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IL “CIRCOLO” DI AZIONE CATTOLICA
Autore:Vincenzo Squillacioti     Data: 31/12/2019  
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Data: 30/09/2006 - Anno: 12 - Numero: 3 - Pagina: 7 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

Come non ho visto a CUMPRntra

Letture: 807               AUTORE: Fausto Marcone (Altri articoli dell'autore)        

Non ho mai visto a cumpruntra, ma vivo da sempre un rito analogo, dai miei padri pi lontani. Quando Pasqua e le nevi sulla Maiella sono sciolte, certi anni per essa biancheggia ancora, al mezzogiorno e tutta la gente radunata in piazza, la statua della Madonna corre verso la statua del figlio che risorto.
Generazioni di occhi pensosi e di mani secche dalla fatica sulla terra hanno visto e trepidato e in quella manciata di secondi la loro vita e quella delle loro madri, dei loro figli, di chi non cera pi o cera ancora, passata loro dentro. Lo si capisce dagli occhi umidi, dal tremore delle mani, dallimpossibilit di parlare.
Cos io immagino che sia per a cumpruntra, di cui mi sono fatto raccontare i passi, una due tre volte, fino ad annoiare il mio amico badolatese. Forse ho in mente troppo la mia Pasqua e tendo a immaginare a cumpruntra in modo come essa non . Certo ogni luogo diverso, ha la sua luce e le sue linee che sono la sua realt pi profonda. Ogni luogo ha il suo vento e i suoi rumori che ne modellano e ne costituiscono le sue dimensioni. Ma quella spina dorsale che attraversa tutta lItalia fino a Trapani, che si dirama nei suoi quattro mari e che crea tanti luoghi diversi, ha una linfa che forse la stessa. Duemila anni di gente contadina, di mura di piccole citt sono comuni.
La mia curiosit, forse eccessiva, per la manifestazione pasquale di Badolato nasce per il grande stupore avuto quando ho appreso che quasi la stessa funzione, che io vedo da sempre in Abruzzo, si svolge a settecento km di distanza. Sicuramente molte forme analoghe di teatro di piazza religioso devono essersi avute nei secoli che dal Medioevo salgono fino al Settecento/Ottocento, ormai per prerogativa di Confraternite.
E cento anni e pi fa comincia una loro trasformazione in senso pi programmato e organizzato, con regole che sono vive ancor oggi. Credo anche che queste espressioni e partecipazioni popolari, corali, lascino ancora spazio a piccole invenzioni o modifiche che diventano anche loro dopo qualche anno tradizione. Questa trasformazione di un secolo e pi fa era inevitabile in ragione dei mutamenti delle citt, del loro vivere civile, della vita materiale e della vita religiosa dei loro uomini.
La mia attenzione, in quella curiosit e in quello stupore, si fermata su alcuni elementi comuni alle due manifestazioni e che mi hanno fatto pensare alla loro presenza nella vita e nelle storie degli uomini.
Il primo quellandare e tornare: qui sono uno stendardo e un tamburo, l due statue di S. Pietro e di S. Giovanni. Andare e tornare che calcano una piccola impronta di diversit in quella nostra, concezione, da due millenni, del tempo che abbiamo pensato come lineare e che ammette solo landare della freccia.
`E9 comune a tutti, quotidiano addirittura, landare e il tornare, da quello pi banale, delluscita di casa e del rientro, a quello pi significativo e complesso del partire e uscire da un io e pi tardi ritornarci. Anche questo andare e tornare pi significativo consumato nelle nostre vicende pi volte. `E9 come se in quella dimensione del tempo noi continuiamo a spostarci avanti e indietro mentre tutto va avanti e cambia. Ecco, se tornare alla fine da quella fiera che la vita ci pu cogliere a mani vuote, il ritorno nella corsa della Madonna conquista il nuovo e il pi alto, ci che stato sempre anelito delluomo. E che questo ritorno si veda almeno una volta allanno, serve a tenere fermo il desiderio del nuovo e del pi alto.
Laltro elemento proprio la corsa. Abbiamo sempre corso. La nostra esistenza sta in mezzo ad andature diverse e tra queste c la corsa, indice di un interesse fortissimo e pressante. Anche nelle nostre piccole vite corriamo, corriamo fisicamente tutti i giorni e in senso pi trasfigurato. Corriamo, gi, ma ci si sposta veramente? Si va veramente in qualche luogo, una diversa dimensione? Quella corsa, invece, in pochi secondi, un viaggio vero e diventa uno spostamento di tutti. Altri elementi possono essere importanti, come per esempio la penetrazione di quel rito nella vita della citt e delle sue molte anime o come lo stupore e il silenzio che si alzano in quei momenti e che comprimono le generazioni a una sola, ma non posso prendere altro spazio e non mi ci soffermo.
Ad un altro, per, accenno perch di esso sono sicuro. L, in quei momenti, mi pare forte una ricerca del numinoso, che si sa non pu cadere e permeare lumano se non in pochi secondi. Forse quella che i greci chiamavano catarsi, liberazione, sollevazione, espulsione dal s singolo e collettivo del male o forse vedere per pochi istanti realizzarsi un mondo nuovo, non so, so per il benessere che arriva dopo, per poco che duri.
Lultima considerazione riguarda la festa. Quella di Pasqua una festa, la festa che una volta scattava in migliaia di piazze dellItalia e dellEuropa e ora sempre in meno piazze. Festa come vicinanza con tutti e vicinanza soprattutto con quelli che non ci sono pi e che in quelle occasioni di forte coralit della gente di un luogo si sentono presenti.
Nella festa ci deve essere ritualit, interpretazione, ruoli, e non solamente di alcuni, ma di molti, moltissimi. Non festa lessere schiacciati tutti alla stessa maniera, dalla musica tecnologica e da un fare acritico, magro, se non acefalo, e portatore di disillusione.
La festa il rito che si ripete, in cui vediamo attori e ci ricordiamo degli attori scomparsi. A cumpruntra che si vede sempre quella che dentro di s contiene tutte le altre viste.



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