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Data: 31/12/2003 - Anno: 9 - Numero: 4 - Pagina: 23 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

CALABRIA TERRA D’INCONTRO

Letture: 1899               AUTORE: Josephine Carioti (Altri articoli dell'autore)        

Domenica 14 Dicembre 2003 presso la Scuola Elementare di Badolato Marina, si tenuto un convegno nellambito della Terza Edizione di Musica-Natura-Architettura sul tema La Calabria terra dincontro tra le culture ed i popoli del Mare Nostrum, organizzato dallAssociazione Culturale La Ginestra di Badolato, con il patrocinio della Regione Calabria, Assessorato alla Pubblica Istruzione-Beni Culturali. Il dibattito stato introdotto dalla prof.ssa Liberina Leone, presidente dellAssociazione La Ginestra, a cui hanno seguito la signorina Daniela Trapasso, responsabile del Consiglio Italiano Rifugiati (C.I.R.) di Badolato, la dott.ssa Teresa Napoli, psicologa referente in migrazione presso lA.S.L. N 7 di Catanzaro, Elsheikh Kalid (Sudan), vicepresidente regionale della Associazione Nazionale Oltre la Frontiera (A.N.O.L.F.), Cissokho Soungoutouba (Senegal), presidente della Feder. Assoc. Immigrati (F.A.I.) ed infine Padre Severino (Congo), docente di Storia delle Religioni e Missiologia presso il Seminario Maggiore S. Pio X di Reggio Calabria. Al termine, lincontro si chiuso con uno straordinario concerto di musica etnica del Baba Sissoko Trio, composto da: Roger Sabal al Basso ed alla Chitarra, Reynaldo Hernandez alla Batteria ed alle Percussioni e Baba Sissoko a tutti gli strumenti tipici africani. I temi affrontati nel dibattito sono stati i pi svariati. La prof.ssa Liberina Leone ha aperto il convegno affermando che la Calabria sempre stata al centro dellattenzione dei popoli vicini e che conserva ancora oggi i segni inconfondibili delle civilt che lhanno attraversata. Basti pensare agli ultimi due anni in cui si sono registrati ben 30.990 stranieri sbarcati in Italia e precisamente in Sicilia, Puglia e Calabria, di questi 1.866 sono sbarcati sulle nostre coste dal 1 gennaio al 15 ottobre 2002, mentre nellanno in corso e nello stesso periodo, si registrato un calo del 90,51% con solo 177 stranieri. Attualmente in Italia ci sono 2.395.000 immigrati regolarmente registrati che costituiscono il 4,2 % della popolazione italiana. Il 27,4% di questi immigrati proviene dallEuropa dellEst, il 18,2% dallAfrica e tra tutte le comunit quella pi numerosa quella marocchina (costituita da 160.000 unit) seguita da quella albanese (142.000 unit). Infine ha aggiunto che la Ginestra si prefigge lo scopo di favorire gli scambi di competenze e professionalit nel campo tecnico, scientifico, culturale tra le loro nazioni di provenienza e la nostra regione. Di conseguenza questo Convegno vuole superare una situazione statica ed essere unopportunit di dialogo tra la nostra societ e le rappresentanze straniere presenti nel nostro comprensorio. Solamente in questo modo possiamo raggiungere un obiettivo pi elevato e sicuramente pi umanitario: luguaglianza delle opportunit per gli individui e le comunit in modo tale che le differenze non si trasformino in disuguaglianza. La signorina Trapasso ha detto che in realt in Italia non c un gran numero di immigrati e che spesso sono i mass-media a creare degli inutili allarmismi piuttosto che divulgare una corretta informazione. Limmigrato una risorsa e va rispettato e tutelato. La dott.ssa Napoli ha invece tenuto a precisare il grosso lavoro che ha svolto e che svolge tuttora il C.I.R. come ponte culturale, e non solo linguistico, tra la popolazione e gli immigrati. Ha parlato dei bisogni di chi arriva sulle nostre coste, non sono solo organici, ma anche di natura psicologica, dovuti non tanto a tutto ci che lasciano alle loro spalle, ma allimpatto con la nuova vita. Ha poi continuato dicendo che una nostra chiusura nei loro riguardi aumenta le possibilit che i loro figli tendano ad isolarsi e ad inserirsi in gruppi devianti. In questa situazione i bambini vivono in uno stato di ambiguit dovuto da una parte alla famiglia legata ancora agli usi ed alla lingua dorigine, dallaltra alla societ in cui cercano dinserirsi. Ha inoltre portato allattenzione il problema della dequalificazione lavorativa: il 70% degli immigrati possiede una laurea, ma costretto a svolgere i lavori pi umili con salari tipici da sfruttamento. Cissokho Soungoutouba ha cominciato