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Autore:Mario Ruggero Gallelli     Data: 31/03/2004  
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Data: 31/12/2017 - Anno: 23 - Numero: 3 - Pagina: 41 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

UN DOCUMENTO DI OLTRE CENTO ANNI

Letture: 163               AUTORE: Vincenzo Squillacioti (Altri articoli dell'autore)        

Abbiamo il piacere di “presentare” ai nostri lettori un documento di cui non era facile
immaginare neanche l’esistenza: un quaderno di contabilità con sulla copertina, in bella ed
elegante grafia, come usava una volta, la scritta P.S.I. Libro mastro: la contabilità della
Sezione di Badolato del Partito Socialista Italiano.
Dal 1903 si trovava in casa di una famiglia badolatese. Ora è fuori Badolato, ma chi ne è
venuto in possesso ci ha partecipato gentilmente l’esistenza e ci ha inviato a farne la fotocopia
per il nostro archivio. Questo documento ce l’ha pertanto anche “La Radice” e lo partecipa
volentieri ai propri lettori.
Esclusa ogni peraltro inutile velleità di trattare della
storia del Partito Socialista Italiano, scriviamo qui
quanto basta per fornire a chi ci legge la parte secondo
noi più importante del contenuto dell’importante
documento. Non senza premettere qualche breve
considerazione.
Intanto il rammarico e il dispiacere per non aver
avuto partecipato questo documento da parte del
“proprietario”, neanche a cento anni dalla sua origine.
Ma anche la soddisfazione che l’attuale possessore lo
mette a disposizione de “La Radice”, come se fosse
nostro.
Va poi considerata -l’abbiamo detto, e scritto, e
documentato più volte in quest’ultimo ventennio- la
preparazione socio culturale, e quindi il concreto ruolo
sociale nella Comunità d’origine, al rientro dalla città
-Napoli soprattutto- di numerosi borghesi arricchiti dagli studi e dalla vita di relazione. E la
“mastrànza” fa anch’essa degnamente la sua parte, a mo’ di cerniera tra il mondo borghese e il
mondo contadino. Si vuol qui far notare, a questo proposito, che il Partito Socialista, anche se
aveva alle spalle un lungo fermento operaio che si fa risalire agli anni Sessanta, dell’Ottocento,
e poi al Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna (1881), era nato a Genova a metà agosto
del 1892 ad opera di Turati, Treves, Bissolati e altri. Ebbene, in un’epoca storica in cui le
comunicazioni erano quelle che erano, e Genova distava da Badolato anni-luce, a soli dieci
anni dalla nascita in Liguria si costituiva anche a Badolato la Sezione del Partito Socialista
Italiano. E ciò ad opera di borghesi “illuminati” e di artigiani quali falegnami, calzolai, e
anche “Pipermieri”, un termine che leggiamo per la prima volta, e che a parer nostro significa
“costruttore di pipe”, cosa che non ci meraviglia se pensiamo all’abbondanza di erica che si
trova nelle nostre colline, e se rimemoriamo la notizia pubblicata altra volta su questo periodico
che si riferiva alle pipe che qui venivano fatte con la buccia essiccata del bergamotto.
Pur ritenendo di minore importanza per il nostro assunto l’aspetto contabile del documento,
anche se nato intenzionalmente con tale finalità, diamo qui di seguito alcuni dati in qualche
modo significativi attinenti il vile denaro:
- la quota sociale era di £ 0,20 al mese;
- per locazione mensile -probabilmente in piazza Fosso- si pagava al signor Spasari Lorenzo
£ 2,25 (la spesa per locazione è riportata per gli anni 1903, 1904 e 1905;
- per il pranzo del “corpo musicale” della Festa del 1° Maggio (1903) si sono spese £ 30,00;
- per l’albergo dei musicanti ogni socio ha contribuito con £ 0,20;
- la “dimostrazione” della spesa per la festa del 1° maggio registra £ 159,00;
- il bilancio del 1903 si chiude con la cifra di £ 103,60 in dare e in avere.
Tra le voci di spesa troviamo la cancelleria, i telegrammi, l’abbonamento al Bollettino, la
sottoscrizione per l’Avanti. Nel libro mastro si legge anche di una spesa per viaggio a Catanzaro
per il Congresso.
E veniamo ai nomi, trascrivendoli direttamente dall’Indice che troviamo alla prima pagina del
Libro mastro. Vi aggiungiamo soltanto, accanto a ciascun nome, se socio fondatore, rilevando
la notizia dalla pagina relativa alla storia contabile di ogni socio:

