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Autore:DIREZIONE     Data: 31/03/2006  
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Data: 31/12/2017 - Anno: 23 - Numero: 3 - Pagina: 26 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

IL SINDACO ANDREA TALOTTA NEL RICORDO DI UN ATTENTO LETTORE

Letture: 5               AUTORE: Michele Catanzariti (Altri articoli dell'autore)        

Egr. Professore,
nel penultimo numero del Suo periodico “La Radice”, leggo che il 10 maggio di
quest’anno, l’illustre concittadino di Badolato, nonché l’amato ex Sindaco, P. E. Andrea TALOTTA,
purtroppo è scomparso.
Nel porgere ai congiunti il mio più sentito cordoglio, non posso esimermi dal dare un piccolo
contributo, citando fatti che, mio malgrado, all’età di circa 6 anni, mi videro testimone e che sono
rimasti indelebilmente impressi nella mia memoria. Il tempo, come si sa, è tiranno. Chiedo perciò scusa
per qualche inevitabile inesattezza.
Conoscevo solo di nome l’allora Sindaco Andrea TALOTTA. D’altronde, per me la parola Sindaco,
non comprendendone appieno il significato, aveva, allora, un non so che di misterioso. Con Lui, mio
padre, Comandante della locale Stazione dei CC, intratteneva ovvi rapporti di Ufficio e spesso, in
famiglia, ne sentivo parlare più che bene per la sua umanità e per il suo dinamismo politico volto a
migliorare le misere condizioni di vita di gran parte dei concittadini badolatesi (contadini, braccianti,
operai) in quei primi anni cinquanta in cui le ferite della guerra e soprattutto i danni dell’alluvione
dell’ottobre del ’51 erano ancora ben visibili. Conoscevo meglio, però, il fratello, mi pare si chiamasse
Romualdo. Costui camionista, spesse volte, ci offriva volentieri un passaggio quando insieme alla cara
Caterina, nostra collaboratrice domestica, ed ai miei fratellini, negli assolati e meravigliosi pomeriggi
badolatesi, andavamo o tornavamo a piedi dalla marina.
In quanto al Sindaco, il suo attivo impegno politico, se da un lato gli procurò la riconoscenza di gran
parte della popolazione badolatese, dall’altro gli causò l’ostilità vigliacca di gente di malaffare che tentò
di assassinarlo.
Premetto che nel nostro appartamento, si accedeva normalmente dalla piazzetta antistante la chiesa
di S. Maria. Esso era adiacente e comunicante con gli uffici della locale Stazione CC, il cui massiccio
portone d’ingresso, sfalsato di un piano, però, si trovava in uno slargo posto in fondo ad una viuzza
in discesa che costeggiava da un lato il nostro alloggio e la caserma e dall’altro la Chiesa di S. Maria.
Normalmente il carabiniere di turno della caserma (piantone) prestava servizio al piano del portone
d’ingresso mentre gli uffici si trovavano al piano superiore, adiacenti, come già accennato al nostro
appartamento ed a cui si accedeva mediante due scalinate. La prima partendo dal piano terra conduceva
ad un terrazzino scoperto protetto da un robusto muro perimetrale. La seconda partendo dal suddetto
terrazzo conduceva agli uffici. In uno dei primi giorni di maggio del 1955, già a sera inoltrata, mentre
mio padre era ancora intento ad impartire disposizioni a qualche collaboratore subalterno per i servizi
notturni di ordine pubblico, ad un certo momento, qualcuno bussò al portone della caserma: una flebile
voce chiedeva di poter entrare e di essere aiutato perché ferito. Il piantone, mi pare fosse un certo Peron,
veneto, aprì lo spioncino di sicurezza e, resosi probabilmente conto di quello che era successo, non
esitò un istante ad aprire. Lanciato l’allarme, mio padre ed altri militari si prodigarono a soccorrere
l’uomo vigliaccamente ferito a fucilate alla schiena, se non ricordo male. Io, insieme a mio fratello e
mia sorella che per ovvi motivi eravamo tenuti da nostra madre un po’ in disparte dalla tragica scena,
di tanto in tanto, soddisfacendo la curiosità di bambini, furtivamente sbirciavamo per vedere cosa stava
accadendo. L’uomo era stato adagiato su un tavolo di legno che la mia cara mamma aveva attrezzato,
a mo’ di rudimentale tavolo operatorio, con materassino, lenzuola di bucato, bende, cotone, garze e
quant’altro occorresse per altri casi simili, allora molto frequenti, già accaduti. Tamponata in qualche
modo la grossa ferita con cotone, fu immediatamente chiamato il medico, credo, se non ricordo male,
fosse il Dott. Barone, che arrivò subito. Con gran maestria riuscì ad arrestare l’emorragia ma occorreva
urgentemente trasportare il ferito in un centro attrezzato per sottoporlo ad intervento chirurgico. Portato
a braccia, perciò, venne caricato sulla FIAT Balilla strapuntinata del fidato Cicciu ‘e Lesi e condotto
in una clinica, forse a Soverato. Qui un delicato intervento chirurgico gli salvò la vita. Solo in seguito
seppi che si trattava del Sindaco di Badolato Andrea TALOTTA. Negli anni successivi sentii, più volte
dire da mio padre che, probabilmente, l’attentato era stato organizzato da elementi ostili del suo stesso
partito, purtroppo rimasti impuniti.
Concludo queste brevi note ringraziandoLa per avermi sollecitato a ricostruire l’evento. Ho accolto
di buon grado il Suo invito nonostante qualche incertezza dovuta alla mia tenera età.

Michele Catanzariti
Cosenza, 20/12/2017
(Siamo noi a dover ringraziare quell’attento bambino di allora, oggi ingegnere a Cosenza, per la
disponibilità e il piacere con cui ci partecipa ricordi d’infanzia ben registrati nella sua memoria, che
sono per noi “schegge” della nostra microstoria, tanto utili a ricostruire nel modo migliore, forse,
segmenti del nostro passato. E siamo lieti che le memorie di quell’infanzia, di cui ci scrive e talvolta ci
narra per telefono, siano di segno positivo e anche commoventi. Grazie. – Ndd)


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