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RACCONTO DI TEMPI VISSUTI CHE PAION SOGNATI

Autore:Antonio Nardone     Data: 30/06/2003  
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Data: 31/12/2016 - Anno: 22 - Numero: 3 - Pagina: 15 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

DUE INNI MONOSTROFICI IN ONORE DI SANT’ACACIO

Letture: 53               AUTORE: Lorenzo Viscido (Altri articoli dell'autore)        

Nel fascicolo 132, 2 (2014) della rivista belga “Analecta Bollandiana” (pp. 286-289) mi è stato
concesso di render nota l’edizione critica, da me curata, del testo greco di due inni monostrofici in
onore di Sant’Acacio, martirizzato a Bisanzio (l’odierna Istanbul) l’8 maggio del 3031 e qui per
secoli venerato2, ancor prima di esserlo, quindi, a Squillace e successivamente a Guardavalle, due
amene cittadine calabresi della costa ionica, di cui egli divenne anche patrono.
Non sappiamo con esattezza quando il suo culto ebbe inizio in Calabria. Non va escluso, comunque,
che venisse portato a Squillace da un personaggio che qui era nato. Mi riferisco a Cassiodoro Senatore3,
il quale, se non per un lungo periodo di tempo, nel 550, tuttavia, si trovava a Costantinopoli
con papa Vigilio4, che, dietro richiesta dell’imperatore Giustiniano, era giunto nella capitale d’Oriente
nel gennaio del 547 per dare il suo contributo all’editto di condanna dei cosiddetti Tre Capitoli5.
Sul finire del XVI secolo la venerazione di quel santo si estese dalla patria di Cassiodoro a
Guardavalle per opera del vescovo Marcello Sirleto, che, scelto come vicario a reggere la diocesi di
Squillace al posto dello zio Guglielmo, fece traslare da quest’ultima cittadina nell’altra un braccio
del martire6.
Ritornando ai summenzionati inni, si tratta di sticheri adespoti7, tramandatici da un manoscritto
atonita del secolo XI, il Laur. G 74 (ff. 63v-64), e corredati di notazione musicale paleobizantina.
Essi, in aggiunta, sono idiomeli, ovvero canti che, pur avendo un proprio metro ed una propria
melodia, non fanno però da modello ad altri canti. Ne consegue che differiscono dagli automeli
che, sebbene abbiano anch’essi un proprio metro ed una propria melodia, fungono, invece, da modello
metrico-melodico per altri inni, perciò detti prosomi.
Faccio inoltre notare che, come risulta dal citato manoscritto atonita, gli sticheri per il nostro
santo venivano cantati in tono o modo II plagale (= modo gregoriano VI) il giorno del suo dies
natalis, cioè sotto la data del suo passaggio dalla vita terrena a quella celeste.
Di questi inni riporto qui di seguito una mia versione in lingua italiana, non pubblicata nel fascicolo
della rivista belga in precedenza ricordato, al quale rimando il lettore per quanto concerne
il testo greco ed il relativo commento:
1) Il martire noto a Dio per il suo stato divino e predestinato da Cristo, il lodevolissimo Acacio,
celebriamo con un canto corale. Dopo avere infatti annientato con la sua resistenza nell’agone
del martirio l’errore degli idoli, si manifestò privo di malizia, lui che era stato anche predestinato
come fulgidissimo martire, acclamato beato nel corso dei secoli e intercedente con tenacia presso
il Signore affinché si abbia misericordia per le nostre anime.
2) La festa di splendida forma in onore di lui, adorno di virtù e forte nel martirio, di Acacio raggiante
più del sole, si è creata in ispirito per noi fedeli assieme alla virginea memoria di Giovanni il
Teologo e, divinamente ispirata, ha dissipato tutta la nebbia della passione per gli idoli da parte della
superstizione pagana. Questi (= Acacio), infatti, come un altro Paolo, ha completato nella propria
carne le sofferenze che Cristo aveva coraggiosamente subìto per noi. A lui gridiamo: “Col discepolo
ed amico di Cristo, o grande martire, prega per la salvezza delle nostre anime”.
Lorenzo Viscido
NOTE
1 Cfr. L. Viscido, Studi sul martire Acacio il Cappadoce, Cosenza 2007, pp. 20-21; Id., Ancora su
Sant’Acacio, martire di Bisanzio, Catanzaro 2013, p. 26.
2 Cfr. L. Viscido, Studi... cit., p. 22; Id., Ancora... cit., p. 28.
3 Circa la possibilità che fosse stato lui a portare da Bisanzio nella terra natia il culto in questione
cfr. L. Viscido, Ancora... cit., p. 30.
4 Cfr. Vigil., Ep. ad Rusticum et Sebastianum (= PL LXIX, 49A).
5 Cfr., ad es., M. Mazza, La ‘Historia Tripartita’ di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore, in
S. Leanza (a cura di), Flavio Magno Aurelio Cassiodoro. Atti della settimana di studi. Cosenza
– Squillace 19-24 settembre 1983, Soveria Mannelli 1986, p. 223; A. Amici, Cassiodoro a Costantinopoli.
Da ‘magister officiorum’ a ‘religiosus vir’, in Vetera Christianorum 42, 2 (2005),
p. 221.
6 A tale riguardo cfr. L. Calabretta, Guardavalle tra storia e memoria, Davoli Marina 1995, p.
141. Si ha testimonianza che nei primi decenni del secolo successivo Sant’Acacio veniva pure
venerato a Santa Severina (cfr. L. Viscido, Studi... cit., p. 26).
7 Sulla funzione degli sticheri, inizialmente cantati, nella Chiesa greca, nell’ufficio del Vespro,
dopo la lettura dei Salmi 141, 129 e 116, e poi anche in quello del Mattutino, cfr. E. Wellesz, A
History of Byzantine Music and Hymnography, rist., Oxford University Press 1961, pp. 243-245;
S.V. Lazarevic, Sticherarion: an Early Byzantine Hymn Collection with Music, in Bizantinoslava
29 (1968), pp. 290-318.


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