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Data: 30/09/2003 - Anno: 9 - Numero: 3 - Pagina: 37 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

VICÌNU MEU PRÒSSIMU MEU

Letture: 1601               AUTORE: Giovanna Durante (Altri articoli dell'autore)        

La conformazione di gran parte dei paesi collinari della Calabria, un tempo imponeva agli abitanti di vivere a stretto contatto con i propri vicini di casa, la cui immagine appare di frequente nei proverbi calabresi. Generalmente la gente cercava di mantenere rapporti di cordialit con tutti, a maggior ragione con i vicini, considerando che in essi ci si rifletteva come in uno specchio (Vicni mei, specchili mei) e che il vicinato era quasi come il parentado (U vicintu menzu parenttu). Gli atti di condivisione tra vicini di ruga erano spontanei, cordiali e frequenti e gli interventi a sostegno morale o materiale delle famiglie vicine di casa erano coinvolgenti e reciproci; non a caso si soleva dire: Puru a rigna ava bisgnu da vicna (Anche la regina ha bisogno della vicina); oppure: Ahra vicna da vicna danci lovu cu a cucchjarna (Alla vicina della tua vicina offri luovo col cucchiaino); ed ancora: E Diu e de vicni non si pota ambuccira (Da Dio e dai vicini non ci si pu nascondere). Al di l dellinnegabile senso di solidariet sociale che aleggia nei proverbi citati, emerge la figura di una vicina a volte un po scomoda. Il fatto che ognuno nella ruga fosse a conoscenza delle abitudini e dei problemi altrui non consentiva di mantenere rapporti sempre idilliaci con i propri vicini con cui, anche per futili motivi si finiva per litigare, come testimonia il proverbio: Cu si menta cu a vicna o si mbriga o si rovna (Chi d retta alla vicina o litiga o si rovina). Se poi la partecipazione affettiva alla vita di una famiglia vicina di casa diveniva invadente o era considerata tale, i litigi erano consistenti e soprattutto le donne si rinfacciavano vicendevolmente il bene profuso, inserendo nellalterco proverbi del tipo: Non fara bena ca ricvi mala. Purtroppo anche la piet per il prossimo, in caso di litigi, veniva meno, come testimonia il seguente proverbio improntato ad uno spietato egoismo ma chiaramente dettato dalla rabbia e dalla delusione: Cu ava piet da carna e lattri a sua sa mngianu i cana (Se si ha piet della carne altrui, la propria sar sbranata dai cani). Tra i tanti proverbi non mancano quelli in cui la vicina vista come persona ambigua con cui conveniva mantenere rapporti cordiali ma da cui era bene cautelarsi. In pratica la strategia era la seguente: offrire alla vicina scomoda le cose migliori, allo scopo preciso di tenersela buona. (Ahra mala vicna a pitta [focaccia] cchj bona). Alla luce dei proverbi analizzati, la vicina di casa di un tempo non presentava sempre le stesse caratteristiche in quanto il suo atteggiamento variava col variare delle situazioni contingenti; una cosa certa: malgrado i risvolti negativi essa si configurava come una presenza sulla quale si poteva contare ed in quanto tale nettamente preferibile alla figura della vicina del nostro tempo, contraddistinta dalla frettolosit, dalla convenzionalit e spesso dallindifferenza.

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