1 Gallelli Stefano Avvocato Socio fondatore
2 Taverna Domenico Ingegnere ? ?
3 Paparo Pasquale ? ?
4 Sgro Alessandro ? ?
5 Tropeano Antonio Dottore ? ?
6 Tropeano Luigi Avvocato ? ?
7 Tropeano Pietro ? ?
8 Tropeano Domenico ? ?
9 Tropeano Giuseppe ? ?
10 Spasari Tommaso Falegname ? ?
11 Peronace Raffaele Calzolaio ? ?
12 Crisafi Antonio di Vincenzo ? ?
13 Piroso Bruno Sarto
14 Mantella Andrea fu Benvenuto Fabbro
15 Mastroianni Nicola di Vincenzo Pipermiere
16 De Fino Vincenzo di Pasquale Falegname
17 Andreacchio Andrea di Giuseppe Falegname
18 Paparo Giuseppe
19 Rodriguez Raffaele
20 Spasari Pietro di Raffaele Falegname
21 Bertucci Emilio da Satriano Abbozzatore di pipe
22 Scoleri Antonio di Giuseppe da Guardavalle
23 Conti Alessandro Studente da Guardavalle
24 Sgrenci Nicola Rosario Pipermiere da Guardavalle

Da sinistra e dall’alto: Saverio Paparo, Domenico Taverna, Raffaele Peronace, Pasquale Corea, Tommaso
Spasari, Peppino Sgro, Alessandro Sgro, Pasqualino Paparo, Antonio Tropeano, Stefano Gallelli, Luigi
Tropeano, Andrea Gallelli (?), De Fino Vincenzo (?), Sconosciuto.

Fin qui l’indice. Nel testo, poi, si trovano altri due nomi non compresi nell’elenco
iniziale: Buffetta, Corea. Tutt’e due senza nome. Da una nostra ricerca risulta trattarsi, molto
probabilmente, di Luigi Buffetta avvocato di Isca, borghese piuttosto noto nella zona. L’altro,
Corea, è certamente Pasquale Corea, calzolaio, poi iscritto al Partito Comunista d’Italia all’atto
della scissione nel 1921. I figli, poi, sono stati, con altri, comunisti in clandestinità durante il
Ventennio fascista, e politicamente molto attivi anche dopo.
Non ci è sfuggito, studiando il documento, che alcuni Soci sono stati radiati perché “morosi”.
Due sono stati depennati perché emigrati, e uno perché trasferitosi alla Sezione del proprio paese.
Ancora qualche nota. Nell’elenco troviamo ben cinque Tropeano, di cui due con accanto
il titolo accademico e tre senza. Da un libro stampato a Napoli nel 2009 rileviamo che tra
i sette figli di Bruno Tropeano e di Annamaria Schiavone c’erano anche due veterinari
(Andrea e Vincenzo) e un chimico (Domenico). Accanto al nome di Giuseppe non c’è titolo
accademico perché, nato nel 1881, si laureò in Medicina e Chirurgia a Napoli nel 1906, “in
seguito a rigorosi studi… preparando una tesi sulla Morbilità e Mortalità Umana in rapporto
alle professioni” (Luigi Verdolino, Giuseppe Tropeano precursore della Medicina Sociale e
Fondatore del Pausilipon, dell’Asilo a Marechiaro e dell’Istituto di Medicina Pedagocica a
Ponticelli, Roma 2009). Giuseppe Tropeano, quindi, era ancora studente nel 1902.
Alla fine della breve sintetica narrazione di questo importante segmento di storia badolatese,
chi scrive si pone qualche domanda. Quanto sono state improntate al Socialismo le opere
delle persone elencate in questo “Libro mastro”? Sappiamo di Giuseppe Tropeano, soprattutto
attraverso l’opera del napoletano Verdolino. Sappiamo anche di qualcun altro, mediante
qualche pagina scritta o per sempre più rara trasmissione orale. Ma poi più niente. E ancora:
Dove sono i Socialisti d’oggi? Come e quanto sono Socialisti?
Va ancora precisato che la fotocopia del documento di cui si è qui scritto è de “La Radice”,
perciò a disposizione di chiunque intendesse leggere quanto non riportato in questa pagina.

NOTE
- Con notevole difficoltà siamo riusciti a dare il nome a ogni persona della fotografia sopra riprodotta,
ma c’è qualche vuoto e forse più di un errore: se qualche lettore ci aiutasse a correggere gli saremmo grati.
- Sui protagonisti e sulla vita del Partito Socialista di Badolato e della Provincia in quel periodo, si
può consultare Storia politica di Badolato dal 1799 al 1999 (Ediz. 2000) di Antonio Gesualdo, pag. 75
e seguenti.














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