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RICORDO DELLA SORELLA ANNA
Autore:Salvatore Mongiardo     Data: 31/12/2015  
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Data: 31/12/2016 - Anno: 22 - Numero: 3 - Pagina: 6 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

DI LORENZO CALOGERO

Letture: 887               AUTORE: Antonio Barbuto (Altri articoli dell'autore)        

Nel primo dei quaranta e passa scatoloni che contengono, in rigoroso ordine cronologico, gli
articoli di critica letteraria che gi da studente allUniversit di Urbino, andavo conservando, ci sono
certamente, proprio in fondo un paio di articoli (forse ritagliati da La Stampa o da Il Giorno: i
due quotidiani che leggevo allepoca) che annunciavano la scoperta di un grande poeta sconosciuto: il
calabrese Lorenzo Calogero.
Per me, trapiantato felicemente nellAteneo montefeltresco, fu un colpo al cuore e appena uscito il
primo volume delle Opere poetiche, 1962, presso leditore Lerici lo acquistai alla mia solita libreria e lo
divorai con furore, spesso non capendo niente e talaltra sottolineando a matita dei versi, moltissimi, che mi
prendevano e persuadevano, e ancora sono l a testimoniare le modalit di quella prima e giovanile lettura.
Il secondo volume apparso qualche anno dopo -1966- non ebbe leffetto dirompente della lettura
urbinate, n questa recentissima fatta in vista dellarticolo per la rubrica su La Radice.
Nei cinquanta anni intercorsi, ho riletto molto saltuariamente Calogero, in occasione della
pubblicazione di un paio di antologie e di qualche studio sullautore. Ma lo shock della prima volta non
si pi ripetuto.
Certo che sempre legittimo storicamente parlare di un caso Calogero, ma altrettanto vero che la
vicenda umana del poeta di Melicucc prende il sopravvento inevitabilmente sul valore autentico della
sua poesia, come documentano alcune esaltate esagerazioni critiche di grafomani fan dun ipotetico
partito calogeriano.
Per i quattro o cinque lettori di questa rubrica cercher di essere il pi possibile attento a non
stravolgere i risultati poetici quando mi sembrano reali e restando lo stesso commosso di fronte alla
povera condizione esistenziale del poeta.
Certo che la storia di Calogero senza dubbio destinata a suscitare una profonda pietas: fu, per dirla
brutalmente, un uomo meno, inadatto a qualsivoglia forma di convivenza umana e civile, come dimostra
lesercizio di medico condotto in un paese della provincia di Siena.
In una lettera Calogero confessa: Ho capito, ormai, e da molto, che mi trovo in un mondo alquanto
misterioso. Prima speravo che sarebbe finito e che sarei rientrato in una certa normalit di vita. Mi
accorgo adesso, o meglio faccio la triste esperienza che quel tale mondo che avrei desiderato come una
specie di normalit al mio genere di vita, a quella tal vita che mi sono costretto a vivere, non verr pi.
Una vita deserta in un luogo della terra senza la minima possibilit di dialogo, chiuso nel suo
sogno pervicace di fedele della poesia che nonostante questa sua passione devastante non riesce
a intrecciare relazioni culturali. Non fa che scrivere migliaia di versi e leggere poeti dogni risma e subire la prepotente influenza di quella poesia italiana e straniera che riusciva a leggere nonostante la
separatezza che lo condannava alla solitudine senza rimedio.
Giuseppe Tedeschi nellappassionata e documentata introduzione premessa al primo volume
disegna il tracciato della vita inappartenente a qualsiasi solidariet, inabile alla vita di rapporti sia
come medico che come intellettuale e come poeta riceve solo la comprensione di uno squisito poetaingegnere,
Leonardo Sinisgalli, che scrisse una prefazione cortese e sincera al volume Come in dittici,
pubblicato da Maia di Siena nel 1956, come le precedenti raccolte a proprie spese. (Un destino questo
che perseguita anche oggi migliaia di facitori di versi succubi della proterva ambizione a credersi poeti).