il suo discorso riprendendo una frase storica in cui si afferma che Il futuro del mondo nella mescolanza delle culture; la Calabria, dal canto suo, ha sempre avuto la cultura dellaccoglienza fin dai tempi dei Greci, ed proprio laccoglienza a fare la fortuna o la sfortuna del nuovo arrivato. LItalia ancora allinizio dellimmigrazione e se mentre prima limmigrato lavorava e poi spediva i guadagni ai familiari, ora invece viene nel nostro paese per restarci e porta pure con s tutta la sua famiglia. Padre Severino intervenuto dicendo che limmigrazione resta un fenomeno antico nonostante i tanti termini con cui noi uomini labbiamo chiamata e che dovuta esclusivamente a motivi commerciali derivanti da complicit internazionali: si tratta di uno scandalo geologico, perch la gente fugge da paesi ricchissimi di materie prime verso terre pi povere. Se esiste un Terzo Mondo perch qualcuno ha deciso che cos fosse: Legoismo mette i confini. Elsheikh Kalid ha chiuso il convegno precisando che la diversit non appartiene solo allimmigrato, ma anche a noi stessi, che limmigrazione un fenomeno tanto antico quanto luomo e che la sua fine significherebbe la fine del mondo: Dio, Abramo, Mos, Maometto, sono stati tutti degli immigrati. La patria non soltanto il luogo dove si nasce, ma anche quello in cui si vive. Il problema dellimmigrato nasce dal silenzio: bisogna facilitarne lintegrazione sociale e culturale e non lassimilazione. Tra i vari interventi del dibattito vanno menzionati quelli del prof. Squillacioti, presidente dellAssociazione Culturale La Radice di Badolato, il quale ha precisato che tutti noi, in quanto rappresentanti del mondo occidentale, dovremmo sentirci accusati per le nostre responsabilit circa le gravissime condizioni economiche e sociali dei paesi sottosviluppati. A seguire c stato lintervento di Antonio Carioti, che ha proposto di trasformare Badolato in un laboratorio di esperimenti di nuove idee riguardanti laccoglienza degli immigrati, creare cio una torre che rappresenti tutte le diversit culturali e che possa far riemergere il paese dalloscurantismo a cui stato sottoposto per anni. Ed infine il prof. Armogida ha concluso dicendo che non bisogna imporre la propria cultura, bens instaurare un confronto e che non sufficiente la conoscenza, poich non sempre il male deriva dallignoranza: fondamentali sono la fede ed il sentimento. In conclusione di questo interessante convegno, il miglior modo per riassumere tutti i concetti espressi dagli ospiti illustri intervenuti stato quello di ascoltare la musica di un artista di livello internazionale, Baba Sissoko proveniente dal Mali, ossia dallAfrica, un continente che fino a poco tempo fa era cos lontano da noi e che ora, invece, sempre pi presente nella nostra realt sociale. Ed proprio la musica, in particolare quella etnica, a permettere lo scambio di cultura fra i popoli che si affacciano nel Mare Nostrum. Incontrare la musica africana significa incontrare lAfrica, e la musica sempre stata, anche nel nostro immaginario, il ritratto, il carattere, la cifra di quel continente. Un ritratto tuttavia non omogeneo, ma formato piuttosto da un crogiolo di tradizioni musicali differenti, spesso assai diverse da regione a regione e, nella stessa regione, tra popolazione e popolazione. Incontrare la musica africana attraverso i suoi strumenti significa allora incontrare la cultura di tanti popoli, le loro capacit e abilit tecniche, i loro valori estetici e rituali, loriginalit della loro visione del mondo. Ogni strumento apre a storie e mondi differenti, racconta di incontri e di reciproche influenze; testimonia percorsi tecnici e poetici straordinari. Per questo motivo si pu dire che la storia di ogni singolo strumento , in Africa, indissolubilmente legata alla vita e al quotidiano di chi lo ha creato. Per questo nella musica delle origini, cui lAfrica resta ancora ostinatamente legata, si trovano tanti oggetti e forme sonore cos differenti, segno di uninestimabile ricchezza di approcci che le culture dominanti e coloniali non hanno saputo completamente soffocare. In tale contesto si colloca perfettamente, quale protagonista indiscusso della serata, Baba Sissoko che ha deliziato il pubblico presente in sala con interpretazioni assai sentite di alcuni dei suoi brani pi belli e con leclettismo con cui si alternava tra i vari strumenti.

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