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Data: 30/09/2004 - Anno: 10 - Numero: 3 - Pagina: 13 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

Nella Chiesa di San Domenico un omaggio a Vito Teti

Letture: 1957               AUTORE: Viviana Santoro (Altri articoli dell'autore)        

(Un altro Convegno, quello del 5 agosto a Badolato, che ci fa veramente lieti, e ci autorizza ancora una volta ad essere orgogliosi delle nostre scelte. A fortemente motivarci non sapremmo esattamente se questo nostro vecchio borgo, enormemente ricco di senso dei luoghi, o il notevole spessore del libro in cui esso ha una parte tuttaltro che trascurabile, o la forte personalit del suo autore, Vito Teti, al quale ci lega un fraterno affetto, squisitamente coniugato alla condivisione di intenti e di impegno per la nostra comune terra, per la nostra comune civilt, per le nostre comuni radici. Ma certamente ci hanno stimolato tutte tre le cose insieme, non facilmente scindibili. Ancora una volta per noi un atto dovuto, perch sentito, perch scaturente dalle fondanti caratteristiche del nostro stesso essere, quali singoli e quali elementi di unAssociazione nata e fin qui cresciuta per esprimere e partecipare solamente in positivo. Siamo ancor lieti perch a partecipare levento culturale ai nostri lettori lamica giornalista Viviana Santoro, che ringraziamo ancora per aver dato risposta positiva alla nostra richiesta, ed anche per averci offerto pi che un resosconto, dando al suo lavoro il taglio che noi prediligiamo, in uno stile equilibrato, esauriente e conciso che non di chiunque usa la penna per scrivere.) Nella Chiesa di San Domenico un omaggio a Vito Teti La Chiesa di San Domenico, imponente emblema di uno splendore tanto antico quanto bisognoso di restauro, ha ospitato il convegno organizzato in agosto da La Radice in omaggio ad un intellettuale calabrese che sta contribuendo alla conoscenza della nostra variegata realt con i suoi studi e le sue pubblicazioni: Vito Teti, docente di Etnologia allUnical e direttore del Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo, autore de Il senso dei luoghi - Paesi abbandonati di Calabria (Ed.Donzelli). Un convegno che, come tutti quelli voluti dal prof. Vincenzo Squillacioti, presidente de La Radice, ha lasciato il segno per lefficacia degli interventi e la professionalit dei relatori, ma soprattutto per latmosfera di attento interesse che si respirava tra il numeroso pubblico. Un omaggio a Badolato ed al nostro conterraneo Vito Teti che nel suo libro dimostra di amare il nostro paese, dedicandogli un intero capitolo -ha affermato il prof. Squillacioti nel suo intervento di saluto- nel quale esso assurge a simbolo di tutti quei paesi calabresi abbandonati e costretti a far nascere il loro doppio sulla costa, paese dellemigrazione e dellaccoglienza. Lincontro stato sapientemente coordinato dal giornalista Tot Piperata, che ha sottolineato limpegno lodevole dello studioso calabrese nel settore etno antropologico ed il suo contributo alla conoscenza del vero volto della Calabria. Un excursus sulla storia dei tanti centri dellentroterra calabrese stato fatto dallo storico Ulderico Nistic, che, prendendo spunto dallopera di Teti, ne ha ricordato le origini, le dominazioni, lantica autosufficienza, i sistemi di difesa, limpianto urbanistico e poi il loro trasferimento quasi sempre forzato sulla costa, l dove la caratteristica che oggi li accomuna lassoluta mancanza di unidentit. Lopera di Vito Teti, ha detto Nistic, copre una lacuna nelle conoscenze di quei tanti paesi, anche dellarea grecanica, che sono stati abbandonati, per case comode e tutte uguali, in marina, ma che non vogliono morire: Badolato, Africo, Amendolea, Roghudi, Savelli, Pentadattilo, Gallician, suggestivi nella loro immobile bellezza. Questa sorta di diario di viaggio che Il senso dei luoghi, ha continuato Nistic, arricchisce noi calabresi per primi, perch, senza cadere nellenfasi e nella retorica della nostalgia, ci presenta territori noti ma anche ignoti la cui storia la parte pi autentica della storia della Calabria tutta. Nei particolari del libro poi entrata Francesca Viscone, giornalista e scrittrice di madre badolatese, che ha definito Badolato sua vera patria, luogo della memoria e del ricordo ed ha parlato della scrittura forte di Teti, che senza enfasi ed ostentazioni capace di dare emozioni altrettanto forti. 570 pagine, arricchite da centinaia di immagini in bianco e nero, per narrare con occhio critico la Calabria, ha detto la giornalista, quella dei paesi abbandonati o ricostruiti, dei ruderi che la logica perversa del cemento abbatte senza piet, dei contadini, degli emigranti, degli intellettuali delle processioni, del desiderio di continuare a vivere dei piccoli centri. Un romanzo, lha definito la Viscone, fatto di realt ed utopia, dove lutopia serve per ricostruire memoria storica e con essa identit perduta, un romanzo damore grande di chi si sente viandante e pellegrino, ma anche abitante fedele. Ho scritto della Calabria che non deve e non vuole morire -ha spiegato lautore- la Calabria con le sue contraddizioni ed i suoi problemi, la Calabria che deve imparare a parlare bene dei calabresi, la terra con i suoi gravi problemi, che ha bisogno di ricostruire la sua identit perduta. Vito Teti ha parlato delle tante Calabrie dove i ruderi devono tornare a vivere, affinch la nostra storia possa essere ritrovata: un libro damore ed un libro politico insieme, poich fa riflettere sui mille volti di una terra da dove si fugge ed alla quale si torna, secondo un costume millenario di spostamenti e migrazioni. Un evento culturale significativo, quindi, questo che La Radice ha offerto ai badolatesi ed alla gente venuta da tutto il comprensorio, a dimostrazione di come la cultura pu aggregare e far crescere senza annoiare. Il dibattito che ne seguito lo ha dimostrato in pieno: i consensi ed una nota di dissenso nei confronti della posizione degli intelletuali calabresi hanno contribuito ad arricchire la serata.

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