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Autore:Vincenzo Squillacioti     Data: 30/12/2020  
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Data: 30/09/2006 - Anno: 12 - Numero: 3 - Pagina: 24 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

SILENZI

Letture: 738               AUTORE: Caterina Guarna (Altri articoli dell'autore)        

Mi aggiro per i vicoli del paese, tornati silenziosi ai primi di settembre, con la partenza degli ultimi turisti e villeggianti. Da una finestra si odono le voci familiari del dialetto, di chi vive qui tutto lanno, pochi, e sempre meno. Alcune case, che portano i segni di un recente restauro, si riapriranno e riprenderanno vita al ritorno della prossima effimera stagione estiva. Molte sono ancora in stato di abbandono, quasi in rovina, ma conservano i segni di un vissuto non troppo lontano, e sono belle, nella loro semplicit, non ancora alterata. Mi viene da pensare che paradossalmente labbandono del paese ha segnato anche la sua salvezza, dal punto di vista architettonico e urbanistico, diversamente da tanti altri paesi dellinterno che sono stati stravolti dalle esigenze, pure legittime, di chi ha continuato ad abitarli, di riadattare le vecchie case ad un vivere pi confortevole.
Interrogando amici o conoscenti che hanno deciso di comprare casa a Badolato, noto che sono attratti dalla bellezza dei luoghi e dal fascino dellantico; ma la dimensione del silenzio che li attira e colpisce di pi, come un bene sempre pi raro in un mondo di suoni e rumori che dappertutto ci assalgono, quasi ad impedirci di pensare.
Il silenzio come vacuum, vuoto, per lasciare spaziare i pensieri nei giorni di ozio, di vacanza dagli impegni quotidiani.
Ma il silenzio pu anche essere indice di assenza, di mancanza. Provo ad immaginare quali dovevano essere i suoni che echeggiavano nei vicoli che sto percorrendo con laiuto dei ricordi della mia infanzia: i colpi sul ferro della forgia, il ritmo regolare del telaio, il frusciare della sega del falegname, il battere del martello del calzolaio o quello pi acuto dello scalpellino; e poi in sottofondo il belato dei capretti e il chiocciare delle galline o, allimprovviso, il grido fortissimo del maiale che presentiva il macello... I suoni del lavoro, spesso della fatica, tutti scomparsi come scomparso quel mondo di artigiani e di contadini.
E il vociare dei bambini, tanti, che si rincorrevano nelle piazzette e nei vicoli...
E allora, pur rallegrandomi che le case vengano sottratte allabbandono e alla rovina e restaurate con cura e attenzione e che il borgo riviva almeno per una stagione allanno, mi pervade una sottile malinconia, e un timore, che anche Badolato possa diventare, nel suo piccolo, quello che sta diventando Venezia: un luogo destinato a vivere per e di turismo, ma svuotandosi via via dei propri abitanti.
Evitare che ci avvenga pu essere limpegno di chi ci nato, di chi come me vi fa ritorno per ritrovare le proprie radici, di chi ha il compito di amministrare, perch, come benissimo dice Vito Teti nel capitolo dedicato a Badolato nel suo bellissimo volume Il senso dei luoghi, ...non bello parlare di vendita di un paese e comunque anche se si vendessero le case non si potrebbero cancellare le trame, i sentimenti, le storie, le emozioni, i dolori, gli affetti che quelle case e quelle pietre hanno accolto.

Caterina Guarna * Docente di Lettere in pensione


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