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Data: 31/03/2007 - Anno: 13 - Numero: 1 - Pagina: 32 - INDIETRO - INDICE - AVANTI
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AUTORE: Giuseppe Trimarchi (Altri articoli dell'autore)
Ogni tanto, ormai sessantenne, mi passano per la mente i lavori che faceva mia madre, oggi ultranovantenne, quando io ero ragazzino. Allalba era gi a terra e cominciava a trafficare intorno al focolare con lintento di ravvivare le fiamme che, come per incanto, si sviluppavano dalla poca brace lasciata sotto la cenere la sera prima. Subito dopo, per casa, si spandeva, intenso, laroma del caff che si sprigionava dalla cicculatera, che borbottava insistente, da cui fragrante veniva fuori quella bevanda nera, che gli uomini dinverno preferivano bere corretta con lanice (altro gradevole profumo che sinsinuava insistente nelle narici). Consumato il caff, la mamma subito sul fuoco stesso sistemava, sopra u tripodi, la pignatta in cui cominciava a cuocere, a focu lentu qualche variet di legume. Poi si susseguivano i vari lavuri i casa: la pulizia delle stanze, la spazzatura della porzione di ruga di pertinenza e infine veniva lavato il pavimento. (Ricordo che u passa strazzu non era posseduto da tutte le famiglie e chi ne era sprovvisto lo chiedeva in prestito al vicino di casa). Questi erano i lavori di ogni giorno, ai quali si aggiungevano quotidianamente la cura dei figli (lavarli, vestirli), cucinare, apparecchiare, sparecchiare, lavare i piatti Oltre ai lavori quotidiani doveva occuparsi dei lavori straordinari, molto spesso faticosi e impegnativi. Allora quasi ogni famiglia ingrassava almeno un maiale allanno, per poter disporre nel periodo invernale di una congrua riserva di salumi, insaccati vari Provvedere al mantenimento di un maiale significava grande fatica. Occorreva due volte al giorno dargli da mangiare: si preparavano gli impasti (u bivaruni) di crusca con ci che rimaneva del pranzo e della cena (u brodu). Tutte le famiglie possedevano un vecchio secchio -u catu- in cui venivano versati lacqua della pasta -con la quale prima venivano lavati i piatti (allora non esistevano i detersivi), cos ogni rimasuglio andava a finire nel secchio-, torsoli di frutta, pezzi di pane vecchio e quantaltro era commestibile. La famiglia che non possedeva il maiale ugualmente metteva da parte u brodu, che poi volentieri dava al vicino di casa o a un qualche parente. A tutto questo si aggiungeva altra fatica relativa al maiale. Occorreva andare per le campagne a raccogliere le verdure, lerbi, ghiande, castagne e tutto ci che la natura spontaneamente offriva di commestibile. E il pi delle volte questi prodotti venivano trasportati a casa dalla mamma in testa dentro i sacchi di iuta. Inoltre bisognava lavare a zzimba e u scifu. Quando veniva macellato il maiale, altro lavoro intenso e faticoso! Preparativi per la macellazione, cura della carne, lavorazione dei capicolli, salsicce, lardu, frittuli e micciunati erano tutte attivit di competenza delle donne. |