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Data: 31/08/2015 - Anno: 21 - Numero: 2 - Pagina: 34 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

IL VICINATO

Letture: 140               AUTORE: Tota Gallelli (Altri articoli dell'autore)        

“Vicìnu meu, pròssamu meu”, “Cu a vicìna ti sparti a cucìna” (= minestra) e tanti altri modi
di dire che scaturiscono dalla realtà della vita quotidiana del rione dove si abitava: a ruga, del
modo di trattarsi tra vicini, in particolare tra donne.
Si scambiavano giornate di lavoro nelle campagne; alcuni lavori si facevano insieme con
una o più vicine, come l’allevamento del baco da seta, la lavorazione della ginestra, la tingitura
dei filati, l’orditura e qualsiasi altro lavoro in cui si richiedevano più persone. Tutto veniva
svolto d’amore e d’accordo e da ciò spesso nascevano matrimoni, battesimi, cresime e tra le
ragazzine “cummàri ’e ciuri”.
Si vedevano spesso gruppi di donne sedute sui gradini a sgranocchiare pannocchie, o
dentro cassa attorno a un tavolo a pulire il grano dalle impurità. Si accudivano i bambini dei
vicini e canestri di frutta e verdura andavano da una parte all’altra. Si cuoceva la pignatta
della vicina per quando tornava dai campi e spesso si salava e si condiva; le sarte cucivano
per gli altri senza alcuna ricompensa in denaro, ma solo per scambio di aiuto o regali di frutta
e verdura, e al medico e alla levatrice all’approssimarsi della festa si portava un gallo, una
forma di formaggio, dieci uova. Anche i ragazzini erano disponibili a fare le commissioni per
i vicini, anzi facevano a gara ad essere pronti per primi. Erano tempi tristi, si andava avanti
col duro lavoro, il denaro non circolava, però quest’aiuto vicendevole rendeva la vita meno
dura, meno amara.
Vi erano anche momenti di allegria, come il mietere e la vendemmia, si cantava e si
trascorrevano serate insieme per discorrere, chiacchierare, ridere. Certo, vivendo così gomito
a gomito succedevano anche dei litigi ma l’inimicizia non durava molto, alla prima occasione
come un parto, un matrimonio, un funerale, si faceva pace, si tornava più amici di prima anche
perché erano abituati e mettere una pietra sopra al brutto passato.


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