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Data: 31/03/2005 - Anno: 11 - Numero: 1 - Pagina: 7 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

IL CARNEVALE E GLI ECCESSI ALIMENTARI

Letture: 1037               AUTORE: Carlo Grillo (Altri articoli dell'autore)        

Nei tre giorni di Carnevale ogni cuore umano mette da parte le proprie angosce e le proprie insoddisfazioni e si abbandona alle gozzoviglie e al divertimento pi sfrenato. Tanti sono i cortei mascherati che si organizzano in questi giorni insieme a sfilate di carri allegorici e feste in maschera.
Oggi le manifestazioni carnevalesche sono un po simili ovunque; il preciso scopo quello di divertire il pubblico e dimostrare labilit e il gusto dellartigianato locale che si esprime nei carri sempre pi fantasiosi, nei costumi e nelle maschere variopinte. La pomposit e lo sfarzo che regna nel periodo di Carnevale ha fatto perdere di vista quello che il suo vero significato. Difatti sono pochi quelli che ravvisano in questa festa un periodo di rinnovamento e una fine-principio danno che insieme alla Quaresima introduce alla Pasqua.
Nella cultura popolare calabrese il Carnevale viene rappresentato come un fantoccio, subisce cio un processo di personificazione.
Una struttura consolidata e condivisa dalle comunit calabresi della vicenda del personaggio Carnevale, tenendo ovviamente conto che esistono decine di varianti, la seguente: Carnevale consuma un enorme pasto; in seguito appare sofferente per aver mangiato troppo. Un parente (in alcune localit Pulcinella, maschera napoletana presa in prestito dalla commedia dellarte) ne d notizia al pubblico. Si mandano a chiamare i Medici (di solito sono in due e si esprimono in italiano. Simbolizzano la cultura ufficiale). Carnevale morente detta il testamento al Notaio e chiede lassoluzione al Prete. Morto Carnevale, Corasima, la moglie, piange il marito. Tutti piangono Carnevale e infine il fantoccio viene bruciato in piazza. Alla morte di Carnevale segue il funerale e lo si accompagna con queste parole:
mortu lu nnnu lu nnnu muru
pp fina natrannu nun ppita cchi...
Lu nnnu muru lassu li pompi,
lu jcu e lu scilu. nun vnanu cchi..!
(Trad. morto il nonno il nonno morto fino ad un altro anno non parler pi Il nonno mor lasci il lusso, il gioco e lo svago non tornano pi..!)
Questa nenia, seppur fittizia, dovr funzionare come espediente culturale per poter superare il momento cruciale in cui viene messa in discussione persino la propria esistenza. Ma trattandosi di rito funerario simbolico, evidente lintenzione parodistica della vicenda: si piange il morto per inneggiare alla vita.
Il Carnevale segna la fine dellinverno, che un periodo di fame e di ristrettezze, per lasciare il posto alla primavera in cui lumanit si risveglia per dedicarsi a quelle attivit produttive che portano ricchezza in tutte le case. In pratica, come se la comunit giocasse alla morte in un rituale che conduce alla via della liberazione.
Morte che arriva per eccessi alimentari a base di salsicce, sopressate e frittole facendo riemergere nella mente del popolo antichi sogni di abbondanza.
In un tempo in cui ci si cibava con alimenti di fortuna (erbe selvatiche mal condite) e lapproccio con la carne avveniva solo in qualche festa comandata, il fantoccio Carnevale con tutto il ben di Dio che ha intorno non pu non rappresentare le aspirazioni di un popolo logorato dalla miseria. Singolare il pianto di Corasima che, vestita a lutto, piange il venerato sposo strappandosi i capelli e lanciando urla strazianti. Dopo la morte del marito, ella digiuner per quaranta giorni fino al luned di Pasqua.

Carlo Grillo
(Presidente Ass. Cult. Calabria Logos per la riscoperta
e la rivalutazione delle tradizioni popolari calabresi)

(Ci scusiamo con i lettori e con lamico Carlo Grillo del ritardo con il quale viene pubblicato quest articolo, ma ci dovuto a motivi esclusivamente tecnici.)


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