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Data: 30/09/2003 - Anno: 9 - Numero: 3 - Pagina: 18 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

A ZZOPP’ANN’ANCA

Letture: 1593               AUTORE: Mario Ruggero Gallelli (Altri articoli dell'autore)        

Le sere destate al Borgo erano vissute nella pi completa serenit. Quelli della Ruga (del rione) attorniati nella zona pi fresca , si partecipavano i fatti, fatterelli e fattacci del giorno. Si parlava di semina e di raccolti, di fidanzamenti e di amori nascosti, di esperienze antiche e di realt presenti. I giovani, ai quali raramente era concesso il diritto di parlare, si limitavano ad ascoltare. Era in quel contesto che veniva accumulato il bagaglio di cultura contadina e artigiana, dove noi oggi attingiamo, preziosamente, per portare alla luce una memoria storica facile a scomparire. I pi piccoli, appartati in uno slargo vicino, si dedicavano al gioco. Il pi praticato era a zzoppannanca Nello slargo, appunto, veniva segnato, con un pezzetto di carbone, un rettangolo lungo metri due e largo uno, a sua volta suddiviso in otto caselle uguali: era quello il campo di gioco. Dopo aver sorteggiato lordine di partecipazione, il giocatore, fornito di un pezzetto di stracia (coccio), si piazzava nei pressi della casella sinistra del lato pi piccolo del rettangolo e lanciava la stracia nel primo riquadro. Se questa rimaneva allinterno della casella, il giocatore, saltellando su una gamba, procedeva al recupero, continuando il percorso da casella in casella fino alla fine. Lo stesso continuava il gioco con il lancio allinterno della seconda e poi alla terza, alla quarta, ecc. Il giocatore veniva eliminato, passando la mano al secondo, se nel lanciare il pezzetto di stracia questa non rimaneva allinterno della casella prefissata, oppure si accavallava su una riga divisoria. Inoltre, veniva ancora escluso dal gioco se nel saltellare toccava una riga o si appoggiava con laltro piede avendo perso lequilibrio. Vinceva chi arrivava per primo a compiere il numero di giri prestabilito.

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