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Data: 31/03/2007 - Anno: 13 - Numero: 1 - Pagina: 6 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

Ricordo di Gerhard Rohlfs: il più grande amico della Calabria, il suo più sanguigno amante

Letture: 1779               AUTORE: Achille Curcio (Altri articoli dell'autore)        

(Di Achille Curcio abbiamo gi scritto altra volta, quando abbiamo pubblicato una sua bella poesia (n 3/2003, pag. 3). stato poi tra noi, in Badolato Marina, tra i relatori al Convegno dintitolazione di una piazza al grande Gerhard Rohlfs, organizzato da La Radice con la collaborazione dellAmministrazione comunale di Badolato. A scrivere del poeta e scrittore Achille Curcio non serve la nostra penna: parlano egregiamente le sue numerose opere che hanno gi da tempo varcato i confini nazionali. Gli abbiamo chiesto, questa volta, di scrivere di Rohlfs che egli ha avuto il piacere di conoscere in uno dei viaggi in Calabria del glottologo tedesco. E che ha avuto lonore, ben meritato, di venire citato nel Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria (Longo Editore, Ravenna 1982, pag. 33). Il poeta ha risposto senza esitazione alla nostra richiesta, scrivendo per i lettori de La Radice quanto segue, che tanto pi della memoria richiesta. Noi lo ringraziamo ancora, anche per averci regalato momenti di commozione nella parte finale del suo pregevole scritto). Ricordo di Gerhard Rohlfs: il pi grande amico della Calabria, il suo pi sanguigno amante Cera una volta, negli anni venti, un giovane tedesco, minuto, fragile, con degli occhi vivi come quelli di una volpe; un tedesco che aveva iniziato gli studi dei dialetti italiani tra i prigionieri del fronte francese e della Germania. Quel minuto professore si chiamava Gerhard Rohlfs: diverr nel tempo il pi grande amico della Calabria, il pi sanguigno amante di questa terra. Mentre tutti i viaggiatori stranieri, che scendevano verso il Sud dItalia, evitavano la Calabria e raggiungevano la Sicilia via mare, lesile professore nel 1921 part per la nostra regione e si ferm nelle sue contrade. Era stato quasi timoroso che, come tedesco, gli Italiani lo avrebbero potuto considerare ancora un nemico, per via della guerra da poco conclusa. Quellanno, nonostante i timori e i dubbi, Rohlfs era lunico germanisa che viaggiasse in Calabria. Chi lo conobbe colleg la sua figura a quella di un altro grande viaggiatore tedesco ed lo stesso professore a raccontarlo. Allorch si aggirava per i boschi della Sila, a raccogliere parole dialettali, un giorno si imbatt in un vecchio pastore vestito con le calandrelle ai piedi, i pantaloni al ginocchio, il cappello a cono (cappiellu pizzutu o cappiellu a cervune). Il vecchio gli chiese chi fosse e, sentito che era tedesco, esclam: Dunca vui siti comu a donnu Teodoru! Il pastore ricordava, infatti, di aver conosciuto, alla fine del secolo precedente, un altro professore, che si aggirava per le montagne calabresi alla ricerca di antichit: era Theodor Mommsen, grande storico, filologo e archeologo, la cui Storia romana per originalit e genialit dei giudizi influ enormemente su tutta la storiografia romana e classica. A quella meravigliosa figura di studioso verr associato il minuto Gerhard per le sue ricerche in Calabria. La nostra terra gli si present cos bella e tanto simpatica - scrisse - Cerano pochi alberghi, ma una incredibile ospitalit. Passando da paese a paese, da famiglia a famiglia ebbe modo di studiare i vari dialetti. Da met aprile - annot - a met settembre girai per tutta la Sila, gradito ospite delle migliori famiglie che avevano le propriet in Sila e l villeggiavano: Barracco, Berlingieri, Lucifero, Verga, Zurlo, la marchesa De Seta e tanti altri. Ebbi cos larga occasione di studiare i dialetti dei loro guardiani e massari; e poi da settembre a ottobre attraverso i paesi del litorale jonico. Nel corso del suo straordinario girovagare si formarono in Rohlfs quelle conquiste scientifiche che si sarebbero arricchite di altre testimonianze nel tempo. Le sue interviste con la gente ebbero sempre la seriet di un cerimoniale liturgico. Nei campi, nelle bettole, negli angoli delle strade o delle piazze, dovunque, il suo colloquio aveva la seduzione di un rito: la sua parola affascinava i presenti e, poi, ad un tavolo di una bettola a gustare un bicchiere di vino e una manciata di lupini, con discrezione a porre domande, a chiedere garbatamente chiarimenti utili al suo lavoro. Il contatto diretto con la gente era da considerare uno scavo in quel patrimonio linguistico che i contadini serbavano, ignari di tanta ricchezza agli occhi dello studioso tedesco. Egli stesso considerava il suo lavoro unoperazione di escavazione in quel mondo greco-latino che caratterizzava il parlare di quella gente, tanto da intitolare una sua pregevole ed interessante opera Scavi linguistici nella Magna Grecia. Il rapporto con la Calabria dur oltre sessantanni: viaggi continui con lo zaino attraverso lItalia, molte volte a dorso di asino, per fermarsi da giugno a settembre nella nostra regione. In alcuni paesi, addirittura, quando arrivava per radunare la gente, il prete mandava in giro il banditore, per annunciare che era arrivatu u professura todescu e che aspettava tutti in piazza. Il poeta