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COSÌ PARLAVANO I NOSTRI PADRI
Autore:     Data: 30/12/2020  
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Data: 31/12/2016 - Anno: 22 - Numero: 3 - Pagina: 10 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

LENIGMA DELLA ZIZZANIA

Letture: 856               AUTORE: Gerardo Pagano (Altri articoli dell'autore)        

Il libro una sollecitazione a leggere la parabola
evangelica del grano e della zizzania, per molti aspetti
complessa o, addirittura, misteriosa, applicandola
alla concreta situazione che il nostro Paese sta vivendo
a causa dei terribili fenomeni mafiosi che talvolta
sembrano lambire la stessa vita della Chiesa. Da questa
situazione si pu uscire - questo il convincimento
dellAutore - se la societ italiana, e in particolare
quella calabrese, saranno capaci di ritessere il filo
della speranza puntando sulla dimensione educativa.
evidente, secondo lAutore, che la premessa di
questa opposizione lanalisi puntuale delle concrete
situazioni in cui si manifestano gli atteggiamenti
mafiosi, avendo chiara la consapevolezza che questi
caratterizzano in modo diverso i diversi momenti della
vita sociale.
Magistratura e forze dellordine hanno il compito
di prevenire e di perseguire i delitti di mafia come
criminalit organizzata. La ormai sterminata letteratura
che studia, analizza e racconta le diverse mafie
sembra aver individuato le aree geografiche di origine,
per cos dire, dei fenomeni mafiosi, individuando anche
le peculiarit delle diverse aree di insediamento
primitivo legato alla storia sociale e politica di ciascuna. Sotto questo aspetto il contrasto alle mafie
divenuto pi complesso per i legami che nel tempo si sono stabiliti tra le diverse mafie, e, soprattutto,
per la estensione a livello nazionale e internazionale che utilizza per i suoi scopi criminali le modalit
della globalizzazione. Solo una organizzazione articolata e flessibile riesce a penetrare le vie attraverso
le quali si sviluppa leconomia criminale. Eppure a questo livello di globalizzazione del crimine ancora
non corrisponde un adeguato livello normativo e pratico di opposizione delle diverse magistrature e delle
diverse polizie.
Ma di questo aspetto, che possiamo definire di criminalit organizzata conclamata, possiamo dire
che esiste una consapevolezza diffusa anche per merito di quella letteratura che ho citato e dellinsieme
dei mezzi di comunicazione di massa. Eppure spesso il fenomeno lo sentiamo lontano, distante, come se
non ci toccasse da vicino, come quando ci accorgiamo di un incendio, di cui vediamo il fumo e ci tranquillizziamo
se rileviamo il rumore del Canadair o dellelicottero dei vigili del fuoco. Ecco: il fenomeno
esiste, ne abbiamo sentore, ne abbiamo visto e vissuto le tragiche manifestazioni: morti ammazzati
anche in mezzo alla gente, in luoghi affollati. Ma qui deve intervenire lo Stato, con le forze dellordine,
la magistratura ed giusto che noi abbiamo fiducia nel loro intervento. Ma per quanto riguarda noi cittadini,
la nostra responsabilit, questo atteggiamento da spettatori non basta, non sufficiente.
