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Data: 31/12/2009 - Anno: 15 - Numero: 3 - Pagina: 52 - INDIETRO - INDICE - AVANTI

U GABBU COGGHJAA JESTMA NO

Letture: 1796               AUTORE: Giovanna Durante (Altri articoli dell'autore)        


Gabbu e jestma sono due termini molto in uso nel linguaggio dialettale, citati spesso nei
proverbi calabresi. Gabbo, in lingua italiana sta per beffa, derisione, mentre in dialetto assume un
significato diverso che esprime meraviglia e si esplica con giudizi negativi e maldicenza, difatti
lespressione mi fazzu gabbu usata ancora oggi nel senso di rimango scandalizzato per un
presunto indecente comportamento di qualcuno.
Il gabbo produce sempre del male, spesso mina lonorabilit di chi ne colpito ed opinione
comune che prima o poi si ritorce su colui che lo prova, come spiegano i seguenti proverbi: U gabbu
ahra! casa torna (Il gabbo ricade sulla propria casa); Cu si facia gabbu e lattri u soi prestu nci
vena (Chi si scandalizza del comportamento altrui sar anchegli esposto a ci).
La jestma, invece, una vera e propria invettiva, un anatema contro persone verso cui non si
nutre sicuramente benevolenza. Pare tuttavia che essa, a differenza del gabbo, non abbia il potere di
colpire, come si deduce da un proverbio ancora in uso che recita cos: U gabbu cogghja, a jestma
no; anzi credenza popolare che le imprecazioni pronunciate per invidia producano leffetto
contrario. A riprova di ci si diceva un tempo: Ahru! cavhru! jestimtu nci lcia u pilu, e cio: Al
cavallo maledetto il pelo diventa pi lucido di prima. Forse, affermando limpotenza dellinvettiva,
si cercava di esorcizzarla nel modo pi immediato possibile.
Altri proverbi sostengono addirittura che la maledizione ricade anchessa su chi la pronuncia; i
pi significativi sono i seguenti: Li jestmi su comu li fogghj, cu li manda li ricgghj (Gli
anatemi sono come le foglie, chi le manda in giro li riporta a s); Li jestmi su di cangghja, cu li
manda si li pigghja (Le imprecazioni sono fatte di crusca e ricadono su chi le invia).
Per fortuna c chi non sempre pronto a condannare i difetti altrui, e quando succede
qualcosa di anomalo o di imprevisto al suo prossimo, immedesimandosi con umilt e comprensione
nel problema, si limita ad esclamare: Fora gabbu e fora meravgghja, ossia Non proprio il
caso di scandalizzarsi per un fatto che potrebbe capitare anche a me.


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