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Data: 31/12/2006 - Anno: 12 - Numero: 4 - Pagina: 6 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

CAMBIARONO NOME

Letture: 1727               AUTORE: Ulderico Nisticò (Altri articoli dell'autore)        

Subito dopo lunificazione del 1861 ci si accorse che, in tutta Italia, troppe localit avevano nomi uguali o simili o facilmente confondibili. Il governo stesso sugger di individuare denominazioni identitarie. Quasi tutti i Comuni si contentarono di aggiungersi qualche epiteto; altri lasciarono campo alla fantasia; in altri trionfarono le pi ardite e strambe teorie. Diamo qui, con schematica brevit e qualche commento, notizia di quanto accadde in Calabria, a cominciare dal Regio Decreto del 26 marzo 1863, che dava riconoscimento alle proposte dei Consigli comunali interessati. I pi si giovarono della geografia. Ed ecco i Calabra o Calabro Aiello, Bagnara, Belmonte, Corigliano, Monteleone, Monterosso, Pizzo, Soriano; Cerchiara prefer di Calabria; Fiumefreddo si disse Bruzio. Ma Monteleone Calabro nel 1928 torn il romano Vibo Valentia. Cassano, Gioiosa, Isca, Montebello, Roccella, Rossano, S. Andrea, S. Caterina, S. Ilario, S. Vito fecero ricorso alla posizione sullo Ionio (o sul Ionio, secondo le diverse fonetiche). Falconara, Macchia, S. Caterina, S. Giorgio, Spezzano si dissero Albanese, e S. Benedetto si aggiunse Ullano. Rota prefer il pi filologico Greca. Ma Porcile, a buon diritto, rifiut il fetido nome, e si ribattezz Eianina. Casino, come no, si chiam Castelsilano. Con altri accenni alla geografia, ecco Belvedere Marittimo, Caraffa di Catanzaro e Caraffa del Bianco, Francavilla Angitola, Isola Capo Rizzuto, Roseto Capo Spulico, S. Agata del Bianco e S. Agata dEsaro, S. Cristina dAspromonte, S. Eufemia dAspromonte, S. Ferdinando di Rosarno (oggi nuovamente solo S. Ferdinando), S. Giovanni di Gerace, S. Lorenzo del Vallo, S. Mauro Marchesato, S. Pietro a Maida, S. Pietro dAmantea, S. Pietro Magisano, S. Stefano dAspromonte, Serra dAiello, Terranova di Sibari. Non erano tempi di troppo rispetto per la religione, se mai il contrario: ma fecero appello ai santi Serra S. Bruno, Sorbo S. Basile, S. Pietro Apostolo, S. Pier Fedele, S. Pietro di Carid. Al contrario, S. Elia prefer il laico e scontato Vallefiorita. Dalle fusioni tra centri vicini presero nome, in tempi diversi, Belvedere Spinello, Simeri Crichi, Soveria Mannelli; infine, da Nicastro, Sambiase e S. Eufemia Lamezia, fecero Lamezia Terme. Molti ricorsero alle storie, con minore o maggiore ragione ad attribuirsi antichit e glorie: Bruzzano (allora scrivevano Brussano) si ricord del promontorio Zeffirio; Gioia, di Taureana, e si disse Tauro; Guardia che si chiamava da sempre dei Lombardi, prefer, con maggiore esattezza Piemontese; Laureana si appell di Borello da una citt medioevale; Roggiano si ricord del suo Gian Vincenzo Gravina; S. Gregorio si disse erede di Ipponion, e dIppona; S. Mango ebbe memoria dei feudatari dAquino; Torre, del conte Ruggero. Alcune identificazioni furono fantasiose, o decisamente arbitrarie. S. Giorgio volle essere la sede del mitico re Morgete, divenuto per Morgeto; Castelvetere, con furia sospetta, rinunci allantico nome glorioso a Lepanto, e si arrog Caulonia che invece Monasterace Marina; Montalto pretese lenotria Uffugum; Oppido, Mamertum; S. Marco, Argentanum; Policastro, Petelia. Unaltra S. Nicola si ricord di una ellenica Crissa. Fu per le stesse ragioni di classicismo che Cotrone torn Crotone; Monteleone, nel 28, venne ribattezzata Vibo Valentia con la t (ma la superstite opposizione antifascista propose Ipponio!); e Gerace Inferiore, Locri: cos Gerace Superiore torn semplicemente Gerace. Chi non lo sa, crede falsamente che quelle citt si chiamassero cos ininterrottamente dallantichit. Per misteriose vie, Pietramala si attribu la cauloniese Clete, facendone per il maschile Cleto. Solo in Calabria pu parere brutto un nome come Pietramala, che altrove si terrebbero caro, non fosse altro che per spaventare i malintenzionati! Castelfranco prefer Castrolibero; un Feroleto si disse Antico, un altro della Chiesa; Roccaforte, si aggiunse del Greco; S. Maria, del Cedro; un S. Nicola aggiunse Arcella; quello di gente albanese, dellAlto; Torano, Castello. Lantica Terranova aspromontana, gi sede di duca e ora piccolo borgo, si diede il lungo nome di Terranova Sappo Minulio. I cittadini di Chiaravalle, sempre burocratici e non particolarmente dotati di fantasia, si contentarono del freddo epiteto di Centrale! Resta da dire che non era una novit assoluta, che in Calabria mutassero i toponimi. Castelmonardo, distrutta dal sisma del 1783, risorse come Filadelfia; paesi nuovi furono Delianuova, Cittanova, Polistena; e quando Radicena e Iatrinoli si unirono, sorse Taurianova; Ragon e Cassari fecero Nardodipace. In tempi pi antichi, Castriota divenne Cicala; Prunari, Fabrizia; Pietracupa si chiama oggi Elce della Vecchia. Del resto, lintera nostra terra fu detta Enotria, infine Bruttiorum (dei Bruzi), e Calabria la chiamarono i Bizantini per ragioni ufficiali. Potenza dei nomi: quando uno cambia nelluso legale, presto se lo dimenticano tutti. Solo qualche tradizionalista accanito ancora si vanta io sono di Monteleone, per distinguersi da gente nova. Infine non scordiamo che sono ufficiali tutti i nomi dei paesi, in forma italiana. Per dirne una sola, Montauro abbastanza diverso da Mantraru, che assai pi vicino al bizantino Mentravrion. Insomma, e soprattutto in Calabria, non sempre i nomi sono conseguenza delle cose.

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