Nello scaffale di quei poeti calabresi, antichi e moderni che contano, della mia biblioteca, ci sono
di Lorenzo Calogero i due volumi delle Opere poetiche, Come in dittici, Poesie a cura di Luigi Tassoni
(1986), Itinerario poetico di Lorenzo Calogero di Giuseppe A. Martino (2003).
Per quanto riguarda la critica sullautore: il fascicolo La Provincia di Catanzaro (a. II, n. 4 1983),
e il volume degli Atti della giornata di studio, Melicucc 13 aprile 2004, Quale cultura Jaca Book 2004.
Ricordo di aver letto a suo tempo Le sillabe arcane, Vallecchi 1988, di Caterina Verbaro che la
sua tesi di laurea discussa con Giorgio Luti allUniversit di Firenze e che rimane, per me, lo studio pi
ragguardevole (ma che stranamente non trovo pi, forse prestato a qualche allieva/o quando insegnavo
alla Sapienza: uno dei tre o quattro casi di libri non restituiti, ahim!).
In occasione della stesura del presente articolo, ho cercato invano di procurarmi lantologia curata
da Renato Meliad, ed. Falzea di Reggio Calabria del 1996.
Naturalmente ho riletto il profilo disegnato dal compianto Antonio Piromalli, lo storico pi autorevole
della letteratura calabrese di ogni epoca (quello di Marzorati e le pagine dedicate a Calogero nel secondo
volume della sua storia della letteratura calabrese) e tenuto doverosamente presente per la sua qualit
scientifica di storicizzare seriamente la vita e lopera del poeta di Melicucc.
Queste cose che sono andato dicendo vogliono essere di contorno necessario alle considerazioni
critiche pi immediate con una breve parentesi che spiega possibilmente tutto: io penso che la poesia
italiana del secondo novecento deve annoverare come esempi non minori le opere di Lorenzo Calogero
e di Franco Costabile (per destino entrambi presenti in due numeri della rivista di Giancarlo Vigorelli
LEuropa letteraria che negli anni sessanta soprattutto era garanzia di seriet e di prestigio culturale):
due vicende tragiche e di autentica verit storica, e di poesia di ragguardevole valore.
Ora proviamo a entrare nel merito fornendo qualche coordinata tematica e formale.
Va subito sottolineato che da poesia nasce poesia, come certifica splendidamente la tradizione
italiana. Nel caso di Calogero altrettanto evidente il debito contratto con la poesia italiana dalto
bordo: Leopardi, Ungaretti, Montale, Pascoli per fare solo qualche nome. Ma sappiamo bene che dopo
lOdissea materialmente impossibile essere originali.
Nella poesia di Calogero gli echi della grande tradizione italiana sono visibili, come i critici pi
attenti hanno notato, e documentano le forme dellapprendistato calogeriano, com giusto che sia.
Daltra parte lattrezzatura tecnica della sterminata produzione del poeta rivela, pi dei calchi
verbali, la capacit di usare gli strumenti del fare poetico (il greco poiein) con sufficiente perizia.
I titoli e le date del primo tempo della poesia di Calogero sono: le poesie comprese alle pp. 111-123
di Dieci poeti, Milano, Centauro, 1935; Poco suono, Milano, Centauro, 1936; Ma questo, Maia, Siena,
1955; Parole del tempo che contiene le raccolte gi pubblicate, con moltissime varianti rispetto alle prime
stesure, Maia, Siena, 1956; Come in dittici, Maia, Siena 1956, con prefazione di Leonardo Sinisgalli.
Questa ultima raccolta la pi riuscita poeticamente e costituisce, insieme ai Quaderni di Villa
Nuccia il primo volume delle Opere poetiche a cura di Roberto Lerici e Giuseppe Tedeschi, Milano,
Lerici, 1962.
Come osserva Antonio Piromalli, la poesia di Lorenzo Calogero documenta uno scacco esistenziale
in un determinato momento storico in cui Calogero non ha trovato le condizioni di societ e cultura per
inserirsi nel mondo. Calogero ebbe dei grandi calabresi che lo hanno preceduto il sentimento dellassoluto,
della giustizia [] tendente anche in lui al platonismo alla metafisica intellettuale e sentimentale.
