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Autore:Vincenzo Squillacioti     Data: 30/04/2021  
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Data: 31/12/2019 - Anno: 25 - Numero: 3 - Pagina: 9 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

DOMENICO LICO, FARMACISTA AD ISCA IONIO E GLI INEDITI GIOVANILI DI CORRADO ALVARO.

Letture: 425               AUTORE: Giuseppe Condò (Altri articoli dell'autore)        

Qualche anno fa, il noto antropologo ed intellettuale calabrese Vito Teti ha pubblicato
presso Donzelli un’antologia di inediti giovanili di Corrado Alvaro dal titolo: Corrado Alvaro.
Un Paese e altri scritti giovanili (1911-1916).
Nella prefazione al libro l’Autore racconta come sia giunto a conoscere questi inediti: “È
questo un racconto entusiasmante, - egli dice - la scoperta di inediti e manoscritti sconosciuti
di grandi scrittori ha qualcosa di causale, ma anche di magico e di misterioso.” E a maggior
ragione il racconto diventa per l‘Autore ancora più coinvolgente, essendo Vito Teti tra i
massimi studiosi e conoscitori del grande scrittore calabrese. Tanto è vero che in un’intervista
sull’argomento, rilasciata al giornalista Luigi Pandolfi, afferma: “Con la scoperta del Fondo
Lico inizia per me un’avventura umana, culturale e del tutto inattesa, impensata, quasi come il
compiersi di un destino, come destinatario di memorie che andavano custodite e salvaguardate.”
Bisogna allora subito dire del Fondo Lico. Esso comprende un numero notevole di carte
del giovane Alvaro (le prime poesie, un dramma in tre atti dal titolo Odio per amore, cinque
racconti brevi e un racconto lungo dal titolo Un Paese, forse primo tentativo di romanzo del
capolavoro Gente in Aspromonte), prodotti dallo scrittore di San Luca negli anni compresi
tra il 1911 e il 1916, da studente del ginnasio-liceo Galluppi di Catanzaro e poi dal fronte del
Carso durante la Grande Guerra; carte raccolte appunto da Domenico Lico, suo inseparabile
compagno di liceo, poi farmacista ad Isca Ionio.
Ma perché Domenico Lico era in possesso di questa gran quantità di carte inedite giovanili
prodotte dallo scrittore di San Luca? È lo stesso Vito Teti a raccontarcelo nell’introduzione
all’antologia.
Il 21 aprile 1940 Corrado Alvaro riceve in Campidoglio un riconoscimento dall’Accademia
d’Italia. È la consacrazione ufficiale - racconta Teti - di uno scrittore che aveva ormai
conquistato grande riconoscimento in Italia e all’Estero. La lettura dei giornali che riportano
l’evento, scatena in Domenico Lico, in quel periodo farmacista ad Isca Ionio, “ un’onda di
ricordi vivi e piacevoli.”
Lico allora riprende in mano vecchie carte da lui conservate e che rappresentano il primissimo
avvicinamento di Alvaro alla scrittura; altre ne cerca, con amorevole impegno, presso vecchi
compagni di liceo a Catanzaro e fra queste, le lettere inviate dallo scrittore dal fronte di guerra
allo stesso Lico, a Gianni Cardamone e a “Pepè”Foderaro, nonché quelle inviate durante la
convalescenza, a seguito delle ferite riportate al fronte nella zona di San Michele del Carso, alla
contessina Ottavia Puccini, sua madrina di guerra, conosciuta a Firenze, da allievo ufficiale,
prima della partenza per il fronte. Altre lettere e notizie Lico le raccoglie riprendendo i contatti
con il padre di Alvaro, il maestro Antonio, che tanta parte ebbe nella formazione umana e
letteraria dello scrittore, e del fratello don Massimo. Con tale materiale Lico pensa di avviare
una biografia dell’amico e, anche Alvaro, sollecitato dall’antico compagno di liceo, finalmente
gli fa pervenire tramite il cognato (il capostazione di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, di cui
dopo diremo) alcuni suoi “stracci” giovanili, fra i quali il racconto lungo Un Paese.
Ma la biografia di Alvaro e con essa tutte le carte raccolte da Domenico Lico non videro
mai la luce, forse anche per il fermo invito dello scrittore, ormai famoso, all’amico, a non
