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Data: 30/09/2006 - Anno: 12 - Numero: 3 - Pagina: 41 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

SIAMO IN GRADO DI ASCOLTARE?

Letture: 956               AUTORE: Daniela Trapasso (Altri articoli dell'autore)        

Mi trovavo a Roma per frequentare lUniversit quando, nel 1986, apparve sui giornali la notizia di Badolato paese in vendita. Ricordo che ero a casa con amici e la notizia pass in tv. Ovviamente si scatenarono ironici commenti: Siete proprio alla frutta se dovete vendervi il paese! oppure Ed a quanto lo vendete?.
L per l non nascondo di esserci rimasta male. Ma come il mio paese in vendita? Che voleva dire? E chi avrebbe dovuto comperarlo? Forse un magnate che lo avrebbe trasformato in un posto da turisti vip sconvolgendone lessenza? No, il mio paese non poteva essere in vendita. Che cosa stava succedendo? Cominciai il mio giro di telefonate per cercare di capire meglio. Quando mi dissero che la notizia era partita da Mimmo Lanciano mi tranquillizzai. So quanto Mimmo il provocatore ami Badolato e capii immediatamente che nulla di brutto poteva accadere. Capii che Mimmo non avrebbe MAI consegnato il paese nelle mani di chi non ne avrebbe colto la grande ricchezza che le nostre tradizioni portano con se. Le conseguenze di quello scoop sono ancora sotto i nostri occhi: tanti quando sentono Badolato mi dicono: ma non era il paese in vendita?
Oggi, a venti anni di distanza, mi ritrovo a riflettere su cosa sia realmente cambiato. Intanto io sono tornata a vivere nel mio paese. Sembra niente, ma per chi era partita dicendo che torno a fare? una grande cosa. Non avrei mai pensato di ritornare un giorno a lavorare a Badolato. Ma sono felice che ci sia accaduto. Per fare unanalisi obiettiva devo mettere da parte il grande e viscerale amore che nutro per questi luoghi. Luoghi che sembrano fuori dal tempo, sospesi in un tempo senza tempo, luoghi che dagli occhi entrano direttamente nel cuore; devo smorzare i brividi che percorrono la mia pelle quando cammino per i vicoli e penso questa la mia terra, devo far finta di non sentire la storia che trasuda dai muri delle case antiche. Non facile.
Sono tornata ormai da circa 8 anni e non ho mai smesso di pensare che il mio ritorno dovesse essere al servizio di Badolato.
In questi anni ho visto crescere materialmente Badolato: case sempre pi grandi (e quasi mai finite), negozi, ristoranti, B&B; sono nate nuove associazioni, uffici, siti internet, riviste; nel 1997 sono arrivati i Kurdi e si pensato ad una nuova rinascita del paese (nuovamente giornali, televisioni, fotografi, giornalisti); tanta gente ha comperato e continua a comperare casa a Badolato Borgo.
Per... come se mancasse qualcosa. Intanto penso che le occasioni che si sono presentate non siano state sfruttate al meglio. Badolato paese in vendita e larrivo dei profughi Kurdi hanno rappresentato davvero due grosse opportunit ma non siamo riusciti a trasformarle effettivamente in risorse. Non so perch ma come se ci fossimo persi in un bicchiere dacqua. Forse quello che manca realmente una comunit di intenti tra gli stessi badolatesi, un obiettivo comune, una volont univoca. come se mancasse lo spirito di solidariet tra noi stessi. Eppure abbiamo dimostrato di saperne offrire tanta di solidariet! Anche le case, costruite una addosso allaltra, pare diano la sensazione di sorreggersi ed aiutarsi a vicenda.
Sinceramente se dovessi tirare una somma di questi venti anni non so quale sarebbe il risultato. Molti eventi avrebbero il segno positivo davanti, molti altri quello negativo. A volte mi viene da pensare se invece di andare avanti non siamo tornati indietro. Mi chiedo cosa rimane dei grandi spiriti badolatesi, degli uomini e delle donne che hanno lottato duramente per cambiare il nostro paese, dellidentificazione in ideali universali che faceva smuovere il mondo, della fiera tradizione politica (nellaccezione pi alta e pura, non per come si intende e si vive oggi la politica!). Mi chiedo cosa rimane di quei giovani che inventavano la vita giorno per giorno con poco, pochissimo ma con tanto, tantissimo entusiasmo. Mi chiedo dove sia finita lidentit badolatese, quella che faceva di tutti una sola famiglia, quella dove il problema di uno era condiviso da tutti. Mi chiedo perch non ci si ritrovi ancora la sera seduti sulluscio a raccontarsi la giornata, a parlare della terra e dei suoi frutti, delle cose da fare, delle speranze e dei sogni. La mia sensazione che, purtroppo, si stia sempre pi perdendo la badolatesit.
Forse questo frutto dei tempi che cambiano. Forse queste sono solo malinconie di chi, andando avanti negli anni, non riesce ad accettare che, oltre allesteriorit, cambi anche lessenza delle cose e degli uomini. O forse sono processi inevitabili a cui bisogna rassegnarsi. Per mi manca tutto quello che cera. E la cosa strana che mi manchi senza averlo mai vissuto. Forse non una mancanza ma solo un desiderio di spiritualit antica, vera, sincera. E mi domando cosa significhi davvero andare avanti. Sono sempre pi convinta che il vero progresso, la vera crescita (anche quella urbanistica) non possano prescindere da uno sguardo al passato, da un recupero delle antiche tradizioni, dalla rivisitazione della nostra storia, dal fare tesoro degli insegnamenti dei nostri nonni. La piena coscienza di ci che si stati aiuta a divenire in futuro. E la storia di Badolato una storia nobile, caparbia, fiera, fatta di lavoro onesto, di lotte sentite. Possibile che tutto questo oggi non abbia pi valore? Possibile che si dia cos tutto per scontato? Badolato ha bisogno dello sforzo e dellamore di tutti e non dei pochi soliti noti.
Si dice che la ricchezza di un popolo si quantifichi non solo in quello che materialmente conquista o costruisce ma, soprattutto, nella grandezza spirituale che lascia. La storia di Badolato ha tanto da dire: ma noi siamo in grado ancora di ascoltare?

Daniela Trapasso * Responsabile del C.I.R. Calabria


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