Si accennato alle sorprendenti letture della poesia ermetica di cui non va considerato un epigono
comunque, nonostante certe oscurit e peregrine elucubrazioni, e degli esponenti del simbolismo europeo.
La sua dissipazione di parole la prova provata della deficienza in lui della vita, limpossibilit
cio di trovare lespressione di un appagamento qualsiasi.
Carmine Chiodo ha condotto unanalisi stilistica puntuale della poesia di Calogero sostenendo che
ogni elemento acquista un senso metaletterale, riceve valore simbolico e viene giustificato in rapporto a
tutto il resto del verso o del componimento stesso[] c una ricerca di senso che va al di l della lettera.
Lo studioso documenta con dovizia di citazioni larmamentario retorico-stilistico di Calogero
elencando allitterazioni, asindeti, chiasmi, ossimori, sinestesie etc. che prova sia lattento labor limae
sia la concezione della poesia a configurarsi come flusso di coscienza, come linsieme degli elementi
di una corrente di pensiero che come tali, si susseguono in modo rapido ed immediato per assonanze, o
anche per contraddizioni.
Quello che colpisce immediatamente nella vita e nellopera di Calogero la sua dedizione totale
alla poesia, una scelta perentoria e unica consegnata ai cento e pi quaderni manoscritti che oltre alle
migliaia di versi contengono prose perlopi di sapore filosofico che scandiscono le povere vicende
biografiche.
Tutto sommato viene spontaneo ricavare la convinzione che la massa di scritture dei quaderni
stia l a proporsi come una sorta di modello esemplare del poeta che vive della sua poesia e nella
poesia identifica le ragioni del suo esistere [] di affermare la legittimit dei suoi versi e di imporli
allattenzione del mondo delle lettere, mentre la sua stessa emarginazione diviene occasione di una
tenace fedelt allarte, assunta alla dimensione del mito esclusivo e compensatorio del fallimento
delluomo (Scappaticci).
Se da una parte questo comporta in Calogero una sostanziale mancanza di controllo critico, e
dunque di qualsivoglia operazione a levare che in ogni caso regola aurea, dallaltra, come osserva
Lombardi Satriani, la vicenda umana di Lorenzo Calogero appare emblematica di una certa condizione
dellintellettuale calabrese che sconta sino in fondo la perifericit che gli stata inflitta, secondo una
coerente logica urbanocentrica.
Il titolo del libro della Verbaro le sillabe arcane definisce emblematicamente le difficolt che si
incontrano a interpretare correttamente la poesia di Calogero. Vuoi per la tormentata psicologia che
la sottende, vuoi per la concezione della poesia come tensione allaltrove che il dato pi decisivo
dellopera calogeriana che gemina il forte irrazionalismo visionario mediante parole-chiave come pi
pure essenze, rare ignote distanze, mito abbagliante, solo per allontanamenti che costituiscono il
magma delle immagini e delle metafore.
Lo stesso poeta nella Premessa a Parole del tempo avverte: non so pensare ad alcuna cosa che tenda
a realizzare un valore almeno complesso, se non completo, della vita, se non sia rischiarato dalla luce
del passato.
Ma evidente che in nessun modo Calogero mira alla concretezza dellesperienza empirica e al
rinvio a fatti quotidiani (Scappaticci).
La vita altrove proclamava Rimbaud esaltando il mito decadente della genialit come condizione di
anormalit estraniante, come risposta dopotutto impotente alle lacerazioni del presente e alle inevitabili
delusioni.
Per questo non azzardato considerare Calogero congeniale al filone simbolistico e orfico
visionario che non finisce ancor oggi a provocare nel lettore una porzione rilevante di seduzione
fascinosa di rapimento.
