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Data: 31/12/2016 - Anno: 22 - Numero: 3 - Pagina: 38 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

RICORDANDO IL CARO AMICO PIETRINO SQUILLACIOTI COLLABORATORE DE “LA RADICE”

Letture: 188               AUTORE: Pietro Cossari (Altri articoli dell'autore)        

Se n’è andato in punta di piedi, senza avere il tempo di salutare i suoi tanti amici vicini e lontani, con i quali sovente discuteva e scherzava amabilmente su ogni cosa riguardasse la politica, il sociale, la cultura e la religione, tant’è che monsignor Antonio Ciliberti, arcive- (25.7.1929 – 10.10.2016) scovo metropolita, oggi emerito, di Catanzaro - Squillace, particolarmente colpito dal suo allegro sarcasmo, ogniqualvolta s’incontrava con lui lo appellava “Caifa”. Pietrino era felice di stare in mezzo alla gente e di comunicare con essa attraverso la semplicità e l’immediata e straordinaria ironia della quale era dotato. Qualità queste, che hanno caratterizzato la sua esistenza e che hanno contribuito a renderlo, pur se in maniera discreta e suo malgrado, un personaggio pubblico. In campo lavorativo, infatti, era stato molto conosciuto perché dal 1951 fino al 1966 ha gestito a Badolato Superiore un negozio di generi alimentari e in seguito, a Badolato Marina, dal 1966 al 1989, un distributore di benzina, entrambe attività commerciali che gli consentirono di interloquire a tutto campo con una miriade di persone e di coltivare senza sosta la sua antica passione per la politica militando nella Democrazia Cristiana. In quel partito Pietrino Squillacioti ricoprì diversi ruoli e intrecciò molte solide amicizie con influenti personalità alle quali naturalmente, non faceva mancare il sostegno elettorale con un nutrito pacchetto di voti realizzando con gli interessati calda duratura amicizia e risposte positive alle sue richieste di interessamento per esaudire le istanze (posti di lavoro, pratiche di pensione, superamento di concorsi, esoneri dal servizio militare, ecc.) a lui rivolte da amici elettori, senza lontanamente considerare il partito politico di appartenenza. Di ciò, spesso i locali dirigenti comunisti, erano a conoscenza perché informati direttamente dagli stessi soggetti o da altri, e in tutta franchezza, non se la sentivano di biasimare pubblicamente la condotta di chi si attivava per l’ottenimento di un diritto che loro, per formazione e per essere sempre stati all’opposizione, non erano in grado di perseguire. Una volta, durante una nostra conversazione, Pietrino mi rivelò i nomi d’insospettabili “compagni” che erano ricorsi al suo aiuto e, notando il mio inevitabile stupore, mi tolse dall’impaccio con la sua consueta vivacità sostenendo che egli, figlio di un artigiano, per quanto ha potuto, ha sempre cercato di fare del bene aiutando chi ne aveva bisogno senza mai guardare alla tessera che costui teneva in tasca. Un’affermazione che gli rende onore perché oltre a corrispondere al vero, testimonia l’indole di un uomo schietto e sempre fedele agli ideali del cristianesimo sociale che costituivano i capisaldi del suo agire quotidiano. Ironizzava su tutto, persino sulla sua data di nascita e dichiarava parafrasando il duce, che i suoi numeri erano storici e “segnati dal destino”. Fortunato Squillacioti, questo il suo vero nome, era nato, infatti, il 25 luglio 1929, l’anno della Grande Depressione di Wall Street che portò alla grave crisi economica del capitalismo mondiale, e il 25 luglio era un’altra data storica perché in quel giorno del 1943, quand’egli aveva quattordici anni, cadde il fascismo. Oggi, ricorrendo all’arma dell’ironia della quale era maestro, possiamo asserire che anche la data della sua morte è storica perché ha coinciso con quella di François Marie Charles Fourier, il filosofo francese che criticò la società borghese capitalista del suo tempo e che ispirò la comunità socialista utopista chiamata falange. Un parallelismo forse un po’ azzardato ma che sono sicuro, avrebbe di certo fatto sorridere l’amico democristiano Pietrino Squillacioti, anch’egli come tutti noi, elemento fondamentale della nostra microstoria.

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