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BADOLATO, RIFUGIO DI GRANDI ARTISTI. Riflessioni
Autore:Claudio Caroleo     Data: 31/12/2019  
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Data: 31/12/2005 - Anno: 11 - Numero: 4 - Pagina: 34 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

PEOSIE

Letture: 535               AUTORE: REDAZIONE (Altri articoli dell'autore)        

(Siamo o non siamo un popolo di navigatori di santi e di poeti?! La domanda, com formulata, non ammetterebbe che risposta positiva. In realt non siamo pi navigatori, perch il mondo cambiato: aumentano soltanto i navigatori a perditempo e quelli in internet. Santi? Manco a parlarne! Stiamo diventando un bellangolo dinferno, nonostante abbia sede qui da noi il Vicario di Cristo e innumerevoli si sprechino glinsegnamenti e gli ammonimenti di un esercito di predicatori. Poeti s! Lo siamo ancora. E forse lo saremo sempre. Non per nulla siamo un popolo del Sud! E lo saremo, probabilmente, sino alla fine dei secoli.
Sono poeti anche tantissimi nostri lettori, nonch amici, ed in qualche modo collaboratori perch ci partecipano le loro composizioni poetiche, appunto. Tanto da essere piacevolmente costretti ad assegnare uno spazio aggiuntivo -rispetto allabituale pagina tre- per dare, ove possibile, doverosa ospitalit.
Questa volta abbiamo il piacere di porgere allattenzione dei nostri lettori i versi di sei nostri amici, e lettori anche loro, certi che si sapranno cogliere messaggi sicuramente positivi in non disprezzabili espressioni poetiche.)

RISVEGLIO NOVEMBRINO A BADOLATO

Non sorto ancora il sole Immortali Dei vollero
su spiaggia del greco mar far sortir da quelle scaglie
tuffai, festose grida di gabbiano
in bollente acqua cinguettii duccelli,
pietre nere vetrose (1), squittir di delfini e grilli
sottratte a bianca cava gemiti damor di donna
nelleolana isola giocar di bimbi.
ove un tempo vulcano
colava. Anima mia divent felice.

(1) ossidiana di Lipari
Giovanni Balletta

NATALE 90

Muoiono i grandi, muoiono i piccoli Oggi non tanto si pensa al Natale
Tutto scompare su questo pianeta! come si usava fare una volta
E noi vaghiamo incerti nei vicoli Ognun gareggia per fare del male:
senza guardare la stella cometa. meglio che prenda dadesso una svolta!

Gli uomini un tempo eran pi buoni, Chi ruba ed uccide lo fa per denaro,
tutti raccolti intorno al camino credendo di essere sempre pi forte,
ed ascoltavan lieti quei suoni ma quando saccorge gli coster caro:
che le zampogne intonavan vicino. tardi ormai lo aspetta la morte!

Sognavano il presepe coi pastori, Bambini, questo il vostro momento:
la neve, il freddo, il caro Bambinello andate voi tutti festanti alla grotta
e si sentiva batter nei lor cuori Ognuno sar pi felice e contento:
un fremito di gioia: chera bello! spegnete per sempre la terra che scotta!

Rocco Iannone
CAMPANE A SERA
Campane a sera, come parla al cuore
la vostra voce dolce e melodiosa
nel silenzio divino del chiarore
del vespro, quasi alba radiosa.

Viene col vento dai miei monti in fiore
da una chiesa lontana, silenziosa
tra le querce, nel nitido splendore
delle nubi dal sol fatte di rosa.
Che dice? Passa lieve sulle piante
e tutte invade di malinconia
lanime stanche di dolore affrante.

Tace ogni cosa: languida armonia
lAngelus cheleva a sfere sante
con lumile preghiera: Ave Maria.

Francesco Servello
BADOLATO BAD E SPERANZINA

C un paese in cima al colle pass un giorno da Bad:
che la gente un d lasci: del paese senza gente
se ne and tutta in marina si commosse e innamor.
e pi su non ritorn. Col potere intermittente
E il paese senza gente chiese aiuto alla sua gente.
sembra un vecchio monumento Agli spifferi.
senza chiacchiere Alle chiacchiere.
senza regole Alle regole.
senza rondini. Alle rondini.

BadoO paese di sogno che la gente lasci. Bad grande accento fatato dipinse sull.
Bad case senza lettini n cucine e com. Bad letti sedie e camini e cucine port.
Ma nessuno ti bada, Speranzina sorridente
sei una vecchia contrada. mise insieme tanta gente.

Fata bella speranzina Bad Bad Badolato Bad Bad.
Bad Bad Badolato Bad Bad.

Raffaele Talarico

LA RUGA

PREMESSA DELLAUTORE. La chirurgia plastica. A proposito delle continue dispute che un po abbondantemente ci propina la televisione in materia di chirurgia plastica, lestro poetico mi ha ispirato la poesia che segue.
Attese le pari opportunit, attesa la parit tra i sessi e quantaltro ancora atteso a favore della donna, una cosa certa: la Natura ha concesso un dono meraviglioso alla donna e ad essa soltanto: la capacit di procreare.
Al bando le pupatole e le barby che vediamo in televisione o per strada: seni gonfi, labbra tumefatte, fianchi ridotti, cosce sfilate! Quelle non sono donne ( tutto artificiale), non sono fidanzate (un bacio farebbe scoppiare le labbra), non sono mogli (un amplesso provocherebbe lo sbriciolamento del corpo) e, quello che peggio, non saranno mai MAMME!
Ecco perch mi rivolgo a quelle donne che si dedicano al lavoro e poi alla famiglia e poi ancora alla casa e a loro dedico questa poesia.

A pie degli occhi
un esile segno del tempo,
che ricorda i rintocchi
degli anni passati,
apparso stamani
e disperata con mani
tremanti e con morsi
di rabbia ti schermisci.
Non capisci
e non ti dai pace
e gi pensi al chirurgo capace.

In quella ruga che nasce
v scolpita

la vita:
i figli generati e cresciuti
le angosce, le fatiche,
le ore di gioia e i minuti,
la casa, le amiche,
gli svaghi e i pensieri
di oggi e di ieri.
C la mamma e la sposa
che mai riposa
e che non cerca una fuga.
Donna
conserva con cura
la tua magica ruga.

Giuseppe Trimarchi

DORMI, ANGELA.
(parole e musica)

Dormi, Angela, bambina curda,
dormi serena nella culla.
Sei giunta in terra di Calabria,
non devi pi temere nulla.
Se i marosi avanzeranno,
la nave non affonderanno,
se infurier il maestrale,
non ti potr fare alcun male.
C un paese che ti aspetta,
e tu vedrai quanto bello.
La tue bambole riavrai
e a giocare tornerai.
La pace non unillusione,
tu stessa un giorno lo dirai,
al cuore di molte persone
con la tua voce parlerai.
(Versione dialettale andreolese)
Dorma, ngela, figghjla curda,
dorma tranqulla nte sa culla.
Mo carrivsti a ra Calbria
on hai cchj u ti spagni e nenta.
Si avnzanu i cavaddni,
on ponnu affundra a navi,
e quandu sarza u vientu e mara,
a tia cchj nenta ti po fara.
C Badultu chi tasptta,
e su pajsi on luntnu.
Dda truovi i bmbuli cchj belli
e pua jocra quantu vua.
A paci on esta nillusini,
nu juornu a tutti lu pua dira.
(Ripetere ultimo e penultimo verso)


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