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COSÌ PARLAVANO I NOSTRI PADRI
Autore:     Data: 30/12/2020  
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Data: 31/03/2005 - Anno: 11 - Numero: 1 - Pagina: 4 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

LADRI DI FICHI SECCHI

Letture: 884               AUTORE: Vincenzo Squillacioti (Altri articoli dell'autore)        

Franciscu da Gurpi era nato a Badolato dove era conosciuto ed apprezzato perch robusto, laborioso ed onesto contadino, come daltronde non pochi Badolatesi sino alla met del secolo ventesimo. In paese, inoltre, era tra i pi sicuri guardiani di uve, e grandi e piccoli proprietari terrieri facevano a gara nellaffidargli in agosto i propri vigneti.
Ancor prima che raggiungesse il ventesimo anno di et era gi considerato il migliore partito per centinaia di belle contadine da marito, e non poche erano le sartine che gli lanciavano sguardi furtivi e proibiti in occasione delle numerose processioni religiose. Ma Franciscu sinnamor a prima vista duna ragazza iscana incontrata per caso alla Sanit lultima domenica di agosto, durante i festeggiamenti in onore della Madonna alla quale ogni anno accorrevano, per loccasione, quasi tutti i Badolatesi e tantissima gente di Isca.
Teresina era arrivata al santuario al mattino di buonora, in compagnia della madre e del fratello maggiore che portava alla fiera una ventina di maialini da vendere. Franciscu si spostava nel piazzale con lintento di avvistare in qualche angolo don Andrea Saraco da cui comprare il gelato, fatto sul posto, il secondo dellanno dopo quello che puntualmente gustava il quindici agosto allImmacolata, non contando, naturalmente, le poche altre volte in cui la madre preparava in casa la neve col mostocotto. Teresina era ferma ad ammirare i mastazzla da Serra dalle stravaganti forme di cuore, di matassru, di angelo Il corpo di fresca ventenne era incorniciato dal vestito tradizionale che numerose donne di Isca hanno indossato sino ad oltre la met del secolo. E non aveva il gozzo, non poi tanto raro tra le Iscane, mentre i denti gi cominciavano a tingersi di ruggine. Particolare che sfugg completamente al giovane guardiano, che rest colpito dal suo viso dangelo e dalla sua snella figura. Dimentic il gelato e la segu, a distanza, per il resto della giornata, sino allora in cui il fratello, avendo venduto tutti i porcellini, si un a lei e alla madre per fare ritorno al paese, lungo il viottolo che scendeva a valle, sino a Zimot, per poi risalire sino allabitato.
Il giovine, deciso ormai a portare allaltare la bella iscana di cui ancora non conosceva neanche il nome, chiese informazioni ad un amico del paese vicino, presente anche lui alla fiera per vendere gassose. Fu cos che la domenica successiva, ottenuto il consenso dei propri genitori che in settimana avevano assunto anche loro informazioni sulla famiglia della ragazza, Franciscu preg Maria lIschitna, sposata a Badolato, di chiedere ufficialmente la mano ai genitori di lei.
Abitando in due paesi diversi anche se vicini, lanno di fidanzamento fu piuttosto lungo per i giovani fidanzati: niente incontro a cena ogni sera, niente serenate saltuarie, niente visite furtive, niente lavori in comune nei campi, niente incontri occasionali. Solo la domenica il giovine poteva arrivare a Isca, e quasi correva per perdere quanto meno tempo possibile di viaggio. Ed anche al ritorno correva, per non arrivare a casa a notte fonda.
Si sposarono nella chiesa di San Marziale lanno successivo, a vinicttu novu, e Francesco mise su casa al paese della moglie, decisa a restare accanto alla madre cui nel frattempo era morto il marito stroncato da un infarto. Ma non fu facile la vita per la giovane coppia, nonostante lo sposo fosse ammirato e stimato per le sue doti fisiche e per la determinatezza di cui dava prova nelle sia pur rare occasioni. Le difficolt furono soprattutto di tipo economico perch il giovine non trovava facilmente lavoro. Le terre della famiglia della moglie non erano sufficienti, da sole, a produrre anche per il sostentamento di una nuova famiglia; n Francesco veniva spesso richiesto per la giornata nei campi altrui, perch, in verit, non era proprio un bravo contadino. Il suo mestiere era il guardiano, ma ad Isca i terreni coltivati a vigna erano piuttosto pochi, in quanto gli Iscani, a differenza dei Badolatesi, consumavano poco vino e facevano invece molto uso di anice. N si avvertiva, in genere, lesigenza di guardiana nei campi, perch rari erano i furti di prodotti agricoli.