pubblicare quei testi di un tempo assai lontano, così come chiaramente si evince dal carteggio
fra Alvaro e il farmacista di Isca.
Nel 1945 Lico lascia Isca e torna a San Costantino Calabro (VV), suo paese di origine,
dove muore nel 1955, un anno prima di Alvaro. Così tutte le carte e i documenti raccolti da
Domenico Lico rimangono per ben 53 anni chiusi in un cassetto, fino a quando gli eredi, nel
2008, consegnano il Fondo al sistema Bibliotecario Vibonese. A questo punto viene affidato
al prof. Vito Teti il compito di coordinare gli studi e la divulgazione di tali inediti, dei quali
dunque nulla si sapeva.
Intanto la notizia di Corrado Alvaro amico di Domenico Lico, farmacista ad Isca Ionio,
di questo piccolo paese del soveratese a noi così vicino, diventa, parlando di Avaro, motivo
di grande interesse. E leggendo l’antologia curata da Vito Teti, allorché il vissuto di Corrado
Alvaro si confonde, forse in modo nebuloso, con Isca Ionio, ci si chiede: “Ma Alvaro è stato
davvero ad Isca nel gennaio del 1941, di ritorno da San Luca, ove si era recato per l’improvvisa
morte del padre, per trovare Domenico Lico, depositario di tante sue carte giovanili? E ad
Isca Ionio, nel 1941, oltre all’amico Lico, viveva anche un cognato di Alvaro?” Tale cognato,
Giovanni Profazio, zio del noto cantastorie Otello, era il marito di una delle due sorelle dello
scrittore, Laura (l’altra sorella, Maria, aveva sposato un Saccà di Bovalino).
Il cognato era, in quegli anni di guerra, capostazione nello scalo ferroviario di Sant’Andrea
Ionio (Isca non aveva e non ha tutt’ora stazione ferroviaria) e aveva preso dimora ad Isca
perché era il sito più vicino alla stazione di Sant’Andrea? È questi il cognato di cui Alvaro fa
cenno quando, rispondendo ad una lettera di Lico, gli chiede se per il tramite di detto cognato,
il Lico avesse ricevuto alcune carte giovanili che lo scrittore, obtorto collo, gli aveva a sua
volta fatto recapitare attraverso il fratello dello scrittore, don Massimo, parroco e canonico a
Sant’Agata del Bianco?
La presenza di don Massimo ad Isca negli anni della seconda guerra mondiale, documentata
da un’istantanea che appare nel bel libro su Isca di Marziale Mirarchi, dimostra che don
Massimo era venuto ad Isca: per trovare la sorella Laura e il cognato capostazione oppure
per trovare il farmacista “Mimì” Lico di cui era il figlioccio? Don Massimo, infatti, l’ultimo
dei sei figli del maestro Antonio, nato nel 1914, durante gli anni della permanenza del fratello
maggiore Corrado a Catanzaro, fu battezzato avendo per padrino, per procura, Domenico Lico,
tenendo il padre dello scrittore, in gran considerazione questo amico del primogenito Corrado.
Per rispondere a queste domande ci forniscono notizie i cari amici prof. Vincenzo
Squillacioti, divulgatore culturale nella vicina Badolato, il quale in passato era stato interpellato
sull’argomento dallo stesso Vito Teti, suo amico ed estimatore, e lo storico di Isca rag. Marziale
Mirarchi, il quale aveva raccolto de visu alcune testimonianze sull’ipotetica presenza di Corrado
Alvaro ad Isca, da un’anziana signora, abitante nel borgo iscano, oggi non più vivente.
Ma le notizie fornite sono fra loro in parte discordanti. Per Vincenzo Squillacioti, Domenico
Lico non incontrò ad Isca, nel gennaio del 1941, dopo 25 anni, Corrado Alvaro, il suo amico
e compagno di studi degli anni vissuti assieme a Catanzaro, ma, verosimilmente, presso la
stazione ferroviaria di Sant’Andrea, durante il viaggio che riconduceva lo scrittore a Roma,
proveniente da San Luca, ove si era recato per la morte del padre.
Per Marziale Mirarchi invece, Corrado Alvaro fu fisicamente ad Isca, in quel gennaio del 1941.
Comunque siano andate le cose, ci inorgoglisce che Corrado Avaro, il massimo scrittore
calabrese, e non solo, del ’900, sia stato così vicino ad Isca e quindi anche a noi che lo amiamo,
grazie anche al bel volume antologico a cura di Vito Teti, espressione di un impegno culturale
vasto ed importante.


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