contadino Giuseppe Coniglio di Pazzano, cos lo ricorda in una sua poesia: Ava tornatu appena do lavoru/tuttu sudatu e mi staca lavandu,/quandu nta ruga ntisa nu vuciara/e du spazzinu jettava u bandu./Dica ca dinta chiazza do mercatu/vinna nu professuri Germanisi/chi vola u senta a nui comu parramu/cava mu scriva a lingua calabrisi./E ognunu chi sapa paruali antichi/era tenutu u vacia mu nci cunta/ca chidu si notava nta libretta/e cercava cu latti u mi cumprunta./Figurativi cu mai pota cridira/ca m nu professori e chidi strani/vena pe cc mapprenda ncuna cosa/ammienzu quattru zambari e paisani. (Ero tornato appena dal lavoro/tutto sudato e stavo per lavarmi/quando mi giunse un vociare dalla strada/e lo spazzino che bandiva la notizia/che nella piazza del mercato/era arrivato un professore tedesco,/che desiderava sentire come parlavamo,/perch doveva trascrivere la lingua calabrese./E ognuno che conosceva antiche parole/era invitato a pronunciarle/perch quello le avrebbe trascritte/per confrontarle poi con altre./Chi mai poteva credere/che un professore straniero/veniva dalle nostre parti per apprendere qualcosa/in mezzo a quattro bifolchi di paese.) La fama dello studioso, accresciutasi nel meridione dItalia e nei Pirenei, si espandeva per tutta lEuropa tanto da procurargli meriti e gloria, conferimenti di cittadinanze onorarie, lauree ad honorem in tutte le capitali europee. Ordinario di Filologia romanza presso le Universit di Tubinga e di Monaco di Baviera, studioso di fama internazionale, fu membro della prestigiosa Accademia della Crusca di Firenze, dellAccademia dei Lincei di Roma e della autorevole Accademia Svedese di Stoccolma. Quanto deve a questuomo la nostra comunit indicibile: non abbiamo preso ancora coscienza di quanta ricchezza ha profuso nella nostra cultura il suo operare; quanti nostri tesori, che non erano conosciuti, ci ha restituito col sorriso dellhomo pius. Quanti elementi della nostra storia sono stati da lui recuperati e offerti alla nostra gente come dono per lospitalit ricevuta. I suoi atti di amore verso la Calabria sono consacrati nelle sue opere; e la sua riconoscenza verso la nostra terra scolpita nella dedica che apre la prima edizione del Dizionario delle tre Calabrie e che si ritrova in tutte le altre edizioni: A voi Calabresi che accoglieste ospitali me straniero nelle ricerche e indagini infaticabilmente cooperando alla raccolta di questi materiali dedico questo libro che chiude nelle pagine il tesoro di vita del vostro nobile linguaggio. Ci viene da chiederci quale sia stata la nostra riconoscenza verso un uomo che ha dedicato la sua lunga e laboriosa vita alla nostra storia linguistica, al recupero di una identit che stava per dissolversi nellimmensit del nulla; cosa abbiamo fatto per dimostrarci eredi di una civilt che ha ritmato i giorni della nostra storia; quali atti di considerazione, di omaggio, di esaltazione abbiamo riservato a questo minuto tedesco che lumanit considera il pi grande glottologo esistito. Lo conobbi negli anni settanta e lo ebbi molte volte mio ospite sulla spiaggia di Calalunga. Lo guardavo estasiato, come un dio sceso nel mio orticello linguistico, a seminare un tesoro che avrebbe arricchito il mio mondo poetico. Gli rallegrava il volto un radioso sorriso, e quel suo fare spontaneo mi procurava un interesse vivo mentre stavo ammaliato ad ascoltare il suo dire. La sua conversazione aveva il calore del focolare: toni familiari di unamicizia che sembrava lievitata nel tempo e negli affetti. Un uomo saggio, nei gusti, nel dialogare. Da nord a sud dItalia parlava ad ognuno il suo dialetto; ognuno lo sentiva come paesano, fino ad amarlo. Nel suo viaggiare di paese in paese, dedicava la prima visita al parroco o al segretario comunale. Negli anni trenta mio padre reggeva da segretario il Comune di Montauro; lo ricevette con grande interesse e si sent onorato di averlo a pranzo. Quel minuto professore divenne nei discorsi di mio padre un sanguigno amante della Calabria, che conosceva chi eravamo e da dove eravamo venuti; un pettegolo che sapeva tutte le nostre cose - diceva nonna Peppina - anche se veniva dalla lontana Germania. Sulla seconda edizione del suo Dizionario delle tre Calabrie volle lasciarmi, come segno della sua cordialit, la dedica al carissimo amico Achille Curcio con memori ricordi, Copanello 27 marzo 1976. Da quando il Comune di Badolato, unico in Calabria a farlo, lo ha onorato dedicandogli una piazza sentiamo di non averlo dimenticato: avvertiamo la sua presenza come non mai; ancora ospite gradito tra quella gente che, indicibilmente ospitale, ha accolto amorevolmente in questi ultimi anni profughi curdi, sospinti dal mare sulle nostre spiagge. E quando ci vien fatto di ascoltare un vecchio contadino o un pescatore, rinsecchito dalla salsedine, parlare la lingua di questa terra, immaginiamo che c tuttora il professore tedesco, attento ad annotare ogni parola. Ci sta a significare che il suo spirito dinnamorato aleggia ancora su di noi: lo rivediamo anche adesso, nelle calde notti destate sulla terrazza di Copanello, socchiudere gli occhi e scorgere, con lo sguardo della memoria, Ulisse navigare silenziosamente su quel mare saturo di sale e di storia.

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