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Data: 31/03/2003 - Anno: 9 - Numero: 1 - Pagina: 36 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

SENZA SORDI ON SI NDA CÀNTANU MISSI


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Letture:               AUTORE: Giovanna Durante (Altri articoli dell'autore)        

Si narra che anticamente un contadino calabrese, in un sereno giorno di giugno, si accinse di buon mattino a percorrere la mulattiera che conduceva dal suo paese a quello vicino. Qui si svolgevano i festeggiamenti in onore del Patrono e, come duso, aveva luogo un ricca fiera che dava la possibilit di comprare, barattare o vendere ogni tipo di merce. Bisaccia in spalla, scarponi ai piedi, il nostro uomo inizi la sua marcia di gran lena e, quando stava per lasciarsi alle spalle lultima casa del paese, incontr un conoscente che gli disse: Cumpra, jati ahra fera? E alla risposta affermativa continu: Mu portati nu frischjttu? (Compare, andate alla fiera? Me lo portate un fischietto?). Certo! Gli ripose quello proseguendo il suo cammino. Giunto nei pressi di un casolare, il viaggiatore incontr un altro compaesano che, dopo avergli chiesto dove si stesse recando, fece la sua richiesta: Sentti cumpra, mu portti nu frischjttu? E cos dicendo tolse dalla tasca una monetina che consegn al suo interlocutore; questi, dopo aver riposto con cura nella tasca della giacca la moneta che sarebbe servita a comprare il fischietto, disse: E tu s ca frishj! (E tu s che potrai fischiare!). E prosegu il suo cammino. Questo episodio la dice lunga sulla indiscussa necessit ed utilit del denaro come mezzo indispensabile alla sopravvivenza, in quanto permette alluomo di procurarsi ci di cui ha bisogno; e gli antichi lo sapevano bene, tanto che recitavano: Senza sordi on si nda cntanu Missi (Senza soldi non si celebrano Messe solenni). In altri termini ogni cosa ha un suo costo economico. A ben riflettere, nel proverbio citato espresso il concetto della necessit ma anche implicito quello della potenza del denaro che a volte finisce per contaminare anche le cose sacre; del resto noi sappiamo bene come in un periodo del Feudalesimo fosse diffusa la compravendita delle cariche ecclesiastiche, ossia la simonia. Tale parola deriva da Simon Mago, il quale, alla morte di Ges aveva cercato di corrompere lApostolo Pietro offrendogli del denaro in cambio della capacit di compiere miracoli. E che dire dellApostolo Giuda che per trenta denari trad Ges, suo Maestro?! Anche allinizio del 500 molti ecclesiastici apparivano interessati unicamente alla ricchezza e al potere e si dedicavano pi alla politica che alla religione; basti pensare alla vendita delle indulgenze per cui si giunse persino a sostenere che, per la salvezza delle anime o addirittura per diminuire la pena delle anime che si trovavano nel Purgatorio, fosse sufficiente versare alla Chiesa del denaro. Nel mondo di oggi le cose non sono certo migliori, anzi tutti siamo schiavi della ricchezza e dellegoismo. Denaro per nascere, per vivere, per curarsi dalle malattie del corpo e -ci illudiamo- dello spirito. Denaro persino per morire; chi possiede miliardi pu vivere o morire tra tanti comforts, pu curarsi in mille modi, pu illudersi di debellare la vecchiaia, mentre chi povero e non ha alcuna di queste possibilit vive in un mondo di incertezze e di stenti. Non a caso un altro antico proverbio dice: Cu ava sordi fa dinri, cu ava pedcchji fa cicli, e cio chi ha soldi accumula ricchezze, chi povero accumula miseria. Solo la morte ha il diritto di spogliare di ogni avere, ricchi e poveri, nobili e plebei, livellando gli squilibri sia economici che sociali creati dalla mente perversa delluomo. Egregiamente si espresso in proposito il grande Tot in una sua nota poesia: A morte o ssaje ched? una livella.

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