Il libro dellArcivescovo Bertolone svolge, appunto, la tesi che oltre lo Stato e le sue articolazioni, la
societ, i suoi momenti organizzati, la famiglia, la scuola, la Chiesa, anzi le chiese, la cultura, i mezzi di
comunicazione di massa, (oggi usa dire i social ) sono chiamati a riconoscere la zizzania, la mala pianta
che alligna e cresce insieme con il grano: la parabola del Vangelo di Matteo si presta utilmente a indicare
le modalit e le vie di questa opera di discernimento. Che deve innanzitutto chiarire e superaree il possibile
equivoco della zizzania. Essa stata seminata di notte dal nemico del seminatore del grano buono;
essa destinata a crescere insieme con esso e, per questo, pu danneggiarlo. Perch non estirparla? O,
meglio, quando estirparla? La risposta di Ges: verr il momento, stata interpretata in modi diversi, talora opposti. A me sembra che linsegnamento della parabola stia, come dicevo, innanzitutto nel discernimento,
nel riconoscere, cio, la mala pianta. quello che, secondo me, vuole dire mons. Bertolone,
quando, parlando del metodo Puglisi, sottolinea limportanza dellanalisi scientifica della situazione
nella quale viviamo. Abbiamo il dovere di capire, di studiare per capire, avendo chiaro lo schema: non
ci sono due campi, in cui si giocano due partite. No, il campo uno solo: e bisogna avere la capacit
di vivere secondo i principi del grano sano, avendo la prudenza, ma anche la forza, di non farci tentare
dalla mala pianta. Questo rischio esiste: e si pu superare solo con una solida formazione, che, nel caso
di don Pino Puglisi, costituita dalla scelta del Vangelo come regola di vita: il metodo della povert
personale (che non teme di portare ai piedi scarpe bucate e di non disporre di un nutrito guardaroba),
delle missioni popolari tra la gente (per riannunciare sempre daccapo e in ogni famiglia la genuina
parola di Dio), dellanalisi scientifica dei bisogni immediati delle persone, della moralizzazione delle
feste popolari (per non sprecare inutilmente il danaro per cantanti, spettacoli e fuochi dartificio molto
costosi), della corresponsabilit pastorale (invogliando i laici ad essere partecipi responsabili delle
attivit della parrocchia) dei momenti civici per far sentire la voce dellintera comunit (e non di uno
solo) sui particolari temi sociali, della formazione remota e prossima alle celebrazioni sacramentali.
Questa scelta evangelica che mons. Bertolone chiama metodo Puglisi, porter il prete siciliano a vivere
ed operare in modo da apparire alla cosca di Brancaccio un ostacolo insuperabile per il suo dominio
sul territorio: i sicari lo eliminarono in odium fidei, per fermare la sua attivit pastorale e distruggere i
suoi risultati.
Ma qui ritorna la domanda che sempre emerge a fronte di testimonianze luminose e inarrivabili
come quelle dei martiri: noi comuni cittadini, se volete cattolici praticanti, avremmo la forza e il coraggio
di affrontar il martirio? E se non si ha la grazia della fede?
Il libro di mons. Bertolone si rivolge chiaramente ai credenti: a quanti, cio, dovrebbero avere un
pi avvertito senso di responsabilit, radicato come dovrebbe essere, sui solidi principi del Vangelo. Ma
tra questi suoi naturali interlocutori lAutore trova e indica anche quelli che si fanno zizzania, mimetizzandosi
tra le spighe del grano buono. Gli esempi pi eclatanti si trovano tra gli uomini di Chiesa, non
solo i frati di Mazzarino, ma anche autorevoli membri della Gerarchia, che sono indicati con nome e
cognome, come autorevole esempio di trasparenza. Non meraviglia, perci, che le forme della religiosit
popolare, vissuta con autentica fede da tante persone di diverso livello culturale, siano utilizzate da
personaggi della malavita per dare lustro alla loro immagine, ma soprattutto di affermare e confermare
il ruolo di dominio, di potere nella comunit.
Potere e danaro sono il concime della zizzania: questa rilevazione comporta lampliamento delle
nostre riflessioni alle caratteristiche strutturali della nostra societ occidentale, a fronte delle quali Papa
Francesco ha sottolineato e condannato gli aspetti di ingiustizia sociale e di sfruttamento delle persone
e della natura.
Dobbiamo essere grati a Mons. Bertolone di aver sollecitato con questo libro non solo lattenzione
sulla santit e sul martirio di don Puglisi, ma anche di averci guidato a leggere e ad analizzare un testo
complesso come quello della parabola della zizzania. Richiamare lesempio di don Puglisi serve, dunque,a
chiarire alcuni equivoci e ad evitare che divengano clamorosi errori di valutazione.
