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AHR!AMISSA 'E MENZANNOTTA

Autore:Patrizio & Giosué Menniti     Data: 31/12/2009  
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Data: 31/03/2005 - Anno: 11 - Numero: 1 - Pagina: 31 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

AHR!U MALU METITĂąRI

Letture: 2               AUTORE: Giovanna Durante (Altri articoli dell'autore)        

La mietitura era una delle piů belle e suggestive attivitŕ agresti che coinvolgeva un po’ tutti: uomini e donne, bambini giovani ed anziani. Era una grande festa nel rigoglio dei campi, tra le bionde messi ma anche un duro lavoro dall’alba al tramonto. I mietitori lavoravano affiancati nel campo di grano: falciavano lestamente poche spighe per volta che legavano con uno stelo formando un mannello detto “mbŕrzama” che veniva deposto a terra. Le donne che seguivano a breve distanza i mietitori si adopravano a legare tre “mbŕrzami” per volta formando “a jčrmata” (un manipolo) e successivamente le “gregne”, ossia dei piccoli covoni che venivano lasciati qua e lŕ nel campo. Erano sempre le donne a comporre i vari “cavagghjůni” che, in un secondo tempo, formavano l’alta bica detta “timňgna”. Nel corso della giornata lavorativa si intonavano spesso suggestivi canti a piů voci, tipici della mietitura, mentre le donne passavano di tanto in tanto con la “mbůmbala” per offrire ai mietitori un ristoratore bicchiere di vino. Fra tanto fervore di lavoro vi era anche la pausa per la colazione di mezzogiorno quando, steso un telo bianco all’ombra di un frondoso albero, si consumava una lauta colazione rustica e soprattutto si beveva tanto vino. Un’altra interruzione era dovuta alla presenza e quindi al festeggiamento della “zzita”, ossia della giovane fidanzata e promessa sposa entro l’anno. In un clima di allegria e di commozione generale, il futuro sposo o i suoi genitori offrivano alla ragazza “u jermitůni” e cioč un grosso fascio di spighe abbellito da fiori di campo, simbolo di abbondanza e di felice vita futura. Tutti i mietitori erano muniti di un cappellaccio che li riparava dal sole e tutti proteggevano la mano sinistra da ogni probabile insidia infilando in ogni dito un’apposito cannello detto “cannčhr!a”, che peraltro favoriva lo scorrimento del lavoro. Durante la mietitura, a parte le soste canoniche per i canti, le occasioni in cui i contadini interrompevano la loro attivitŕ erano poche e rapide: per sistemare il cappello o i cannelli, per asciugare il sudore, per dissetarsi o per qualsiasi altro bisogno; l’essenziale era essere veloci e non perdere tempo. E siccome il lavoro avveniva in contemporanea, chi rimaneva indietro rispetto agli altri mietitori veniva subito notato e segnato a dito come un cattivo lavoratore. Recita un antico proverbio: “Ahr!u malu metitůri nci mpŕccianu i cannčhr!i”, ossia “Al cattivo mietitore danno fastidio persino le canne protettive”. In effetti anche oggi č cosě: chi lavora malvolentieri trova ogni pretesto per perdere tempo e persino gli arnesi che dovrebbero facilitargli l’oneroso compito sembra vogliano ostacolarlo. Insomma ogni occasione č buona per interrompere il lavoro se si ha poca voglia di lavorare.

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