riposante vegetazione, di colline, di terrazze, di strutture della nostra ormai quasi scomparsa architettura rurale, quali ville di campagna, frantoi, mulini e cos via. C persino un ristoratore che scrive che i suoi ospiti elevano il territorio a contenitore del sapere, chiedono le storie, le leggende, le ricette, si acculturano. un periodo questo in cui un po tutti, istituzioni pubbliche e gruppi privati, sinteressano con particolare attenzione al territorio, inteso in tutte le sue accezioni. Sappiamo, ad esempio, dei Parchi letterari, tipo quello di Norman Douglas, che, partendo dal Pollino scende sino a Crotone; del Parco letterario Corrado Alvaro, di San Luca. Si parla in questo periodo di un Parco letterario Campanella-Cassiodoro, che andrebbe da Stilo a Squillace, comprendendo la Certosa di San Bruno. Tutti sappiamo dello sviluppo dei Parchi montani, anche in Calabria, con risultati tanto positivi da motivare una presa di posizione del direttore generale del ministero preposto proprio alla tutela ambientale: questo direttore generale, in un recente incontro a Ravello, ha suggerito ai Presidenti dei Parchi Nazionali dItalia di essere meno restrittivi, meno conservatori. E si pensa gi ad una legge che permetta la caccia e conceda maggiore spazio nei parchi al profitto privato. Avviandomi alla conclusione dico brevemente di unaltra peculiarit di questo libro: unopera che, direttamente od indirettamente, fa recupero culturale. E questo non pu che farmi tanto piacere, in quanto si trova in linea, per cos dire, con il nostro periodico, La Radice, che ha come fondamentale obiettivo il recupero della nostra cultura, prevalentemente contadina e artigiana. Questo libro fa recupero in senso stretto in quanto, tutti concordi, gli operatori si danno da fare per ricercare e proporre sapori antichi, i pi qualificati, i pi genuini. In ci contribuendo a creare, tra laltro, una continuit tra generazioni, nonni padri figli, un legame tra passato e presente, che poi uno dei pochi riferimenti validi che ci rimangono, in un mondo di cos tanta incertezza. Ma si tratta anche di un recupero indiretto, di manufatti rurali, come dicevamo, di oggetti che sono testimonianza di una cultura che qualcuno definisce subalterna, che facciamo appena in tempo a strappare allo sfascio totale. Questo libro, anche se in modo indiretto, d numerosi messaggi in tale direzione. Il tuttofacendoci mangiare bene. Ovviamente non il libro, ma gli operatori. Attenzione, per! E concludo. In un primo tempo, e/o in un certo spazio, si mangia per sconfiggere la nera fame, per non morire. Non il caso nostro. In una condizione socio-economica diversa, si mangia per vivere, per lavorare, per produrre, per stare bene. Ed il caso nostro. In una condizione pi evoluta si mangia per il piacere di mangiare, oltre che per stare bene. Si mangia perch fa piacere mangiare; perch fa piacere mangiare cibi e bere vini eccellenti. Si mangia per soddisfare nel modo migliore la gola. Questa fase spesso caratterizzata da uno sperpero di sostanze, sperpero tanto dannoso quanto deplorevole e colpevole, da parte, ovviamente, non dei ristoratori ma degli ospiti, che prenotano e pagano cento, per poi consumare cinquanta. un grave male sociale. Ai nostri cento e mille che operano nel settore della ristorazione eccellente il mio augurio che siano bravi anche nel prevenire questo male. Catanzaro, 29 ottobre 2002

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