Da ci deriva anche lassoluta mancanza di riferimenti alla realt storico-sociale: eventi come il
fascismo, il conflitto mondiale, il dopoguerra sembrano essere passati senza sfiorare e lasciare tracce
(Scappaticci) nella vita e nellopera di Calogero che in lontananze remote/lontananze saffissa (Parole
del tempo) che sono quelle dellaltrove, e di un senso di assoluta soggettivit (Jacobbi) che esclude
ogni altra presenza.
Eppure il tu ricorre sovente, ma non un istituto come in Montale. Per contiene un margine
ampio di ambiguit tipicamente moderna e pu rivolgersi a se stesso, alla donna, alla poesia, allaltrove, a
congetture del pensiero e della fantasia, interlocutori comunque sempre assenti: Sulle scogliere del sonno/
che tu ghermivi per sentirti accosta/pi distante da me/col volo col fremito delle colombe (Ma questo).
Calogero ha chiara consapevolezza che la vita esilio, limbo, vuoto, notte sempre tento per celi
capovolti/quelli fra cui trovarti e quindi si riconosce con esattezza senza indulgenze: Io sono uno strano
mendicante/che chiede amore e parole,/sono un solitario emigrante/verso le terre della luna e del sole.
Non vha dubbio che la fuga dal reale e lisolamento conseguente portano automaticamente il poeta
nel silenzio di vetro pieno di sgomento e di gridi gelidi.
Lipotetico tu calogeriano solo un riflesso immaginario dellio [] riducendo ogni cosa alla
dimensione della propria interiorit e chiudendosi in un lungo e ininterrotto monologo (Scappaticci)
una sorta di corrispettivo poetico (Verbaro).
Salvo poi quando nei Quaderni di Villa Nuccia, storicamente accertato il suo innamoramento per
una infermiera, la donna destinataria concreta di un vero e proprio canzoniere damore.
Sono i Quaderni la produzione estrema di Calogero e lamore verso una persona fisicamente vera
scioglie apparentemente il gorgo interiore del poeta in un desiderio di colloquio volevo appropriarmi
della vita tua/e della tua vita cupa di cenere/o della solidit della carne, e, come ha scritto Roberto
Lerici, pu configurarsi come la nuova incarnazione del suo amore per la vita.
Tu levigata eri nella tua veste dolcissima/nellazzurra levit dello spazio/o in una veste amata/
perch di tutto in te tutto ritrovo.
I motivi dellamore angelico e senza speranza passano da una lirica allaltra ininterrottamente
(Piromalli) e la donna esiste in quanto espressione del vagheggiamento del poeta perch essa sempre
in una lontananza pressoch inattingibile fuggitiva sopra lacque/in un riverbero di rose e quindi
trasfigurata in immagini di sogno Gli abiti e i vestiti. Dorme/chi ti sembr pi bello/e si confonde con
gli aliti/del fiore del limone. Perci vedesti/anche sicomori altissimi.
E se questa orribile pena/ una deserta fanghiglia [] Sono un uomo che non ha domani/e la noia
simile alla mia perch seppure non sapr dirti addio si affaccia inesorabilmente la consapevolezza
E quel che mi rimane/ un poco di turbine lento di ossa.
ineluttabile in Calogero recitare un perenne assolo Forse parlo da solo e con me solo//al fresco
chiarore della notturna lampa.
E, infine, il tema dellautodistruzione e della morte: la morte minnamora//amata amante/mi ama
ancora.
Se pensiamo ai tentativi di suicidio del poeta, possiamo chiudere con questa sorta di epigrafe:
Ma non minteressa pi della vita/Oggi mi curo della morte./Fra poco e alla svelta morir,/perch
anche tu con me nel lago/verrai domani.
Sillabe aspre come alberi spogli.
Il pensiero corre a Lucrezio, e allaltro cultore del suicidio da me amatissimo, Cesare Pavese, che
presente nel verbo dellultimo verso verrai, che riprende il titolo della celeberrima Verr la morte e
avr i tuoi occhi.
Lorenzo Calogero nacque nel 1910. Fu trovato morto nella sua casa, forse suicida, nel 1961.


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