Il giovine gi pensava di fare ritorno a Badolato, con la moglie, quando la fortuna gli venne incontro. Una domenica venne avvicinato da don Vincenzino, un ricco borghese della zona, che gli propose un dignitoso posto di salariato fisso nellazienda agricola della baronessa Scoppa, nel vicino paese di SantAndrea. Avrebbe dovuto sostituire luomo di fiducia di quellazienda, ormai tanto vecchio da non poter pi lavorare. Francesco accett lofferta ad occhi chiusi, e nel giro di pochi giorni si trasfer con la sua Teresina nella villa baronale con lincarico principale di badare al grande fabbricato e di fare il guardiano della vasta pertinenza agricola, curando anche lorganizzazione del lavoro e la custodia dei prodotti.
And tutto per il verso giusto sino al giorno in cui, di notte, vennero rubati nei pressi della villa tutti i fichi secchi cherano stati messi al sole per lessiccagione, onde farne schjocchi e cructti con lanice, cui la baronessa teneva tanto perch soleva farne dono ai numerosi amici della capitale, dove risiedeva per buona parte dellanno. Il nostro giovane guardiano avvert il colpo nel modo peggiore, perch non gli era mai capitato che venisse rubato quanto era sotto la sua custodia. Conversando con alcuni braccianti agricoli dellazienda appur che anche negli anni precedenti quel tipo di furto si soleva verificare, e talvolta veniva ripetuto nello stesso anno. I ladri, che erano evidentemente informati delle attivit allinterno dellazienda, aspettavano che i frutti fossero gi secchi sul canniccio e li portavano via, sempre di notte, uno o due giorni prima che venissero tolti dal sole e deposti in magazzino.
Perse quasi il sonno il nostro guardiano, ma alla fine ide un piano che non partecip neanche alla moglie. Quando mancavano pochi giorni alla completa essiccagione del successivo raccolto di fichi, disse una sera alla moglie che avrebbe fatto un lungo giro dispezione per la terra e che sarebbe rientrato a casa piuttosto tardi. Si rec, invece, al canniccio e con zappa e pala pratic a ridosso una profonda buca lavorando sodo sino allalba. Poi rivers il terreno rimosso nella scarpata l nei pressi e copr la buca con la maestria che gli aveva insegnato suo padre fin da bambino: nessuno si sarebbe accorto della trappola. Il giorno seguente organizz le attivit dei lavoranti in modo che nessuno di loro avesse loccasione di avvicinarsi alla zona dei fichi, e nel pomeriggio si permise qualche ora di riposo, dicendo alla moglie che anche quella notte sarebbe uscito in perlustrazione.
La luna piena illuminava la terra quasi a giorno. Franciscu da Gurpi, acquattato dietro il grosso tronco della grande quercia, aspettava nel silenzio rotto soltanto dai battiti del suo cuore. Ed ecco due persone, un uomo e una donna, a volto scoperto, percorrere con passo circospetto il viottolo obbligato che portava al canniccio. Ognuno dei due aveva in mano un sacco per trasferirvi i fichi secchi della baronessa. Giunti a toccare il canniccio con le mani si apr la botola e vi caddero paurosamente dentro. Senza dar loro neanche il tempo di cominciare a pensare in qualche modo alla risalita, Franciscu fu loro sopra e li fredd col fucile caricato a pallettoni. Non si preoccup di guardarli in faccia per conoscerli, ma si mise a lavorare di buona lena per coprire la tomba.
Quando rientr in casa, la moglie, sveglia e impaurita, gli chiese il perch del suo lungo ritardo nei campi e se aveva sentito anche lui i due colpi di fucile. Il guardiano non le rispose, ma disse semplicemente che i ladri non sarebbero mai pi tornati a rubare i fichi. E la costrinse a giurare il silenzio sino alla morte.

*****

Franciscu da Gurpi visse quasi centanni e non disse mai ad anima viva che in un angolo di quellazienda cera una tomba con due persone. La buona Teresina lo rivel soltanto al confessore al momento dellEstrema Unzione.


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