Il primo equivoco quello della Chiesa che tende a stringere patti con i potenti, con quanti sono o si
fanno depositari di un potere. Esiste, purtroppo, una tradizione, una convinzione consolidatasi nel tempo,
addirittura nei secoli. Il potere ecclesiastico, per non essere scalfito, anzi per consolidarsi, propende
ad accettare lesistenza di altri poteri, delimitando e rispettando le rispettive competenze. Non mancano
gli esempi, anche di anni recenti. Mons. Bertolone, lho gi rilevato, ha il coraggio di fare i nomi. Don
Puglisi esercita, svolge il suo lavoro di parroco come una missione di servizio per sostenere i pi poveri
e dare loro, come a tutti i parrocchiani, le occasioni e gli strumenti per vivere da cittadini liberi e
consapevoli dei loro diritti e della loro dignit. Lo scontro con chi, invece, vuole imporre nel quartiere
il suo dominio incontrastato inevitabile: non necessario che sia proclamato, ostentato, nelle cose,
nei fatti. La Chiesa missionaria non potere, ma servizio e devessere bloccata, annientata. Loggettiva contrapposizione tra Chiesa e mafia, chiarisce questo libro, loggettiva distinzione tra grano buono e
zizzania. Lequivoco del potere ecclesiastico spazzato via.
Il martirio di don Puglisi (e qui la parola martirio va intesa nel suo significato proprio e originario
di testimonianza rigorosa) elimina un secondo equivoco: quello che i preti sono attaccati al danaro, la
auri sacra fames di cui parla anche mons. Bertolone. Certo la ricchezza unesca allettante, utile a
trasformare la convivenza in connivenza. Un tempo le parrocchie erano ricercate per le rendite connesse
alla stessa istituzione. Oggi le regole sono cambiate, ma anche qui necessit di sostentamento e povert
evangelica possono entrare in contraddizione e le tentazioni degli agi, della comodit al di l della
dignitosa regola di vita, pu rendere succubi di quanti utilizzano il loro potere economico per asservire
le persone.
Per concludere, il libro sembra contenere un messaggio rivolto soprattutto allinterno della Chiesa
intesa come istituzione. Ma basta spostare laccento allidea di Chiesa come popolo di Dio per cogliere
il valore pieno di queste riflessioni, che potrebbero utilmente essere proposte come testo nellinsegnamento
della Religione Cattolica, previsto dallattuale ordinamento della scuola italiana. Anzi una
lettura attenta consente di rilevare che la parabola della zizzania e il connesso enigma interpellano tutta
la societ italiana, al di l dellappartenenza al mondo cattolico, come universale il messaggio evangelico.
Gli uomini di buona volont non siamo solo i cattolici. I quali, in questa prospettiva, possiamo
comprendere pi pienamente il martirio di don Puglisi e, di conseguenza, dare alla nostra vita un assetto
di quotidiana adesione ai valori che costituiscono la vera, concreta opposizione alla mentalit mafiosa,
a quella zizzania che non si manifesta nei delitti clamorosi, ma penetra e si insinua nelle relazioni tra le
persone, nei rapporti con le istituzioni divenendo costante rischio di scivolamento nella collusione e nella
corruzione. Noi per primi dobbiamo evitare quanto paventato da Corrado Alvaro: la disperazione
pi grave che possa impadronirsi di una societ il dubbio che vivere rettamente sia inutile.
Soverato, 7 settembre 2016
Gerardo Pagano
(Lenigma della zizzania, di Mons. Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro- Squillace, stato presentato
il 7 settembre 2016 nella chiesa dellAddolorata in Soverato Superiore dal preside prof. Gerardo
Pagano e dal magistrato dott. Nicola Durante. Un sentito ringraziamento anche da queste colonne
allamico professore Gerardo Pagano per linteressante contributo che volentieri porgiamo ai nostri
lettori. Ndd)


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